lunedì 26 maggio 2008

A.A.A. CERCASI ALLOGGIO


Questa settimana è passata talmente in fretta che vi giuro, non ho avuto il tempo di fermarmi un’oretta ad aggiornare il blog. Ho lavorato tutta la settimana, da Lunedì a Venerdì, dalle 10.30 di mattina alle 6 di pomeriggio….ottimo per il mio portafoglio, ma faticoso!! Un lavoro del genere in Italia sarebbe una passeggiata, ma qui la fatica è doppia perché a quella fisica va aggiunta quella mentale. Infatti per le 7-8 ore di lavoro devo stare con le orecchie tese e la concentrazione sempre a mille per capire quello che la gente mi dice. Vi assicuro che a fine giornata la stanchezza si fa sentire perché è un po’ come lavorare e andare a lezione contemporaneamente. Giovedì per la prima volta sono stata praticamente tutto il tempo in sala e non al lavaggio stoviglie, come i giorni precedenti. Non prendevo le ordinazioni del cibo, solo quelle delle bevande, però è normale che, quando giri per i tavoli, se i clienti hanno bisogno di qualcosa ti fermino e ti parlino….panico!!! Il più delle volte capivo quello che mi chiedevano e io mi limitavo a ripetere per essere sicura di aver capito giusto, quando proprio non riuscivo a capire facevo la faccia di culo e gli dicevo: “Scusate, ma potreste ripetere più lentamente, sono italiana e non capisco bene”.
Il lavoro quindi tutto sommato va bene. Le ragazze che lavorano con me sono tutte carinissime, ho solo qualche problema a sopportare il tipo del bangladesh che fa i caffè. Vi avevo già detto che ha un problema al setto nasale e che quindi non parla proprio bene, in più si ostina a parlarmi velocemente. Io all’inizio glielo dicevo con calma e sorridendo di parlare più lentamente…ma niente. Poi ho cominciato a diglielo con un tono un po’ più scocciato…..ma niente. Alla fine l’altro giorno mi sono girate le palle e gli ho detto: “Senti, tu parlami pure, ma sappi che io non ti rispondo perché non capisco niente di quello che dici”….troppo????
Comunque, a parte questo, direi che va bene. Sicuramente non starò lì ancora per molto, perché comunque dopo un po’ le frasi che si dicono in un bar sono sempre le stesse, perciò quando mi accorgerò di capire il 90% di quello che mi dicono mi cercherò qualcos’altro.
Come vi dicevo, sta settimana ho lavorato tutti i giorni e le serate le ho passate un po’ su internet e un po’ in giro a vedere appartamenti. Lunedì sera sono andata a Bondi Beach a vedere una stanza, ma vi assicuro che a confronto l’ostello a Kings Cross era cento volte meglio!!!! Martedì sera invece non avevo nessun appuntamento perciò con Ciriaco abbiamo fatto una cena in casa a cui ha partecipato anche la nuova coinquilina,Kate, una ragazzina di 17 anni, che fa la modella ed è arrivata Domenica. Abbiamo fatto due paste, una con pesto e pomodorini e una panna e salmone, e come dessert la Viennetta. La serata è uscita decisamente bene.
Giovedì sera sono andata a vedere altri tre appartamenti: due a Bondi Beach e uno qui, a Bondi Jnct. Il primo non era male, piccolino, due stanze con due letti ciascuna, in cui al momento ci stanno una ragazza tedesca e una cinese o coreana o vietnamita…che ne so, sono tutti uguali ‘sti orientali!!! Poi da lì ho fatto una ventina di minuti a piedi e sono andata a vedere l’altro. L’accoglienza è stata decisamente diversa rispetto a quella precedente. Mi ha aperto la porta un ragazzo russo che, tanto per cominciare, mi ha salutato con la stretta di mano e il bacio sulla guancia. Poi mi ha presentato il coinquilino, un tipo brasiliano, che mi ha chiesto il nome e subito mi ha domandato se mi andava del gelato che in quel momento si stava preparando per lui. Dopo un breve giro della casa (oscena!!!!!), mi hanno fatto accomodare in salotto e mi hanno offerto da bere, abbiamo chiacchierato un po’ e mi sono sentita subito perfettamente a mio agio. Se avessi dovuto fare una scelta “epidermica” mi sarei sicuramente trasferita lì, ma questo avrebbe significato divedere la casa con tre ragazzi e una ragazza, un solo bagno e la moquette per terra, cioè avrebbe significato dimenticarmi di qualunque forma di igiene. La terza stanza che ho visto era decisamente bella: stanza singola, in una zona molto bella e un solo coinquilino, un ragazzo spagnolo. Purtroppo però chiedevano troppo e così ho dovuto scartarla fin dall’inizio.
Alla fine del mio giro quindi non ero soddisfatta di nessuna delle stanze che avevo visto. Però parlando con Justin (il ragazzo che mi aveva mostrato la prima delle tre stanze), mi aveva accennato che se ero interessata lui aveva un’altra casa, sempre a Bondi Beach, ma un po’ più cara. Così ripensando alla sua proposta gli ho mandato un sms e gli ho chiesto se potevo andarla a vedere. Ok: Sabato a mezzogiorno appuntamento a Bondi Beach……..speriamo sia la volta buona!!!!


LADIES AND GENTLEMEN: HO UNA CASA SULL’ OCEANO!!!!
Il week end è passato decisamente alla grande!!! Venerdì sera sono uscita con Ciriaco, Andrea e quei loro amici australiani. Siamo andati a cena in un locale con cucina bavarese e poi da lì siamo andati in un locale spettacolare!!! In centro città, al 47° piano di un grattacielo dalla forma cilindrica, c’è un ristorante/bar che nell’arco di un’ora e tre quarti fa un giro completo di 360° mostrandoti l’intera città dall’alto. Uno spettacolo da togliere il fiato!!! Credo avrei potuto rimanere lì per un giorno intero a guardare quella meraviglia di luci, grattacieli, baie, porti, insenature. La cosa pazzesca è che mi sono potuta riempire gli occhi e il cuore di tanta bellezza pagando 3.50$, il prezzo di una Coca-Cola: in Italia, in un posto così, come minimo 10 Euro per un caffè!!! Abbiamo aspettato che il locale facesse il giro completo dopo di che siamo scesi e una volta fuori la magia della città dall’alto si è trasformata nella solita realtà del Venerdì sera: gente ubriaca per le strade e di nuovo un tipo a terra con la faccia e i vestiti sporchi di sangue. Sarò noiosa, ripetitiva e moralista, ma veramente io non riesco capire come facciano a ridursi così tutti i week end.
Sabato a mezzogiorno sono andata a vedere la casa e a mezzogiorno e mezza ho chiamato Justin per dirgli che la prendevo. La casa sta a 5 minuti dalla spiaggia, e già questa è una figata assoluta!!!C’è una camera con tre letti che dividerò con una ragazza Francese e una italiana, un bagno per le ragazze, due camere singole in cui stanno Justin e l’altro coinquilino Sonny, un bagno per i ragazzi, una sala con divani, poltrone, caminetto e mega televisore Home Theatre, cucina grandissima, giardino con BB, lavatrice e Wi-Fi il tutto per 160$ a settimana. Non è economica, ma tra tutte quelle che ho visto fin ora sicuramente la migliore nel rapporto qualità/prezzo. E poi, voglio dire: ma quando cazzo mi ricapita l’occasione di dire “Vivo a 5 minuti dall’oceano!!!!”.
Ora purtroppo non la sfrutterò molto, ma a Settembre, quando arriverà la primavera, io lo so già che quella casa sarà la mia rovina. So già che mi innamorerò di quella spiaggia, del profumo del mare, del rumore delle onde, delle albe e dei tramonti…..e so già che piangerò quando dovrò tornare in Italia. Inoltre, per sentito dire da chi ha già passato un’estate a Bondi Beach, nell’aria c’è una strana atmosfera, la gente vive senza pensieri, senza problemi, tutto è “easy”. Vi dirò che non stento a crederci perché già sabato (quindi ormai in autunno avanzato) nelle strade ho incontrato il tipico abitante di Bondi Beach: tavola sotto braccio, muta aperta, dorso nudo e scalzo (ma scalzo non sulla spiaggia, per le strade, sui marciapiedi!!!). Ah, a proposito, altra cosa che non riuscirò mai a capire: si può sapere come è possibile che io avessi due maglie addosso e c’era invece gente in canottiera, dorso nudo o addirittura che faceva il bagno?!?!?!? Come cazzo fanno?!?!??!?!
Mi lascia un po’ perplessa solo il fatto di dover dividere la camera da letto con altri. E’ dai tempi dell’università che non lo faccio e dopo 5 anni di vita in casa da sola temo avrò qualche difficoltà ad adattarmi, ma la mia è stata una scelta consapevole. All’inizio ho cercato una sistemazione in una casa con stanza singola, poi però, a parte il prezzo elevato, ho fatto un altro tipo di ragionamento. La stanza singola è sicuramente bella per un discorso di privacy, ma può diventare una sorta di tana in cui rinchiudersi. Io invece, ora come ora, ho bisogno di sbloccarmi, di stare il più possibile in mezzo a gente per parlare, conoscere, farmi un gruppetto di amici, perciò forse il non avere un posto tutto per me per “nascondermi” può essere un aiuto importante.
Ieri sera invece per festeggiare il mio compleanno sono andata con Ciriaco a mangiare una pizza al nostro ristorante preferito “Ventuno” e poi a bere qualcosa in un paio di pub. Anche se era il mio compleanno, pensavo al 25 Maggio come al “mesiversario” del mio arrivo qui a Sydney. E’ passato un mese senza che me sia accorta e ho una gran paura che anche i prossimi passeranno altrettanto velocemente. Qui sto davvero bene. Mi sento a mio agio, quasi a casa. Cammino per le strade e mi sembrano strade che ho sempre percorso. Vivo come avrei sempre sognato di vivere: lavoro 4 o 5 giorni a settimana, nessuno stress, nessun incubo notturno legato al lavoro, tanto tempo libero per me….ma quando mi capiterà di nuovo di poter vivere così? Mi sto godendo fino al midollo queste giornate, questo stile di vita, questo leggerezza dell’anima. Come oggi per esempio: mi sono svegliata all’una del pomeriggio, colazione veloce, in città con Ciriaco al festival Italiano, poi in un bar sulla spiaggia a bere una birra, messaggio del mio capo che mi dice che la prossima settimana lavorerò Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì dalle 11 alle 18, telefonata di Giulio che mi dice di tenermi libera per Mercoledì sera che si esce e per Domenica perché c’è una festa a casa sua, Ciriaco che mi dice di non prendere impegni per Sabato prossimo perché abbiamo una cena…..cosa posso volere di più dalla vita? Nulla. E’ tutto perfetto. Come lo immaginavo….forse anche meglio.
Spero di essere riuscita a farvi schiattare un po’ dall’invidia…….scherzo!!!

domenica 18 maggio 2008

LA GENTE DELLA NOTTE (17 Maggio 2008)

Ieri ho fatto il mio primo Sabato sera a Sydney ed è stato veramente uno spasso!!!! Né io né Ciriaco avevamo programmi per la serata così abbiamo deciso di andare in città a mangiare qualcosa e poi da lì girare un po’ per locali. Abbiamo preso il bus, che ferma a due minuti da casa nostra, e siamo scesi a Taylor Square, alla fine di Oxford Street.
Forse per chi di voi vive in città può sembrare normale, ma per me, abituata a dover prendere la macchina per qualunque spostamento, non potete nemmeno immaginare come apprezzo l’efficienza dei mezzi pubblici qui a Sydney: non doversi preoccupare del parcheggio, di far benzina (grandissimo risparmio!!!), poter bere senza problemi di etilometro….fantastico!!!! Se vivessi qui a Sydney credo proprio che l’auto non me la comprerei proprio. Ogni punto della città è raggiungibile con metro o bus, sono frequentissimi ed efficienti e, di conseguenza, non proprio economici, ma sicuramente più economici che un’auto.
Quindi, una volta scesi dal bus abbiamo fatto un giretto per decidere dove andare a mangiare. Alla fine abbiamo optato per un ristorante con cucina spagnola. La scelta è stata ottima per il palato, ma non tanto per le tasche. Abbiamo preso due tacos come antipasto e poi delle patate con una salsa piccante e del chiurizo (non so se si scrive così, ma se qualcuno di voi conosce la cucina spagnola sa di cosa sto parlando) il tutto annaffiato con un litro di sangria. Purtroppo le porzioni non erano nemmeno troppo abbondanti e per me, che nel pomeriggio ero andata a correre, è stata un’amara sorpresa. Comunque ci siamo fatti portare del pane e abbiamo cercato di saziarci con quello. A fine cena Ciriaco ha esordito dicendomi: “Bene, adesso che sai che c’è questo posto se ti capita di passarci davanti accelera e tira dritto!!!”
Dal ristorante ci siamo diretti verso la zona di the Rocks passando per Oxford St. Oxford St è rinomata per essere la via dei gay e dei locali per gay e infatti anche se erano solo le 10 di sera sembrava di essere al gay pride. In duecento metri di strada ho incrociato trans, drag queens, lesbiche e uomini inequivocabilmente dell’altra sponda: mi sono spaccata dal ridere!!!!!! Superata Oxford Street ci si ritrova nuovamente in mezzo a gente “normale”: è pazzesco come delle vie o delle aree urbane possano delimitare delle realtà così diverse. Ciriaco era curioso di andare in un locale a George St chiamato “Three monkies”. A rievocazione del nome, sopra la porta d’ingresso ci sono le statue delle tre scimmiette: non vedo, non sento e non parlo. Se Oxford St è la via dei gay, George St è quella dei truzzi. Per la via era pieno di macchine truccate che facevano un rumore infernale, con a bordo altrettanti truzzi con catenazze al collo, musica a palla e finestrini abbassati. Per lo più, si trattava comunque di gente latina (colombiani, brasiliani,ecc.), non di australiani. Il locale non era niente di che: su tre piani,con bar al primo e secondo e con un gruppo che suonava musica punk al terzo. Ci siamo presi una birra e saremo stati lì un’oretta.
Usciti da lì ci siamo fatti ancora una ventina di minuti a piedi per andare in un locale alla fine di George St per il quale io avevo dei free drink. In quei venti minuti sotto i miei occhi è apparsa una Sydney che mai di giorno avrei potuto immaginare esistere.
Di giorno Sydney sembra la “città ideale”, la città perfetta in cui tutti sognano di vivere: tutti camminano per la strada con il sorriso stampato in faccia nei loro abiti su misura, con le loro scarpe lucide, con il trucco e l’acconciatura perfetta; alle 12 i parchi cittadini si riempiono di impiegati che trascorrono all’aria aperta la loro pausa pranzo mangiando qualcosa take away o facendo jogging; per terra non si vedono cartacce o mozziconi di sigarette; ogni azione è accompagnata da mille “sorry” o “thank you” quasi nauseante dopo un po’; le famiglie sembrano uscite direttamente da una pubblicità del mulino bianco tutti belli, atletici e felici. Tutto così perfetto da fare quasi paura!!! Abituata al macello della nostra realtà italiana, più di una volta mi sono ritrovata a pensare: “Ma è un film? Dove sono le telecamere?” e molto spesso mi sono chiesta se queste persone sono consapevoli di vivere in una realtà tutta loro, in una sorta di isola felice completamente diversa dal resto del mondo. Il passaggio che ancora non ho colto, l’anello mancante, è capire se queste persone sono così perché veramente qui il sistema funziona bene e tutto è più facile che da noi, o se al contrario è la gente ad essere più positiva, a prendere la vita con più leggerezza, senza farsi troppi problemi o troppe menate e quindi di conseguenza rendere tutto più semplice.
Comunque tornando a ieri sera, quest’isola felice il Venerdì e soprattutto il Sabato sera si trasforma. La gente alle 17 del Venerdì esce dagli uffici, scende nei pub e comincia a bere fino alla fine del week and. Le strade ieri sera erano piene di gente ubriaca, volanti della polizia dappertutto (soprattutto quelle nere che ho scoperto essere dei poliziotti “picchiatori” che vanno in giro a sedare le risse), sul marciapiedi c’era un tipo a terra con la faccia piena di sangue e poco più avanti un altro, anch’esso sporco di sangue, che urlava e imprecava, le ragazze camminavano scalze perché non ce la facevano a stare in equilibrio sui tacchi e avevano talmente tanto alcool in corpo che, mentre io avevo indosso una maglia e una giacca, loro erano in giro con top o vestitini estivi. E’ stata veramente una triste scoperta per me, la scoperta di una felicità che forse è veramente solo apparente, che nasconde un disagio di fondo che nascondono bene per tutta la settimana ma che poi il week and riversano nell’alcool.
Il locale di cui avevo i free drink era una sorta di disco pub. La musica era così terribile che nemmeno al Troca hanno mai osato metterla: la canzone più recente che il dj ha messo era del 2004, il resto era tutta anni 80 della peggior specie. La clientela era un mix tra Tam Tam e Battello…..faceva spaccare dal ridere da quanto era brutta!!!La gente però ballava, cantava e si divertiva e la loro euforia ci ha contagiati, così ci siamo messi anche noi a ballare. Nell’assurdo del contesto sono anche riuscita a fare la mia prima conquista!!! Che ridere!!! Un tipo inglese di 39 anni (niente di che, ovviamente), però simpatico quanto bastava per fare due parole in inglese e ballare un po’.
Oggi invece ho passato la domenica a girare per i parchi qui vicino e a farmi contagiare dalla solarità della gente: gente che giocava a calcio, a tennis, a golf, che andava a cavallo, che correva, che andava in bici, in roller o in richò, che faceva barbeque, che faceva volare aquiloni o che faceva scorrazzare il cane. La giornata oggi non era una delle più calde (13° gradi con un venticello che pizzicava),ma ciò nonostante la gente era tutta fuori all’aria aperta. Ci sono momenti, come oggi, dove anche se sono lontana da casa e da tutti i miei affetti, non posso fare a meno di avere il cuore colmo di gioia nel vedere attorno a me tutta questa voglia di vivere. E sono proprio queste sensazioni che mi danno la convinzione che posso farcela, che posso superare alla grande questo periodo di “adattamento” e riuscire un poco alla volta a trovare una mia serenità e riuscire a sentirmi a casa anche qui.

mercoledì 14 maggio 2008

ONLY ENGLISH TONIGHT (9 Maggio 2008)

Oggi, mentre uscivo di casa per andare al parco qui vicino per leggere un libro, ho incrociato Ciriaco, il mio coinquilino. Chiacchierando del più e del meno mi ha chiesto se questa sera mi andava di andare con lui e dei suoi amici in città a mangiare qualcosa. Da subito ha messo in chiaro una cosa: “Non si parla italiano, solo inglese!” . L’idea di passare una serata interamente a parlare inglese, e soprattutto a cercare di capire quello che gli altri avrebbero cercato di dirmi, un po’ mi preoccupava. Poi però mi son detta: “Son venuta fin qui per imparare l’inglese?...e allora impariamolo”.
Alle 6 siamo andati in città, a Martin Place, in un pub molto carino, con un giardino interno e frequentato per lo più da gente adulta, da colletti bianchi post ufficio per capirci. Qui ho conosciuto tutti gli amici di Ciriaco: Andrea, sardo come Ciriaco ma che vive qui da 5 anni perciò mi parlava in inglese, la sua ragazza americana, Martin, un ragazzo Norvegese, e poi una coppia, di cui non ricordo i nomi, lui filippino e lei lituana. Inaspettatamente mi sono sentita più a mio agio in mezzo a questa gente che in molte altre situazioni di nuovi incontri in Italia. Erano tutte persone veramente adorabili. Mi parlavano lentamente per cercare di farmi capire e mi facevano domande per coinvolgermi: non mi hanno mai fatto sentire esclusa dai discorsi, anche se non capivo tutto quello che dicevano.
Dopo un paio di birre, abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa. Ciriaco ha proposto una pizzeria dove a suo giudizio si mangia la pizza più buona di Sydney. Dopo un veloce sondaggio, di tutta la compagnia, ci siamo ritrovati solo noi due e la coppia filippino/lituana a voler andare a cena. Ci siamo incamminati verso The Rocks, il quartiere più vecchio di Sydney. Arrivati al ristorante ho visto subito che si trattava di un posto di lusso: affacciato direttamente sull’oceano, tovaglie bianche, luci soffuse e candele accese. Appena ho visto l’insegna (“Ristorante Pizzeria Ventuno”)ho capito che si trattava di un ristorante a gestione italiana e all’interno ne ho avuto conferma: il personale era tutto italiano dal proprietario, ai camerieri, al cuoco, al pizzaiolo. La gestione mi ha rincuorato sulla possibilità che la pizza fosse davvero buona come diceva Ciriaco, quando ho visto il forno a legna le certezze sono aumentate e quando poi ho messo in bocca la prima fetta di una pizza pomodoro, mozzarella, gorgonzola e crudo credo di aver avuto il primo orgasmo organolettico da quando sono arrivata qui. Vi giuro che era più buona di molte pizze che ho mangiato in Italia!!!! Per chiudere in bellezza ho mangiato poi qualche cucchiaio del tiramisù che aveva preso Ciriaco….orgasmo multiplo!!!!Ovviamente gli ingredienti erano tutti made in Italy e ovviamente, di conseguenza, aveva il suo prezzo. Non è stata una cena economica, ma ne è valsa la pena. Non sarà sicuramente un ristorante in cui mi potrò permettere di andarci tutte le settimane, ma è comunque bello sapere che c’è….è lì….è una sicurezza in più, e se una sera hai bisogno di due coccole gastronomiche o c’è qualcosa di importante da festeggiare sai che lì puoi andarci a colpo sicuro. La cena comunque è andata bene non solo per il cibo, anche per la compagnia. Abbiamo parlato del più e del meno e dopo un po’ anche per me parlare e ascoltare in inglese incominciava da essere, non dico naturale, ma quasi. Con questo non voglio dire di riuscire già a capire tutto quello che mi dicono o di riuscire a dire tutto quello che vorrei, però posso dire di aver superato la fase della paura di parlare per rischiare di fare figure di merda.
Finita la cena gli altri hanno continuato la serata, io purtroppo sono dovuta tornare a casa perché domattina ho la prova nel bar a Double Bay…..non ve l’avevo detto? Eh sì, il tipo, Michael mi ha chiamata oggi pomeriggio e mi ha chiesto se volevo andare a provare domattina. Perciò nanna presto perché domattina alle 7 ho la sveglia.

Speriamo in bene!!!!


PROVA SUPERATA!!!! (10 Maggio 2008)

Non sto a tenervi sulle spine. E’ andata: prova superata!!!!
Sono arrivata al bar alle 8.30 e ho conosciuto il personale di cui praticamente non ricordo nemmeno un nome perché sono quasi tutti asiatici e quindi con dei nomi assurdi. Micheal mi ha subito messo a mio agio dicendomi di non preoccuparmi che fintanto che non prendo un po’ di confidenza con i nomi dei piatti e, soprattutto con l’inglese, non mi farà prendere le comande, ma solo lavare le stoviglie e portare qualcosa ai tavoli.
Dopo cinque minuti che ero lì mi sono accorta dell’assurdità dell’organizzazione del lavoro in quel locale: 14 tavolini da due e :
-una persona a fare i caffè;
-una ai fornelli (i “fornelli” consistono in una griglia per tostare il pane e due fornelli);
-due ragazze a prendere le comande e a servire;
-il titolare, che oltre a fare il PR, porta e ritira ai tavoli ;
-io a lavare piatti e bicchieri;
In Italia un bar con 28 posti a sedere se sei in due a lavorarci è già tanto!!! Inoltre il bancone, anche se qui non si può proprio chiamare così, sarà stato 3 metri per 2 , perciò vi lascio immaginare lo spazio vitale per potersi muovere in quel loculo quale poteva essere. Sono stata lì dalle 8.30 alle 12, ho fatto la dish washer e nel frattempo ho cercato di capire un po’ come lavoravano gli altri. Fondamentalmente la difficoltà sta nei nomi delle cose che ci sono sul menu. Loro a colazione si mangiano di tutto: dalle uova (bollite, fritte, in camicia,ecc.), ai toast, al porridge, ai milkshake, ai funghi, ai fagioli, hanno 10 tipi diversi di caffè e cappuccini e a pranzo ordinano delle zuppe incomprensibili. Quindi la difficoltà per me sta proprio nell’associare i nomi a piatti che noi non conosciamo. Sicuramente in questo senso sarebbe stato più facile andare a lavorare in ristorante italiano all’inizio, però ho preferito scegliere questa strada per evitare il più possibile di entrare nel circolo vizioso delle amicizie italiane. In futuro, quando saprò cavarmela con l’inglese, allora potrò valutare la possibilità di un ristorante italiano, ma per ora va bene così. Comunque a fine servizio Micheal mi ha detto che per lui potevo andar bene, l’unica difficoltà era che al momento, non avendo moltissimo lavoro, non mi poteva far fare molte ore, solo 4 ore 3 o 4 volte a settimana. Non importa, come inizio può andare bene comunque.
Mentre camminavo verso casa mi sono fatta due conti e pensavo che se al bar facessi solo tre o quattro giorni a settimana e solo di giorno, per la sera mi potrei cercare qualcos’altro. Così mentre facevo questi pensieri sono passata davanti a una pizzeria vicino casa e ho visto l’avviso di prossima apertura. Sono entrata, ho chiesto del boss e gli ho domandato se cercasse personale. All’inizio mi è parso di capire che mi dicesse che era al completo, poi però a un certo punto ha cambiato idea e mi ha detto di andare Domenica prossima alle 7 di mattina per una prova. Ottimo!!!! Mi sa tanto che ora andrò avanti a fare così: prove su prove. Sono ore che, tranne se ti becchi lo stronzo di turno, vengono comunque retribuite, sono occasioni in più per stare a contatto con l’inglese e hai visto mai che magari alla fine qualcuno ti piglia a tempo pieno. Provare, provare, provare, provare….

Non contenta delle poche ore di sonno alle spalle e delle 4 ore di lavoro, alle 4 del pomeriggio ho deciso di andare a correre. Erano più di due settimane che non facevo sport e cominciavo a sentirmi uno schifo. Non avrei potuto fare un scelta migliore. La giornata era decisamente calda.
A proposito, non so se vi interessa, ma vi do due info sulle condizioni atmosferiche qui a Sydney. Siamo al 10 di Maggio che, considerando che qui il 21 Marzo è iniziato l’autunno, è come se da noi fosse il 10 Novembre, e di giorno si va in giro tranquillamente in infradito e maglietta. La sera il felpino ci sta, ma nulla di più. La dice lunga sul clima di Sydney il fatto che le case (quantomeno quelle vecchie) non hanno il riscaldamento. La cosa comunque buffa, a proposito del clima, è che per le strade ti puoi beccare il tipo in pantaloncini e maglietta accanto a quello con la giacca e la sciarpa….la percezione del caldo e del freddo cambia in maniera impressionante da persona a persona.
Tornado alla mia corsa, mi sono messa pantaloncini e maglietta, i-pod alle orecchie e sono uscita di casa. A 5 minuti da casa mia c’è uno degli ingressi del Centellian Park. Questo parco è l’area ricreativa maggiore di Sydney. Si può affittare un cavallo, andare in bici, coi pattini, ci sono più laghi e campi per ogni sport. Per non rischiare di perdermi ho seguito la staccionata bianca che delimita il percorso equestre e mi sono fatta 45 fantastici minuti di corsa. E’ stata la corsa più bella che abbia mai fatto in vita mia perché tutto intorno a me mi invitava a farlo. Un sacco di gente che correva, che andava in bici, che passeggiava, che andava a cavallo immersa in una distesa infinita di verde. Mentre correvo pensavo .”Certo che la vita è veramente meravigliosa, chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovata a fare jogging a Sydney….pazzesco come la vita può cambiare e ti può cambiare da un momento all’altro….basta volerlo.”


DA BONDI BEACH A COOGEE (11 Maggio 2008)
Oggi io e Riccardo ci eravamo messi d’accordo di beccarci a casa mia verso le 10.30 per fare una passeggiata fino a Coogee, una bella spiaggia a sud di Bondi Beach. Bondi Beach è la spiaggia più famosa non solo di Sydney, ma dell’Australia, rinomata principalmente per i numerosi surfisti che si ritrovano qui a cavalcare le onde. Poiché si trova ad una mezzoretta a piedi da casa mia, abbiamo deciso di andarci a piedi e poi proseguire lungo un percorso pedonale fino a Coogee. Arrivati a Bondi ci siamo soffermati a guardare l’oceano e abbiamo fatto entrambi la stessa considerazione e cioè che, non so per quale strana ragione, pur essendo una città di mare ne io ne lui, almeno fino ad ora, l’abbiamo avvertita come tale.
Da Bondi è cominciata la passeggiata vera e propria lungo un percorso fatto di sali e scendi di scale e di stradine ricavati nella scogliera e che segue il zigzagare della costa. E’ stata una passeggiata alquanto sofferta poiché è durata 4 ore e le mie gambe, dopo la corsa di ieri, non erano proprio un bjoux, però ne è valsa assolutamente la pena dati i panorami mozzafiato che si godevano dalla scogliera.
Una volta a Coogee abbiamo pranzato e poi siamo passati al ristorante dove lavorano Stefano e Giulio per salutarli.
E anche questa domenica se ne è andata. Domani si lavora dalle 11 alle 18, Martedì pure e chissà se avrò qualcosa di interessante da raccontarvi a parte il lavoro.
A bhe, una novità ancora c’è: dal 3 di Giugno devo lasciare l’appartamento. Non ho ben capito la ragione, ma Trudy mi ha detto che dal 3 “she wants to close the home” così mi devo cercare una sistemazione. Ve l’avevo detto che avrei comunque cercato qualcosa di più economico, ma speravo di avere un po’ più di tempo. Comunque, Trudy ha altre due case più vicine al centro. Andrò a vederle, ma credo che alla fine cercherò qualcosa qui a Bondi Jnct perché la zona mi piace davvero un sacco. Vediamo un po’, comunque in settimana comincio ad andare su internet a leggere un po’ di inserzioni.
Un abbraccio grande!!!!

DOMANI SONO GIA’ TRE SETTIMANE (15 Maggio 2008)

Minchia!!!! Domani sono già tre settimane che sono qui!!!! Non mi sembra vero. Le giornate passano in maniera allucinante. Ho già capito che i miei tre mesi di rodaggio arriveranno senza neanche accorgermene. Ho infatti deciso di fare il primo bilancio dell’esperienza fra tre mesi, quindi il 25 Luglio. Metterò a bilancio i soldi spesi con il livello di inglese raggiunto e valuterò quanti altri mesi investire qui.
Sicuramente con il lavoro dovrò trovare qualcos’altro perché con tre giorni di lavoro a settimana non ce la faccio di certo a mantenermi e poi perché più lavoro più sto in mezzo ad inglesi e più imparo velocemente. Il problema per ora è che non mi va di trovarmi dei lavori qui a Bondi Jnct se poi magari quando cambierò casa andrò a vivere dal lato opposto della città. Mi sa che per ora mi conviene aspettare di sistemarmi e poi mi riattivo per il lavoro.
Al bar il lavoro va benino. Dico “benino” perché faccio ancora fatica a capire quello che mi dicono e quindi a volte mi sento a disagio perché loro ridono e scherzano e io invece non capisco nemmeno di cosa stanno parlando. Come se non bastasse Ronny, il tipo addetto ai caffè, oltre ad essere del Bangladesh (e quindi parlare un pessimo inglese) ha pure un problema di sinusoidi, perciò vi lascio immaginare cosa possa capire quando mi parla……che culo eh?!?!?!?!?
Lunedì sera, dopo il lavoro, il titolare mi ha proposto di andare a bere qualcosa con lui per fare una lezione di inglese/italiano. Lui infatti partirà la settimana prossima per l’Italia e voleva imparare qualche parola e io, ovviamente, ho sempre bisogno di lezioni gratuite!!! Alla fine abbiamo parlato solo in inglese, ma meglio così. Martedì invece ho avuto un’altra lezione gratuita di inglese con Alex, uno dei miei coinquilini. Martedì mattina al bar, mi ero un po’ gasata perché spesso riuscivo a capire quello che i clienti ordinavano al bancone e riuscivo anche a cogliere qualche stralcio di conversazione. Alla sera però con Alex mi sono dovuta ricredere. Vi giuro che non capivo una mazza di quello che mi diceva. Mi parlava velocissimo, mangiandosi tutte le parole. Mi voglio giustificare paragonando Alex ,che ha 20 anni, con i nostri ventenni in Italia e pensando che anche lui come da noi usi uno slang tutto particolare….regge la scusa?
Comunque è stato divertente. Eravamo sul divano a guardare la tele, lui cercava di spiegarmi quello che stavano trasmettendo e io con il dizionario cercavo di capire qualcosa. Credo che sarebbe molto utile riuscire a parlare il più possibile con lui perché è un australiano doc, quindi se riesco a capire lui, siamo a cavallo. Io problema è che lui, come le altre coinquiline (ho scoperto da poco che qui ci vivono altre due ragazze ma io non le ho mai viste)in casa non ci sono mai quindi le occasioni di dialogo sono davvero poche. Spero di essere più fortunata con la prossima sistemazione.
Faccio una breve considerazione che da quando sono qui mi è scaturita più di una volta. Credo che almeno una volta nella vita tutti dovremmo provare l’esperienza di trovarci all’estero e provare sulla propria pelle cosa vuol dire aver bisogno di comunicare, voler dire qualcosa, ma non trovare le parole per farlo. Vi assicuro che non è una sensazione piacevole e secondo me dovremmo provarlo tutti perché forse, solo allora, potremmo avere un po’ più di rispetto e di considerazione per i numerosi immigrati che ci sono nel nostro paese. Non voglio scendere in questioni più profonde legate al comportamento delinquenziale di molti immigrati nel nostro paese, vorrei solamente lanciarvi uno spunto di riflessione per provare a guardare con occhi diversi gli stranieri nel nostro paese e provare per qualche istante a mettervi nei loro panni.


A.A.A. CERCASI IDRAULICO PER BUSINNES
Per favore spargete la voce in Italia!!!! Trovatemi un idraulico che voglia fare i soldi importando i bidè in Australia!!!! Per favore!!!! Io non ce la faccio mica ad abituarmi a sti popoli anglosassoni che non hanno il bidè. Ma come si fa? ???????? L’unica cosa intelligente che hanno nei loro bagni è il water con il pieno carico e il mezzo carico. Ossia, sulla vaschetta dell’acqua, hanno due bottoni da premere per lo scarico: uno per scaricare tutta la vaschetta (quindi per “scarichi importanti”) e uno che scarica solo mezza vasca (per “scarichi minori”), così si risparmia acqua. Immagino che a voi non ve ne possa fregare molto, ma mi ha colpito e mi è sembrata una cosa intelligente.

venerdì 9 maggio 2008

CRONISTORIA DI UNA SETTIMANA

PRIMA NOTTE AL BACKPACKER (28 Aprile 2008)

Arrivo al backpacker accomodation verso le 15.00 con 17 Kg sulle spalle….perchè non ho dato retta a chi mi diceva di non riempirlo lo zaino!!!! Barbara, la ragazza alla reception mi dice che se voglio si è liberato un letto in una camera da 4, però con altri 3 ragazzi. Le chiedo che tipi sono e lei mi assicura che sono tipi tranquilli, quindi accetto e decido di pagare per una settimana. Poco alla volta li conosco: uno si chiama Tobias, è un tedesco/brasiliano ha 29 anni e fa il muratore, l’altro Riccardo è italiano di Parma,ha 30 anni ed è qui per tre mesi di vacanza e infine c’è Stephen,un’inglese di 19 anni che dorme fino alle 13 e il resto del pomeriggio lo passa davanti al televisore. La stanza sarà 5 metri per tre, c’è un cucinino di un metro per 50cm e il bagno poco più grande….guai a chi di voi oserà dire che non ho spirito di adattamento!!!!!!!!!

Dopo aver lasciato le mie cose vado al supermarket più vicino a comprare qualcosa per cena. Non ho la più pallida idea di cosa prendere, per me sono tutti prodotti nuovi e strani, così vado sul classico: spaghetti Barilla, tonno, mele, banane, crackers, formaggio e turki. Torno in ostello e con i miei spaghetti vado nella cucina comune……se non ho preso la salmonellosi dopo aver cucinato e mangiato lì non la prenderò mai più!!! Le pentole e le stoviglie sono di uso comune perciò la regola vuole che ognuno lavi le sue cose dopo l’uso….credete che sia così? Ci sono piatti e posate così lerce che non so veramente dove abbia trovato il coraggio di mangiarci….va bhe a distanza di un giorno non sono ancora morta.

La tipologia di gente che frequenta l’ostello è ragazzi dai 20 ai 30 anni completamente spanati che cominciano bere alle 2 del pomeriggio e non so a che ora finiscano. Qualche personaggio particolarmente strano spicca tra gli altri: c’è un signore cileno di circa 50 anni che mi hanno spiegato è una sorta di rifugiato politico e poi ce n’è un altro di circa 40 anni che mi hanno detto vive in ostello da 20 anni….pazzesco!!!
Come vi dicevo però, data la tipologia dei frequentatori dell’ostello, mi è davvero difficile avere qualche tipo di contatto: pur essendo ragazzi di varie nazionalità parlano tutti inglese ed è difficile non sentirsi esclusi. Di fronte a questa situazione mi convinco ancora di più di quanto sia importante imparare sto cazzo di inglese!!!Per fortuna ci sono tre ragazzi italiani Danilo, Kevin e Duilio, faccio due chiacchiere con loro e vado a bere la mia prima birra australiana in un pub qui vicino.
La notte passa tranquilla…a parte il tipo inglese che non so a che ora decide di portarsi in camera due tipe per farle vedere il panorama che si gode dalla stanza….meno male che si è limitato a farle vedere quello!!!

Sicuramente l’ostello (o almeno questo tipo di ostello, perché voglio sperare ne esistano di migliori) non fa per me, infatti oggi ho cominciato a cercare una stanza o un letto in un appartamento. Ho contattato una tipa americana che mi ha fissato un appuntamento per domani pomeriggio per vedere una stanza in Bondi Junction. La zona non è male a 15 minuti dal centro e 10 dalla spiaggia. Il prezzo non è proprio economico (220 $ a settimana) però se la casa e i coinquilini mi piacciono e se la tipa non vuole un tot di mesi di preavviso in caso di disdetta, mi sa che lo prendo. Comincio a spostarmi lì e poi se nel frattempo trovo qualcosa di meglio mi sposto nuovamente. Per ora la mia prima esigenza è sistemarmi un po’: svuotare lo zaino, lavarmi i vestiti, provare a fare due chiacchiere in inglese con qualcuno che non puzzi di alcool lontano un miglio.
Comunque devo dire che oggi posso essere soddisfatta della mia giornata: sono andata all’Immigration Office per farmi mettere l’etichetta sul passaporto, ho trovato il Madicare Office per fare l’assicurazione sanitaria e ho fissato l’appuntamento per la casa….il tutto senza l’aiuto di nessuno. E’ proprio vero il detto: “Di necessità virtu’” o ancora meglio “Volere è potere”.

Spero proprio che la casa domani sia carina….incrociate le dita per me…..baci!!!!


ROYAL BOTANIC GARDENS e BONDI JUNCTION 29 Aprile 2008

Quest’ isola mi regala un’ altra giornata di sole così alle 8.00 sono in piedi.
Scendo in cortile per fare colazione: su un tavolino all’esterno trovo due vasi uno di marmellata e uno di burro d’arachidi, del pane in cassetta, delle bustine di tè, del caffè solubile e del latte con l’avviso che può essere usato solo per macchiare caffè e tè. Entro nel cucinino, mi lavo una tazza e un cucchiaio e faccio colazione. In mezzo al cortile c’è un lungo tavolone di legno con le panche (chiaramente entrambi lerci da far paura) e al tavolo ci sono alcuni ragazzi dell’ostello che fanno colazione: alcuni a dorso nudo e scalzi, altri con il cannone già pronto vicino alla tazza del tè.

Finita la colazione decido di farmi un giro ai Royal Botanic Garden. Sono dei giardini stupendi proprio nel cuore della città. Ciò che più mi affascina in effetti è proprio questo verde lussureggiante a cui fanno da cornice grattacieli di vetro ultra moderni, e la cosa strana è che, non so per quale strana magia, ma le due realtà sembrano convivere e fondersi in modo assolutamente armonioso.
All’ingresso dei giardini trovo un avviso veramente degno di nota:
“Please walk on the grass. We also invite you to smell the roses, hug the trees, talk to birds and picnic on the lawns”.
Non esiste un vero e proprio percorso da seguire perciò mi muovo seguendo le indicazioni di quello che la mia guida su Sydney mi consiglia di vedere. Mi dirigo verso la serra dove sono conservate le piante tropicali, ma sfiga vuole che oggi sia chiusa….peccato c’era un bella mostra floreale a tema “Sesso e morte” …..ci tornerò. Proseguo e arrivo a un bellissimo roseto di cui, essendo in autunno, non rimane che l’ombra dello spettacolo che doveva offrire in piena estate. Anche qui mi devo appuntare di tornarci la prossima estate…se sarò ancora qui. Girando per le vie mi imbatto in ogni sorta di albero, fiore, pianta aromatica, uccello e chiaramente anche ragni e pipistrelli. I pipistrelli qui non sono come i nostri, sono grandi come gatti (non esagero!!!)e nei giardini ci sono un paio di colonie annidate sugli alberi…..quando ho alzato lo sguardo ho visto decine e decine di pipistrelli enormi appesi ai rami….vi farò vedere le foto.

Il giro del parco mi occupa un paio d’ore. Me ne rimangono ancora un paio prima dell’appuntamento per la casa. Vado in Cicular Quay, mi prendo un insalata di pesce da asporto e torno al parco per pranzare e riposarmi un attimo. Dopo la siesta, prendo la metro per Bondi Jnct e un po’ con le indicazioni scaricate da internet, un po’ con le mappe messe ad ogni angolo della città trovo la via e la casa. Fuori ad aspettarmi c’è Cristine, la tipa con cui ho parlato al telefono: è una donna dall’età indefinibile, capelli lunghi grigi, gonnellone…un po’ hippy. Entriamo in casa: l’impatto non è dei migliori. Sulla destra una sorta di salotto completamente invaso dai vestiti (ma la tipa non me lo fa neanche vedere….forse non rientra nei locali comuni della casa), a sinistra la cucina molto ampia che dà sulla piscina, procedendo nel corridoio in fondo c’è la sala da pranzo con la tv. Al piano di sopra ci sono le due stanze che si liberano questa settimana: una doppia veramente molto bella e un singola che Cristine mi assicura essere molto carina, ma che purtroppo non posso vedere perché non ha la chiave. Sullo stesso piano c’è un bagno comune. Torniamo in cucina e le chiedo un po’ di info. Purtroppo ci sono pro e contro. I pro sono che vuole solo una settimana di anticipo (mentre di solito qui chiedono minimo uno o due mesi), che se decido di andarmene le basta una settimana di preavviso, che sarei in casa con altri 4 ragazzi (un italiano, un brasiliano, una slovacca e un australiana)e che si trova a 10 minuti dal centro e a 10 dalla spiaggia. I contro sono che non ha la lavatrice e non ha la connessione internet.

Ringrazio Cristine e me vado. Appena uscita dall’appartamento sono un po’ demoralizzata: speravo di essere un po’ più fortunata. Inizialmente decido di scartare la possibilità di spostarmi qui, perché l’impatto non è stato comunque dei migliori. Poi però, pensandoci bene, faccio un altro tipo di considerazione. Ok, l’ accomodation non è delle migliori, però da qualche parte dovrò pure cominciare: mi sistemo qui, inizio a convivere con ragazzi con cui sono costretta a parlare inglese, mi cerco un lavoro e poi, quando comincio a sentirmi meno persa, mi attivo per trovare qualcos’altro. In fondo, peggio dell’ostello non può essere di sicuro, e poi chi può dirlo, magari i miei coinquilini saranno persone carinissime e sarà la sistemazione ideale. Vedremo. Tanto qui ho già capito che per ora è inutile farsi tante menate, bisogna vivere alla giornata e sperare che la ruota giri nel verso giusto.

ULTIMI GIORNI ALL’OSTELLO (30 Aprile-1°Maggio)
Questi ultimi giorni all’ostello devo dire che stanno passando in modo piacevole. Ho legato molto con Riccardo, il ragazzo di Parma che dorme in camera con me e anche lo svuncio (so che non è italiano, ma rende più l’idea)che mi circonda mi pesa di meno.
L’altro ieri ho girato per Chinatown e nel Chinese garden of friendship, dei bellissimi giardini giapponesi ricreati nel bel mezzo del CBD, il Central Business District il quartiere commerciale della città-
Ieri invece ho fatto la prima escursione vera e propria da turista: sono andata al Taronga Zoo. E’ stata una gita un po’ cara (44$) ma ne è valsa la pena. Con il ferry (il traghetto) sono andata al lato opposto della baia e già solo lo spettacolo della città vista dall’oceano mi ha fatto capire che ne valeva assolutamente la pena.
Scesa dal ferry potevo scegliere se raggiungere l’entrata dello zoo con una funivia o con il bus. Ho scelto la funivia. Lo zoo è veramente immenso, credo di esserci stata 3 ore e non aver visto nemmeno tutto. E’ diviso in zone in base ai continenti e alla loro fauna: Australia, America, Asia,Polo sud. Ho visto una miriade di animali: Koala, ganguri, giraffe, leoni, elefanti, zebre, tigri, oranghi, babbuini, scimmie,struzzi, lontre, istrici, wallaby,foche, pinguini, leoni marini, opossum, ogni sorta di uccelli e rettili e tanti altri ancora!!

Tornata alla city, mi becco con Riccardo anche lui in giro per cazzeggio, ci beviamo una birra a scrocco (il buono dell’ostello è che ci dà 15 free drink in 15 locali diversi)e torniamo all’ostello.
Girando per la città mi accorgo che si incontrano veramente un sacco di ragazze bellissime: dalle tipiche australiane bionde, occhi azzurri, pelle di porcellana, alle orientali altrettanto belle e la cosa piacevole è che al loro passaggio non si vedono, come invece accade purtroppo in Italia, uomini allupati che si girano a guardarle o che fanno apprezzamenti volgari.
A fronte di queste bellezze locali mi domando: “Ma dove cazzo sono sti surfisti figaccioni e palestrati!?!?!?” Chi è che ha messo in giro sta voce che l’australia è piena di bonazzi? Io non ne ho ancora visti. Non chiedo tanto…voglio solo rifarmi gli occhi. Quando vivrò a Bondi mi farò qualche giro in più per le spiagge.
L’altra particolarità della città è che ci sono i semafori più lunghi del mondo. Devi aspettare 5 minuti prima del verde e il verde dura sì e no 7-8 secondi. Agli incroci dove non c’è il semaforo, trovi per terra la scritta LOOK RIGHT o LOOK LEFT a seconda di dove arrivano le macchine. Inoltre, a differenza dell’Italia, ma come spesso accade in altri paesi anglosassosi, gli automobilisti si fermano non appena tu pedone appoggi un piede sulle strisce pedonali, e non serve ringraziare come una grazia ricevuta come succede da noi….qui è normale. Questa cosa di viaggiare a sinistra comunque non è facile da metabolizzare all’inizio: non solo per gli attraversamenti pedonali, anche sulle scale mobili, per esempio, da noi c’è l’indicazione di tenere la destra (per far salire o scendere chi va di fretta), mentre qui devi tenere la sinistra.
Altra cosa a cui mi devo ancora abituare è cenare presto per poi uscire presto. Qui alle 17.30 i negozi chiudono, alle 18.30-19.00 si cena, alle 21 si esce e a mezzanotte massimo l’una si ritorna a casa. Non sarà facile abituarcisi all’inizio, ma tutto sommato credo non siano male come orari.

I prossimi due giorni credo passeranno tranquilli, mi farò le ultime escursioni in città e poi lunedì mi ricarico il mio zaino in spalla e mi sposto nella mia nuova stanza.

Ci sentiamo presto…..vi amo tutti!!!!


3 Maggio 2008

Oggi la giornata è passata senza nessun evento particolare. La mattina l’ho dedicata ad aggiornare il blog, poi verso mezzogiorno sono andata da Coles (la nostra Ipercoop)con Riccardo per fare un po’ di spesa per il pranzo. Abbiamo optato per spaghetti al tonno con la passata di pomodoro. Devo dire che nonostante i pochi mezzi a nostra disposizione (sia in termini di pentolame che di condimenti) il risultato è stato soddisfacente!!!!
Dopo pranzo decido di fare due passi in centro. Dapprima faccio un salto alla biblioteca comunale dove è possibile usufruire di 20 minuti di navigazione internet gratis. Dopodichè decido di attraversare Harbour Bridge e di andare dall’altro lato della città. Lo spettacolo della baia che si gode dal ponte è veramente da mozzare il fiato: grattacieli sulla destra, l’Opera House che con le sue vele bianche sembra brillare di luce propria e poi ancora baie, insenature, porti, case e natura fusi insieme a perdita d’occhio il tutto riflesso su un oceano di un blu cristallino.
Arrivo dal lato opposto della città verso le 16.30. Il sole sta calando. Mi incammino sulla strada del ritorno e mi godo lo spettacolo del tramonto dal ponte. Dopo una mezz’ora buona di cammino sono di nuovo a Circular Quay. Nel giro di poco tempo il tramonto lascia il posto alla notte e in men che non si dica mi trovo di fronte uno spettacolo talmente bello da far salire le lacrime agli occhi: la baia con il ponte e l’Opera House completamente illuminati, con la luce che si riflette nell’oceano e nell’I-pod “Fast car” di Tracy Chapman. Me ne torno lentamente verso casa con gli occhi colmi di bellezza, la mente piena di sogni e di speranze e il cuore in bilico tra malinconia del passato e gioia del futuro.

IL NUOVO APPARTAMENTO (5 Maggio 2008)

Ci siamo. Ultima mattina al GAB (Great Aussie Backpacker). Solita colazione a base di tè e pane tostato con marmellata (….le fette di pane saltano fuori dal tostapane da sole quando sono pronte, come nei cartoni animati…..fantastico!!!). Finisco di “incastrare” le ultime cose nel mio packer e lascio l’ostello.
Alle 12 sono sotto casa, come da accordi, ma Cristine ancora non c’è. Ne approfitto per dare un’occhiata intorno: la casa è veramente grande da fuori, su due piani, bianca, in classico stile coloniale inglese. Sulla facciata, in alto, c’è una data “1883”…non fatico a credere che sia la data di costruzioni: gli anni che ha li dimostra tutti!!! Sicuramente si tratta di una delle case più vecchie di Sydney considerando che la città è stata fondata nel 1788.
Dopo 10 minuti arriva Cristine, scusandosi per il ritardo mi fa strada verso la mia camera. La porta è di legno e su di essa a darmi il benvenuto c’è la riproduzione in metallo nero di un pipistrello….ho veramente paura di scoprire cosa si nasconde dietro quella porta!!! Una volta dentro mi trovo di fronte il sogno di una vita: una stanza con le pareti ricoperte su tre lati da scaffali ricolmi di libri. Ce ne saranno almeno 800, ad occhio e croce, disposti su scaffali che vanno dal pavimento al soffitto. Uno dei tre lati della camera è occupato solo per metà dagli scaffali, nell’altra metà c’è un caminetto e uno scrittoio bellissimo di legno con i cassettini, gli scomparti per riporvi “le sudate carte” e il coperchio scorrevole per chiuderlo. Sul soffitto è tinteggiato un cielo con delle nuvole con i colori tipici del tramonto. Ciliegina sulla torta, il lampadario è una grossa lampadina sorretta da un drago in ferro battuto.
Non riesco a trovare un aggettivo diverso da “gotica” per definire questa camera. Assolutamente fuori dal tempo e dallo spazio, ma totalmente in sintonia con me.
Sbrigate le faccende burocratiche con Cristine, torno in camera e finalmente dopo una settimana comincio a disfare lo zaino e a sistemare le mie cose. Cristine è veramente adorabile, si premura di fornirmi lenzuola pulite, piumone e un asciugamano. Non posso chiedere di meglio, avevo già messo in budget di doverle comprare tutte queste cose.
Nel pomeriggio conosco uno degli inquilini (che scoprirò solo in seguito essere anche l’unico per ora), è italiano, sardo per la precisione,e si chiama Ciriaco (….credevo che Pomicino fosse l’unico uomo al mondo a chiamarsi così). Ci scambiamo un paio di parole in Italiano, ma poiché siamo di fronte a Cristine per educazione continuiamo in inglese e facciamo il patto, salvo emergenze, di parlare sempre inglese in casa….che grande!!!
Tra una cosa e l’altra si fa sera, mi cucino una bistecca con dell’insalata e vado a nanna.


E ORA CHE FACCIO? (6 Maggio 2008)
Alle 7 del mattino uno stormo di uccelli casinisti mi sveglia con le sue grida. Non so che specie sia, ma fa dei versi allucinanti. La giornata è nuvolosa. Mi rigiro nel letto e ad un certo punto ecco il momento atteso e tanto temuto, quello del pensiero: e adesso? Che cosa faccio? La città l’ho visitata, l’appartamento l’ho trovato e ora???Che senso dò al mio essere qui in Australia? L’unica risposta che mi so dare è:devo trovare un lavoro….sti cazzi….hai detto niente. Quanto ero in Italia e lo dicevo sembrava così facile “Ma sì, vado giù, mi cerco un appartamento, trovo un lavoro in qualche bar o in qualche ristorante e imparo l’inglese…..che ci vuole”. Trova tu qualcuno che ti assume per servire ai tavoli quando non capisci niente di quello che ti dicono. Il massimo a cui posso ambire in questo momento è a lavapiatti. Saranno questi pensieri, sarà il silenzio della grande casa nuova, ma la giornata non parte positiva. Decido allora di prendere la metro e andare a fare un giro in centro, magari il caos della città di rincuora un po’ di più. Come sempre accade però quando il disagio sta dentro di te puoi essere a 2000 metri di quota sola in un rifugio o nel cuore di Sydney immersa nella confusione assoluta, ma il disagio rimane. Infatti la fiumana di gente intorno a me non mi aiuta affatto, anzi sembra amplificare le mie emozioni.
Alle 16.30 ho appuntamento con la mia sorellina per vederci su Skype, così in attesa cazzeggio un po’ nel supermarket . Mi spiace che a distanza di 10 giorni dalla mia partenza mi debba vedere forse nella giornata più grigia che ci sia stata fin’ora, ma per fortuna poco prima dell’appuntamento ricevo una chiamata inattesa che nel più assurdo dei modi mi cambia la giornata. Al telefono c’è una delle persone più importanti della mia vita, o che quantomeno lo era al momento della partenza, e per la quale provo un amore incondizionato. Appena sento la sua voce scoppio a piangere e a più riprese continuo a farlo per tutta la telefonata. Peccato fossi in un luogo pubblico altrimenti mi sarei fatta uno dei miei fantastici pianti liberatori. Comunque anche se non ho potuto dare il meglio di me, credo che non potesse esserci rimedio migliore al mio grigiore. Dopo quella telefonata infatti mi sono sentita decisamente meglio e anche su skype con il mio amore ero sicuramente mille volte meglio di come lo fossi poche ore prima.
Torno a casa decisamente più felice di come lo fossi quando ne sono uscita e pronta per cominciare la nuova avventura di domani: cercare lavoro.


IL PORTA A PORTA (7 Maggio 2008)
Fondamentalmente ci sono due modi per trovare lavoro: le agenzie o il porta a porta. Comincio con le agenzie. Premetto che in Italia in questi casi si va a botta sicura, i nomi delle agenzie che offrono lavoro sono note a tutti (Adecco, Manpower, Obiettivo lavoro, ecc.), ma qui chi cavolo sa come si chiamano le agenzie e soprattutto chi lo sa se funziona come da noi che non si paga nulla o se invece magari qui ti chiedono dei soldi…bho?!?!?! Comincio col raccattare davanti alla porta di una casa una “yellow pages” e a cercare alla voce “Employment”. Ci saranno trecento agenzie. Comincio a segnarmi quelle più vicine a casa mia. Ne trovo due. Entro nella prima, ma la tipa mi dice che al momento non ci sono offerte di lavoro per donne e mi dice di ripassare la prossima settimana. Entro nella seconda e la receptionist mi spiega che loro sono convenzionati con il governo e perciò cercano lavoro solo ai residenti e non agli extracomunitari come me.
A questo punto decido di passare subito al piano B: porta a porta. Mi sono preparata un brevissimo CV con 4 stronzate in croce, tanto per lasciare un segno tangibile del mio passaggio (nome, cognome e numero di telefono), perché comunque chi ci è passato prima di me mi ha spiegato che agli australiani delle esperienze di lavoro in Italia non gliene importa molto ( a meno che tu non sia pizzaiolo o cuoco). Nel giro di un paio d’ore ho girato 5 locali. Chiaramente nessuno aveva bisogno, ma tutti sono stati cortesi nel chiedermi un “resumè”, come lo chiamano qui, e a dirmi il classico “Se avremo bisogno ti chiameremo”. L’unico a darmi una speranza è stato un ristoratore che mi ha detto di avere due ragazze in prova in questa settimana, perciò di provare a ripassare Lunedì prossimo che, nel caso loro non l’abbiano superata, fa provare a me.
Per oggi decido che può bastare, posso considerare superata la prova “ Vinci la timidezza e parla inglese”.
Alle 18.30 sto per uscire di casa per andare alla city (qui quando parli della “city” si riferiscono tutti al centro di Sydney), quando incrocio Cristine sulle scale. Mi dice che vicino alla sua galleria d’arte (ho scoperto che è una pittrice e ha una galleria d’arte)c’è un bar e, se mi fa piacere, domattina posso andare con lei al lavoro ed essere presentata al gestore del locale. Se mi fa piacere????....a voglia!!!! Così mi accordo con lei per uscire di casa domattina alle 9.30. Come se non bastasse anche Trudy mi dà una dritta per il lavoro. Vi ho già parlato di Trudy? Forse no. Bhe, brevemente, Trudy è la proprietaria della casa. E’ una donna di colore, americana, di New York, ma vive a Melbourne e torna a Sydney solo una volta ogni due settimane. Fa la regista ed è un vero personaggio, mi ricorda molto Wupi Golberg. Quindi tornando al lavoro, Trudy mi dà l’indizzo di un Club di Bridge di cui lei conosce il proprietario e mi raccomanda di dire che mi manda lei. Fantastico!!!!Due raccomandazioni in un colpo solo!!!
La serata si conclude in un modo altrettanto grandioso. Ho appuntamento in città con Riccardo e con due suoi amici che non conosco per andare a mangiare qualcosa e bere una birra. I due suoi amici sono Giulio, un ragazzo di Vicenza, e Stefano di Bologna. Optiamo per la cucina orientale visto che qui a Sydney non solo è diffusissima, ma soprattutto è veramente economica . Con 10$ australiani (circa 6-7 euro) ti puoi fare una “signora cena” e volendo se scegli i ristoranti con la scritta BYO (Bring Your Own) ti puoi portare tu il bere e risparmi anche su quello. Optiamo per il Thailandese. Il tempo di ordinare la cena e ormai il ghiaccio è rotto. Loro cominciano a sparare cazzate a manetta (soprattutto Stefano, il bolognese è veramente un comico) e io finalmente, dal sabato della mia cena di addio, mi faccio delle sane risate. Dopo il ristorante andiamo in uno dei pub con i free drink, ci facciamo 4 birre e Giulio propone una partita a stecca. Io glielo dico che non ho mai giocato in vita mia, ma a lui non importa. Così facciamo le squadre: io e Giulio, Stefano e Riccardo. Quando arriva il mio turno Giulio mi fa vedere come si tiene la stecca e mi spiega quale palla devo colpire. Ok, tutto chiaro. Stecca appoggiata tra il pollice e l’indice. Gomito bene indietro e in alto. Occhio puntato sulla stecca per seguire la traiettoria. Pronti. Un colpo secco alla bianca che colpisce la palla degli avversari e la manda in buca. Non vi sto a dire i commenti degli altri!!!!! Avendo fatto buca tocca ancora me. Bhe, non ci crederete….ne mando in buca un’altra!!!! Ve lo giuro: prima volta in vita mia che gioco a stecca!!!!!
A fine partita (purtroppo per una sola palla, vinta da Riccardo e Stefano) si va a casa. Sono solo le 10.30 ma cominciando presto la serata è un orario assolutamente perfetto per rientrare. Devo dire che comincio veramente ad apprezzare questo stile anglosassone: cena alle sette, birretta verso le 8.30-9.00 e alle 10.30 -11.00 si può andare tranquillamente a casa soddisfatti di aver comunque fatto serata.
A parte questa serata fino ad ora non ho fatto grande vita mondana, però dopo ieri sera posso dire di aver avuto conferma di quello che mi hanno sempre raccontato ma che facevo veramente fatica a credere. Qui i ragazzi/e quando escono la sera si devastano di alcool. Soprattutto le ragazze sono tutte ubriache marce (del tipo che ti capita anche di vederle sboccare fuori dal locale o in bagno). E’ una cosa veramente allucinante. E poi chiaramente l’alcool le porta a fare le zoccole in maniera assolutamente plateale. I ragazzi non sono da meno, ma forse ci fai meno caso perché comunque anche da noi è più “normale”. Non ho ancora avuto modo di allacciare rapporti stretti con australiani, ma appena ne avrò l’occasione cercherò di capire le ragioni di questo modo esasperato di divertirsi.

FORSE CI SIAMO!!!!! (8 Maggio 2008)
Questa mattina alle 9.30 come da appuntamento vado con Cristine a Double Bay, un quartiere residenziale dove vive molta gente ricca e dove lei ha la galleria d’arte. Mi presenta Michael, il gestore del bar e mi lascia in sua compagnia per il “colloquio”. Michael mi offre un caffè (buonissimo: era più di una settimana che non bevevo un espresso) e dopo le solite domande di cortesia tipo “Da che parte dell’Italia arrivi”, “Perché in Australia”, “Quanto hai intenzione di rimanerci”, mi dice “Facciamo una prova: io ti faccio un’ordinazione e tu la scrivi”. PANICO!!!! Mi ordina “Fried eggs with mushrooms, bacon and turky toast”. Io purtroppo mi perdo la parte iniziale e gli scrivo solo da “mushrooms” in poi. Comunque lui mi rincuora dicendomi “Ok, your english is not so bed”. Mi spiega che si lavora dal Lunedì al Sabato e solo di giorno e mi dice subito che la paga è 13$ l’ora. Questa cosa mi ha molto colpita e mi piace molto. In Italia (e chi di voi ha fatto il/la cameriere/a lo può confermare) il boss di un locale non ti dice mai quanto paga (almeno non quando ti presenti per chiedere lavoro e nemmeno la prima sera di lavoro)e se ti azzardi a chiederlo tu sembra che stai commettendo un peccato mortale. Non ho mai capito perché quando si parla di lavoro il discorso “retribuzione” debba essere un tabù??? Qui invece è il boss stesso adirtelo fin dall’inizio. Mi dice poi che lui sta cercando due ragazze, ma che chiaramente finche non ho un po’ più di dimestichezza con l’inglese non mi può far fare la cameriera. Ero ormai psicologicamente pronta al solito “Ti chiamo se avrò bisogno”, invece mi dice di dagli il tempo di organizzarsi e che mi chiamerà Sabato per farmi fare una prova la settimana prossima. Grandioso!!!! Speriamo solo che io abbia capito giusto e che lui sia di parola.
Nonostante abbia già qualcosa in mano, uscita dal bar vado comunque a farmi un giro al Bridge Club….non si sa mai. Il tipo che Trudy mi ha detto di cercare è un certo Paul. E’ un signore molto distinto, sulla cinquantina, alquanto snob, come lo è del resto tutto l’ambiente: una sala piena di tavoli e di vecchi che giocano a Bridge. Mi fa accomodare nel suo ufficio e sebbene si accorga fin dall’inizio che faccio fatica a capire quello che dice, non accenna minimamente a parlare più lentamente. Mi fa vedere la cucina (cucina è un complimento, è una stanza di due metri per due con dentro una macchina per il caffè, un tostapane e un bollitore) e mi presenta le due ragazze che ci lavorano. Mi spiega che il lavoro è molto semplice, dare da bere a da mangiare a sti vecchi ricconi, e che quindi non ha bisogno di altro personale. Poi però non so cosa gli è saltato in mente, o magari me lo ha anche detto ma io non ho capito, ma mi chiede se voglio fare una prova fra un’oretta e mezza. Io non sono molto entusiasta dell’ambiente, però gli dico di sì, tanto che c’ho da perderci. Paul però mi dice che devo tornare a casa e mettermi un paio di pantaloni neri perché coi jeans non posso lavorare. Secondo voi una backpacker si può mettere nello zaino dei pantaloni neri per servire in sala? Certo che no. Gli dico che non ho pantaloni neri. Lo ringrazio comunque per l’opportunità e lo saluto.
A questo punto, me ne torno verso casa e decido che fino a sabato, finché non ricevo la chiamata di Michael, non distribuisco più curriculum. Non voglio rischiare di ricevere magari altre chiamate per andare a fare qualche prova e dover rifiutare perché si sovrappone a quella da Micheal…..non saprei neanche come spiegarlo al telefono. Aspetto di provare da lui, poi se lui non si fa sentire o se non supero la prova, ricomincio a cercare. Il periodo comunque non è sfavorevole per cercare lavoro. La maggior parte dei backpackers si sono spostati al nord dove fa più caldo e quindi molti posti di lavoro si sono liberati.
Ci vuole solo un po’ di pazienza e prima e poi qualcosa salterà fuori. Comunque spero vivamente di giocarmi al meglio la chanche del bar. Sarebbe veramente la situazione ideale per imparare l’inglese: tutto il giorno a costante contatto con gli inglesi, senza possibilità alcuna di ricorrere all’italiano per farsi capire.
Il resto del pomeriggio l’ho trascorso in compagnia dapprima di Riccardo, che è venuto a vedere dove abito, e poi di Gianluca, un ragazzo di Pescara che ho conosciuto sul forum e che ho incontrato per la prima volta questa sera. E’ un tipo in gamba, simpatico e piacevolissimo nella conversazione. Fa il giornalista e lavora in una sorta di associazione che promuove la cultura italiana in Australia. Mi terrà aggiornata sugli eventi culturali che organizzano….bello!!! Pazzesco se penso a come abbia conosciuto più persone in queste due settimane che forse negli ultimi sei mesi in Italia.

Mi scuso con tutti voi per non aver aggiornato il blog e per avervi annoiato con tutta la roba in un colpo solo, ma purtroppo qui a casa non ho internet perciò finché starò qui dovrete seguirmi settimanalmente, di più non posso fare con quello che costano gli internet caffè!!!

Un abbraccio a tutti e mi raccomando: leggete, leggete, leggete….commentate, commentate, commentate!!!