PRIMA NOTTE AL BACKPACKER (28 Aprile 2008)
Arrivo al backpacker accomodation verso le 15.00 con 17 Kg sulle spalle….perchè non ho dato retta a chi mi diceva di non riempirlo lo zaino!!!! Barbara, la ragazza alla reception mi dice che se voglio si è liberato un letto in una camera da 4, però con altri 3 ragazzi. Le chiedo che tipi sono e lei mi assicura che sono tipi tranquilli, quindi accetto e decido di pagare per una settimana. Poco alla volta li conosco: uno si chiama Tobias, è un tedesco/brasiliano ha 29 anni e fa il muratore, l’altro Riccardo è italiano di Parma,ha 30 anni ed è qui per tre mesi di vacanza e infine c’è Stephen,un’inglese di 19 anni che dorme fino alle 13 e il resto del pomeriggio lo passa davanti al televisore. La stanza sarà 5 metri per tre, c’è un cucinino di un metro per 50cm e il bagno poco più grande….guai a chi di voi oserà dire che non ho spirito di adattamento!!!!!!!!!
Dopo aver lasciato le mie cose vado al supermarket più vicino a comprare qualcosa per cena. Non ho la più pallida idea di cosa prendere, per me sono tutti prodotti nuovi e strani, così vado sul classico: spaghetti Barilla, tonno, mele, banane, crackers, formaggio e turki. Torno in ostello e con i miei spaghetti vado nella cucina comune……se non ho preso la salmonellosi dopo aver cucinato e mangiato lì non la prenderò mai più!!! Le pentole e le stoviglie sono di uso comune perciò la regola vuole che ognuno lavi le sue cose dopo l’uso….credete che sia così? Ci sono piatti e posate così lerce che non so veramente dove abbia trovato il coraggio di mangiarci….va bhe a distanza di un giorno non sono ancora morta.
La tipologia di gente che frequenta l’ostello è ragazzi dai 20 ai 30 anni completamente spanati che cominciano bere alle 2 del pomeriggio e non so a che ora finiscano. Qualche personaggio particolarmente strano spicca tra gli altri: c’è un signore cileno di circa 50 anni che mi hanno spiegato è una sorta di rifugiato politico e poi ce n’è un altro di circa 40 anni che mi hanno detto vive in ostello da 20 anni….pazzesco!!!
Come vi dicevo però, data la tipologia dei frequentatori dell’ostello, mi è davvero difficile avere qualche tipo di contatto: pur essendo ragazzi di varie nazionalità parlano tutti inglese ed è difficile non sentirsi esclusi. Di fronte a questa situazione mi convinco ancora di più di quanto sia importante imparare sto cazzo di inglese!!!Per fortuna ci sono tre ragazzi italiani Danilo, Kevin e Duilio, faccio due chiacchiere con loro e vado a bere la mia prima birra australiana in un pub qui vicino.
La notte passa tranquilla…a parte il tipo inglese che non so a che ora decide di portarsi in camera due tipe per farle vedere il panorama che si gode dalla stanza….meno male che si è limitato a farle vedere quello!!!
Sicuramente l’ostello (o almeno questo tipo di ostello, perché voglio sperare ne esistano di migliori) non fa per me, infatti oggi ho cominciato a cercare una stanza o un letto in un appartamento. Ho contattato una tipa americana che mi ha fissato un appuntamento per domani pomeriggio per vedere una stanza in Bondi Junction. La zona non è male a 15 minuti dal centro e 10 dalla spiaggia. Il prezzo non è proprio economico (220 $ a settimana) però se la casa e i coinquilini mi piacciono e se la tipa non vuole un tot di mesi di preavviso in caso di disdetta, mi sa che lo prendo. Comincio a spostarmi lì e poi se nel frattempo trovo qualcosa di meglio mi sposto nuovamente. Per ora la mia prima esigenza è sistemarmi un po’: svuotare lo zaino, lavarmi i vestiti, provare a fare due chiacchiere in inglese con qualcuno che non puzzi di alcool lontano un miglio.
Comunque devo dire che oggi posso essere soddisfatta della mia giornata: sono andata all’Immigration Office per farmi mettere l’etichetta sul passaporto, ho trovato il Madicare Office per fare l’assicurazione sanitaria e ho fissato l’appuntamento per la casa….il tutto senza l’aiuto di nessuno. E’ proprio vero il detto: “Di necessità virtu’” o ancora meglio “Volere è potere”.
Spero proprio che la casa domani sia carina….incrociate le dita per me…..baci!!!!
ROYAL BOTANIC GARDENS e BONDI JUNCTION 29 Aprile 2008
Quest’ isola mi regala un’ altra giornata di sole così alle 8.00 sono in piedi.
Scendo in cortile per fare colazione: su un tavolino all’esterno trovo due vasi uno di marmellata e uno di burro d’arachidi, del pane in cassetta, delle bustine di tè, del caffè solubile e del latte con l’avviso che può essere usato solo per macchiare caffè e tè. Entro nel cucinino, mi lavo una tazza e un cucchiaio e faccio colazione. In mezzo al cortile c’è un lungo tavolone di legno con le panche (chiaramente entrambi lerci da far paura) e al tavolo ci sono alcuni ragazzi dell’ostello che fanno colazione: alcuni a dorso nudo e scalzi, altri con il cannone già pronto vicino alla tazza del tè.
Finita la colazione decido di farmi un giro ai Royal Botanic Garden. Sono dei giardini stupendi proprio nel cuore della città. Ciò che più mi affascina in effetti è proprio questo verde lussureggiante a cui fanno da cornice grattacieli di vetro ultra moderni, e la cosa strana è che, non so per quale strana magia, ma le due realtà sembrano convivere e fondersi in modo assolutamente armonioso.
All’ingresso dei giardini trovo un avviso veramente degno di nota:
“Please walk on the grass. We also invite you to smell the roses, hug the trees, talk to birds and picnic on the lawns”.
Non esiste un vero e proprio percorso da seguire perciò mi muovo seguendo le indicazioni di quello che la mia guida su Sydney mi consiglia di vedere. Mi dirigo verso la serra dove sono conservate le piante tropicali, ma sfiga vuole che oggi sia chiusa….peccato c’era un bella mostra floreale a tema “Sesso e morte” …..ci tornerò. Proseguo e arrivo a un bellissimo roseto di cui, essendo in autunno, non rimane che l’ombra dello spettacolo che doveva offrire in piena estate. Anche qui mi devo appuntare di tornarci la prossima estate…se sarò ancora qui. Girando per le vie mi imbatto in ogni sorta di albero, fiore, pianta aromatica, uccello e chiaramente anche ragni e pipistrelli. I pipistrelli qui non sono come i nostri, sono grandi come gatti (non esagero!!!)e nei giardini ci sono un paio di colonie annidate sugli alberi…..quando ho alzato lo sguardo ho visto decine e decine di pipistrelli enormi appesi ai rami….vi farò vedere le foto.
Il giro del parco mi occupa un paio d’ore. Me ne rimangono ancora un paio prima dell’appuntamento per la casa. Vado in Cicular Quay, mi prendo un insalata di pesce da asporto e torno al parco per pranzare e riposarmi un attimo. Dopo la siesta, prendo la metro per Bondi Jnct e un po’ con le indicazioni scaricate da internet, un po’ con le mappe messe ad ogni angolo della città trovo la via e la casa. Fuori ad aspettarmi c’è Cristine, la tipa con cui ho parlato al telefono: è una donna dall’età indefinibile, capelli lunghi grigi, gonnellone…un po’ hippy. Entriamo in casa: l’impatto non è dei migliori. Sulla destra una sorta di salotto completamente invaso dai vestiti (ma la tipa non me lo fa neanche vedere….forse non rientra nei locali comuni della casa), a sinistra la cucina molto ampia che dà sulla piscina, procedendo nel corridoio in fondo c’è la sala da pranzo con la tv. Al piano di sopra ci sono le due stanze che si liberano questa settimana: una doppia veramente molto bella e un singola che Cristine mi assicura essere molto carina, ma che purtroppo non posso vedere perché non ha la chiave. Sullo stesso piano c’è un bagno comune. Torniamo in cucina e le chiedo un po’ di info. Purtroppo ci sono pro e contro. I pro sono che vuole solo una settimana di anticipo (mentre di solito qui chiedono minimo uno o due mesi), che se decido di andarmene le basta una settimana di preavviso, che sarei in casa con altri 4 ragazzi (un italiano, un brasiliano, una slovacca e un australiana)e che si trova a 10 minuti dal centro e a 10 dalla spiaggia. I contro sono che non ha la lavatrice e non ha la connessione internet.
Ringrazio Cristine e me vado. Appena uscita dall’appartamento sono un po’ demoralizzata: speravo di essere un po’ più fortunata. Inizialmente decido di scartare la possibilità di spostarmi qui, perché l’impatto non è stato comunque dei migliori. Poi però, pensandoci bene, faccio un altro tipo di considerazione. Ok, l’ accomodation non è delle migliori, però da qualche parte dovrò pure cominciare: mi sistemo qui, inizio a convivere con ragazzi con cui sono costretta a parlare inglese, mi cerco un lavoro e poi, quando comincio a sentirmi meno persa, mi attivo per trovare qualcos’altro. In fondo, peggio dell’ostello non può essere di sicuro, e poi chi può dirlo, magari i miei coinquilini saranno persone carinissime e sarà la sistemazione ideale. Vedremo. Tanto qui ho già capito che per ora è inutile farsi tante menate, bisogna vivere alla giornata e sperare che la ruota giri nel verso giusto.
ULTIMI GIORNI ALL’OSTELLO (30 Aprile-1°Maggio)
Questi ultimi giorni all’ostello devo dire che stanno passando in modo piacevole. Ho legato molto con Riccardo, il ragazzo di Parma che dorme in camera con me e anche lo svuncio (so che non è italiano, ma rende più l’idea)che mi circonda mi pesa di meno.
L’altro ieri ho girato per Chinatown e nel Chinese garden of friendship, dei bellissimi giardini giapponesi ricreati nel bel mezzo del CBD, il Central Business District il quartiere commerciale della città-
Ieri invece ho fatto la prima escursione vera e propria da turista: sono andata al Taronga Zoo. E’ stata una gita un po’ cara (44$) ma ne è valsa la pena. Con il ferry (il traghetto) sono andata al lato opposto della baia e già solo lo spettacolo della città vista dall’oceano mi ha fatto capire che ne valeva assolutamente la pena.
Scesa dal ferry potevo scegliere se raggiungere l’entrata dello zoo con una funivia o con il bus. Ho scelto la funivia. Lo zoo è veramente immenso, credo di esserci stata 3 ore e non aver visto nemmeno tutto. E’ diviso in zone in base ai continenti e alla loro fauna: Australia, America, Asia,Polo sud. Ho visto una miriade di animali: Koala, ganguri, giraffe, leoni, elefanti, zebre, tigri, oranghi, babbuini, scimmie,struzzi, lontre, istrici, wallaby,foche, pinguini, leoni marini, opossum, ogni sorta di uccelli e rettili e tanti altri ancora!!
Tornata alla city, mi becco con Riccardo anche lui in giro per cazzeggio, ci beviamo una birra a scrocco (il buono dell’ostello è che ci dà 15 free drink in 15 locali diversi)e torniamo all’ostello.
Girando per la città mi accorgo che si incontrano veramente un sacco di ragazze bellissime: dalle tipiche australiane bionde, occhi azzurri, pelle di porcellana, alle orientali altrettanto belle e la cosa piacevole è che al loro passaggio non si vedono, come invece accade purtroppo in Italia, uomini allupati che si girano a guardarle o che fanno apprezzamenti volgari.
A fronte di queste bellezze locali mi domando: “Ma dove cazzo sono sti surfisti figaccioni e palestrati!?!?!?” Chi è che ha messo in giro sta voce che l’australia è piena di bonazzi? Io non ne ho ancora visti. Non chiedo tanto…voglio solo rifarmi gli occhi. Quando vivrò a Bondi mi farò qualche giro in più per le spiagge.
L’altra particolarità della città è che ci sono i semafori più lunghi del mondo. Devi aspettare 5 minuti prima del verde e il verde dura sì e no 7-8 secondi. Agli incroci dove non c’è il semaforo, trovi per terra la scritta LOOK RIGHT o LOOK LEFT a seconda di dove arrivano le macchine. Inoltre, a differenza dell’Italia, ma come spesso accade in altri paesi anglosassosi, gli automobilisti si fermano non appena tu pedone appoggi un piede sulle strisce pedonali, e non serve ringraziare come una grazia ricevuta come succede da noi….qui è normale. Questa cosa di viaggiare a sinistra comunque non è facile da metabolizzare all’inizio: non solo per gli attraversamenti pedonali, anche sulle scale mobili, per esempio, da noi c’è l’indicazione di tenere la destra (per far salire o scendere chi va di fretta), mentre qui devi tenere la sinistra.
Altra cosa a cui mi devo ancora abituare è cenare presto per poi uscire presto. Qui alle 17.30 i negozi chiudono, alle 18.30-19.00 si cena, alle 21 si esce e a mezzanotte massimo l’una si ritorna a casa. Non sarà facile abituarcisi all’inizio, ma tutto sommato credo non siano male come orari.
I prossimi due giorni credo passeranno tranquilli, mi farò le ultime escursioni in città e poi lunedì mi ricarico il mio zaino in spalla e mi sposto nella mia nuova stanza.
Ci sentiamo presto…..vi amo tutti!!!!
3 Maggio 2008
Oggi la giornata è passata senza nessun evento particolare. La mattina l’ho dedicata ad aggiornare il blog, poi verso mezzogiorno sono andata da Coles (la nostra Ipercoop)con Riccardo per fare un po’ di spesa per il pranzo. Abbiamo optato per spaghetti al tonno con la passata di pomodoro. Devo dire che nonostante i pochi mezzi a nostra disposizione (sia in termini di pentolame che di condimenti) il risultato è stato soddisfacente!!!!
Dopo pranzo decido di fare due passi in centro. Dapprima faccio un salto alla biblioteca comunale dove è possibile usufruire di 20 minuti di navigazione internet gratis. Dopodichè decido di attraversare Harbour Bridge e di andare dall’altro lato della città. Lo spettacolo della baia che si gode dal ponte è veramente da mozzare il fiato: grattacieli sulla destra, l’Opera House che con le sue vele bianche sembra brillare di luce propria e poi ancora baie, insenature, porti, case e natura fusi insieme a perdita d’occhio il tutto riflesso su un oceano di un blu cristallino.
Arrivo dal lato opposto della città verso le 16.30. Il sole sta calando. Mi incammino sulla strada del ritorno e mi godo lo spettacolo del tramonto dal ponte. Dopo una mezz’ora buona di cammino sono di nuovo a Circular Quay. Nel giro di poco tempo il tramonto lascia il posto alla notte e in men che non si dica mi trovo di fronte uno spettacolo talmente bello da far salire le lacrime agli occhi: la baia con il ponte e l’Opera House completamente illuminati, con la luce che si riflette nell’oceano e nell’I-pod “Fast car” di Tracy Chapman. Me ne torno lentamente verso casa con gli occhi colmi di bellezza, la mente piena di sogni e di speranze e il cuore in bilico tra malinconia del passato e gioia del futuro.
IL NUOVO APPARTAMENTO (5 Maggio 2008)
Ci siamo. Ultima mattina al GAB (Great Aussie Backpacker). Solita colazione a base di tè e pane tostato con marmellata (….le fette di pane saltano fuori dal tostapane da sole quando sono pronte, come nei cartoni animati…..fantastico!!!). Finisco di “incastrare” le ultime cose nel mio packer e lascio l’ostello.
Alle 12 sono sotto casa, come da accordi, ma Cristine ancora non c’è. Ne approfitto per dare un’occhiata intorno: la casa è veramente grande da fuori, su due piani, bianca, in classico stile coloniale inglese. Sulla facciata, in alto, c’è una data “1883”…non fatico a credere che sia la data di costruzioni: gli anni che ha li dimostra tutti!!! Sicuramente si tratta di una delle case più vecchie di Sydney considerando che la città è stata fondata nel 1788.
Dopo 10 minuti arriva Cristine, scusandosi per il ritardo mi fa strada verso la mia camera. La porta è di legno e su di essa a darmi il benvenuto c’è la riproduzione in metallo nero di un pipistrello….ho veramente paura di scoprire cosa si nasconde dietro quella porta!!! Una volta dentro mi trovo di fronte il sogno di una vita: una stanza con le pareti ricoperte su tre lati da scaffali ricolmi di libri. Ce ne saranno almeno 800, ad occhio e croce, disposti su scaffali che vanno dal pavimento al soffitto. Uno dei tre lati della camera è occupato solo per metà dagli scaffali, nell’altra metà c’è un caminetto e uno scrittoio bellissimo di legno con i cassettini, gli scomparti per riporvi “le sudate carte” e il coperchio scorrevole per chiuderlo. Sul soffitto è tinteggiato un cielo con delle nuvole con i colori tipici del tramonto. Ciliegina sulla torta, il lampadario è una grossa lampadina sorretta da un drago in ferro battuto.
Non riesco a trovare un aggettivo diverso da “gotica” per definire questa camera. Assolutamente fuori dal tempo e dallo spazio, ma totalmente in sintonia con me.
Sbrigate le faccende burocratiche con Cristine, torno in camera e finalmente dopo una settimana comincio a disfare lo zaino e a sistemare le mie cose. Cristine è veramente adorabile, si premura di fornirmi lenzuola pulite, piumone e un asciugamano. Non posso chiedere di meglio, avevo già messo in budget di doverle comprare tutte queste cose.
Nel pomeriggio conosco uno degli inquilini (che scoprirò solo in seguito essere anche l’unico per ora), è italiano, sardo per la precisione,e si chiama Ciriaco (….credevo che Pomicino fosse l’unico uomo al mondo a chiamarsi così). Ci scambiamo un paio di parole in Italiano, ma poiché siamo di fronte a Cristine per educazione continuiamo in inglese e facciamo il patto, salvo emergenze, di parlare sempre inglese in casa….che grande!!!
Tra una cosa e l’altra si fa sera, mi cucino una bistecca con dell’insalata e vado a nanna.
E ORA CHE FACCIO? (6 Maggio 2008)
Alle 7 del mattino uno stormo di uccelli casinisti mi sveglia con le sue grida. Non so che specie sia, ma fa dei versi allucinanti. La giornata è nuvolosa. Mi rigiro nel letto e ad un certo punto ecco il momento atteso e tanto temuto, quello del pensiero: e adesso? Che cosa faccio? La città l’ho visitata, l’appartamento l’ho trovato e ora???Che senso dò al mio essere qui in Australia? L’unica risposta che mi so dare è:devo trovare un lavoro….sti cazzi….hai detto niente. Quanto ero in Italia e lo dicevo sembrava così facile “Ma sì, vado giù, mi cerco un appartamento, trovo un lavoro in qualche bar o in qualche ristorante e imparo l’inglese…..che ci vuole”. Trova tu qualcuno che ti assume per servire ai tavoli quando non capisci niente di quello che ti dicono. Il massimo a cui posso ambire in questo momento è a lavapiatti. Saranno questi pensieri, sarà il silenzio della grande casa nuova, ma la giornata non parte positiva. Decido allora di prendere la metro e andare a fare un giro in centro, magari il caos della città di rincuora un po’ di più. Come sempre accade però quando il disagio sta dentro di te puoi essere a 2000 metri di quota sola in un rifugio o nel cuore di Sydney immersa nella confusione assoluta, ma il disagio rimane. Infatti la fiumana di gente intorno a me non mi aiuta affatto, anzi sembra amplificare le mie emozioni.
Alle 16.30 ho appuntamento con la mia sorellina per vederci su Skype, così in attesa cazzeggio un po’ nel supermarket . Mi spiace che a distanza di 10 giorni dalla mia partenza mi debba vedere forse nella giornata più grigia che ci sia stata fin’ora, ma per fortuna poco prima dell’appuntamento ricevo una chiamata inattesa che nel più assurdo dei modi mi cambia la giornata. Al telefono c’è una delle persone più importanti della mia vita, o che quantomeno lo era al momento della partenza, e per la quale provo un amore incondizionato. Appena sento la sua voce scoppio a piangere e a più riprese continuo a farlo per tutta la telefonata. Peccato fossi in un luogo pubblico altrimenti mi sarei fatta uno dei miei fantastici pianti liberatori. Comunque anche se non ho potuto dare il meglio di me, credo che non potesse esserci rimedio migliore al mio grigiore. Dopo quella telefonata infatti mi sono sentita decisamente meglio e anche su skype con il mio amore ero sicuramente mille volte meglio di come lo fossi poche ore prima.
Torno a casa decisamente più felice di come lo fossi quando ne sono uscita e pronta per cominciare la nuova avventura di domani: cercare lavoro.
IL PORTA A PORTA (7 Maggio 2008)
Fondamentalmente ci sono due modi per trovare lavoro: le agenzie o il porta a porta. Comincio con le agenzie. Premetto che in Italia in questi casi si va a botta sicura, i nomi delle agenzie che offrono lavoro sono note a tutti (Adecco, Manpower, Obiettivo lavoro, ecc.), ma qui chi cavolo sa come si chiamano le agenzie e soprattutto chi lo sa se funziona come da noi che non si paga nulla o se invece magari qui ti chiedono dei soldi…bho?!?!?! Comincio col raccattare davanti alla porta di una casa una “yellow pages” e a cercare alla voce “Employment”. Ci saranno trecento agenzie. Comincio a segnarmi quelle più vicine a casa mia. Ne trovo due. Entro nella prima, ma la tipa mi dice che al momento non ci sono offerte di lavoro per donne e mi dice di ripassare la prossima settimana. Entro nella seconda e la receptionist mi spiega che loro sono convenzionati con il governo e perciò cercano lavoro solo ai residenti e non agli extracomunitari come me.
A questo punto decido di passare subito al piano B: porta a porta. Mi sono preparata un brevissimo CV con 4 stronzate in croce, tanto per lasciare un segno tangibile del mio passaggio (nome, cognome e numero di telefono), perché comunque chi ci è passato prima di me mi ha spiegato che agli australiani delle esperienze di lavoro in Italia non gliene importa molto ( a meno che tu non sia pizzaiolo o cuoco). Nel giro di un paio d’ore ho girato 5 locali. Chiaramente nessuno aveva bisogno, ma tutti sono stati cortesi nel chiedermi un “resumè”, come lo chiamano qui, e a dirmi il classico “Se avremo bisogno ti chiameremo”. L’unico a darmi una speranza è stato un ristoratore che mi ha detto di avere due ragazze in prova in questa settimana, perciò di provare a ripassare Lunedì prossimo che, nel caso loro non l’abbiano superata, fa provare a me.
Per oggi decido che può bastare, posso considerare superata la prova “ Vinci la timidezza e parla inglese”.
Alle 18.30 sto per uscire di casa per andare alla city (qui quando parli della “city” si riferiscono tutti al centro di Sydney), quando incrocio Cristine sulle scale. Mi dice che vicino alla sua galleria d’arte (ho scoperto che è una pittrice e ha una galleria d’arte)c’è un bar e, se mi fa piacere, domattina posso andare con lei al lavoro ed essere presentata al gestore del locale. Se mi fa piacere????....a voglia!!!! Così mi accordo con lei per uscire di casa domattina alle 9.30. Come se non bastasse anche Trudy mi dà una dritta per il lavoro. Vi ho già parlato di Trudy? Forse no. Bhe, brevemente, Trudy è la proprietaria della casa. E’ una donna di colore, americana, di New York, ma vive a Melbourne e torna a Sydney solo una volta ogni due settimane. Fa la regista ed è un vero personaggio, mi ricorda molto Wupi Golberg. Quindi tornando al lavoro, Trudy mi dà l’indizzo di un Club di Bridge di cui lei conosce il proprietario e mi raccomanda di dire che mi manda lei. Fantastico!!!!Due raccomandazioni in un colpo solo!!!
La serata si conclude in un modo altrettanto grandioso. Ho appuntamento in città con Riccardo e con due suoi amici che non conosco per andare a mangiare qualcosa e bere una birra. I due suoi amici sono Giulio, un ragazzo di Vicenza, e Stefano di Bologna. Optiamo per la cucina orientale visto che qui a Sydney non solo è diffusissima, ma soprattutto è veramente economica . Con 10$ australiani (circa 6-7 euro) ti puoi fare una “signora cena” e volendo se scegli i ristoranti con la scritta BYO (Bring Your Own) ti puoi portare tu il bere e risparmi anche su quello. Optiamo per il Thailandese. Il tempo di ordinare la cena e ormai il ghiaccio è rotto. Loro cominciano a sparare cazzate a manetta (soprattutto Stefano, il bolognese è veramente un comico) e io finalmente, dal sabato della mia cena di addio, mi faccio delle sane risate. Dopo il ristorante andiamo in uno dei pub con i free drink, ci facciamo 4 birre e Giulio propone una partita a stecca. Io glielo dico che non ho mai giocato in vita mia, ma a lui non importa. Così facciamo le squadre: io e Giulio, Stefano e Riccardo. Quando arriva il mio turno Giulio mi fa vedere come si tiene la stecca e mi spiega quale palla devo colpire. Ok, tutto chiaro. Stecca appoggiata tra il pollice e l’indice. Gomito bene indietro e in alto. Occhio puntato sulla stecca per seguire la traiettoria. Pronti. Un colpo secco alla bianca che colpisce la palla degli avversari e la manda in buca. Non vi sto a dire i commenti degli altri!!!!! Avendo fatto buca tocca ancora me. Bhe, non ci crederete….ne mando in buca un’altra!!!! Ve lo giuro: prima volta in vita mia che gioco a stecca!!!!!
A fine partita (purtroppo per una sola palla, vinta da Riccardo e Stefano) si va a casa. Sono solo le 10.30 ma cominciando presto la serata è un orario assolutamente perfetto per rientrare. Devo dire che comincio veramente ad apprezzare questo stile anglosassone: cena alle sette, birretta verso le 8.30-9.00 e alle 10.30 -11.00 si può andare tranquillamente a casa soddisfatti di aver comunque fatto serata.
A parte questa serata fino ad ora non ho fatto grande vita mondana, però dopo ieri sera posso dire di aver avuto conferma di quello che mi hanno sempre raccontato ma che facevo veramente fatica a credere. Qui i ragazzi/e quando escono la sera si devastano di alcool. Soprattutto le ragazze sono tutte ubriache marce (del tipo che ti capita anche di vederle sboccare fuori dal locale o in bagno). E’ una cosa veramente allucinante. E poi chiaramente l’alcool le porta a fare le zoccole in maniera assolutamente plateale. I ragazzi non sono da meno, ma forse ci fai meno caso perché comunque anche da noi è più “normale”. Non ho ancora avuto modo di allacciare rapporti stretti con australiani, ma appena ne avrò l’occasione cercherò di capire le ragioni di questo modo esasperato di divertirsi.
FORSE CI SIAMO!!!!! (8 Maggio 2008)
Questa mattina alle 9.30 come da appuntamento vado con Cristine a Double Bay, un quartiere residenziale dove vive molta gente ricca e dove lei ha la galleria d’arte. Mi presenta Michael, il gestore del bar e mi lascia in sua compagnia per il “colloquio”. Michael mi offre un caffè (buonissimo: era più di una settimana che non bevevo un espresso) e dopo le solite domande di cortesia tipo “Da che parte dell’Italia arrivi”, “Perché in Australia”, “Quanto hai intenzione di rimanerci”, mi dice “Facciamo una prova: io ti faccio un’ordinazione e tu la scrivi”. PANICO!!!! Mi ordina “Fried eggs with mushrooms, bacon and turky toast”. Io purtroppo mi perdo la parte iniziale e gli scrivo solo da “mushrooms” in poi. Comunque lui mi rincuora dicendomi “Ok, your english is not so bed”. Mi spiega che si lavora dal Lunedì al Sabato e solo di giorno e mi dice subito che la paga è 13$ l’ora. Questa cosa mi ha molto colpita e mi piace molto. In Italia (e chi di voi ha fatto il/la cameriere/a lo può confermare) il boss di un locale non ti dice mai quanto paga (almeno non quando ti presenti per chiedere lavoro e nemmeno la prima sera di lavoro)e se ti azzardi a chiederlo tu sembra che stai commettendo un peccato mortale. Non ho mai capito perché quando si parla di lavoro il discorso “retribuzione” debba essere un tabù??? Qui invece è il boss stesso adirtelo fin dall’inizio. Mi dice poi che lui sta cercando due ragazze, ma che chiaramente finche non ho un po’ più di dimestichezza con l’inglese non mi può far fare la cameriera. Ero ormai psicologicamente pronta al solito “Ti chiamo se avrò bisogno”, invece mi dice di dagli il tempo di organizzarsi e che mi chiamerà Sabato per farmi fare una prova la settimana prossima. Grandioso!!!! Speriamo solo che io abbia capito giusto e che lui sia di parola.
Nonostante abbia già qualcosa in mano, uscita dal bar vado comunque a farmi un giro al Bridge Club….non si sa mai. Il tipo che Trudy mi ha detto di cercare è un certo Paul. E’ un signore molto distinto, sulla cinquantina, alquanto snob, come lo è del resto tutto l’ambiente: una sala piena di tavoli e di vecchi che giocano a Bridge. Mi fa accomodare nel suo ufficio e sebbene si accorga fin dall’inizio che faccio fatica a capire quello che dice, non accenna minimamente a parlare più lentamente. Mi fa vedere la cucina (cucina è un complimento, è una stanza di due metri per due con dentro una macchina per il caffè, un tostapane e un bollitore) e mi presenta le due ragazze che ci lavorano. Mi spiega che il lavoro è molto semplice, dare da bere a da mangiare a sti vecchi ricconi, e che quindi non ha bisogno di altro personale. Poi però non so cosa gli è saltato in mente, o magari me lo ha anche detto ma io non ho capito, ma mi chiede se voglio fare una prova fra un’oretta e mezza. Io non sono molto entusiasta dell’ambiente, però gli dico di sì, tanto che c’ho da perderci. Paul però mi dice che devo tornare a casa e mettermi un paio di pantaloni neri perché coi jeans non posso lavorare. Secondo voi una backpacker si può mettere nello zaino dei pantaloni neri per servire in sala? Certo che no. Gli dico che non ho pantaloni neri. Lo ringrazio comunque per l’opportunità e lo saluto.
A questo punto, me ne torno verso casa e decido che fino a sabato, finché non ricevo la chiamata di Michael, non distribuisco più curriculum. Non voglio rischiare di ricevere magari altre chiamate per andare a fare qualche prova e dover rifiutare perché si sovrappone a quella da Micheal…..non saprei neanche come spiegarlo al telefono. Aspetto di provare da lui, poi se lui non si fa sentire o se non supero la prova, ricomincio a cercare. Il periodo comunque non è sfavorevole per cercare lavoro. La maggior parte dei backpackers si sono spostati al nord dove fa più caldo e quindi molti posti di lavoro si sono liberati.
Ci vuole solo un po’ di pazienza e prima e poi qualcosa salterà fuori. Comunque spero vivamente di giocarmi al meglio la chanche del bar. Sarebbe veramente la situazione ideale per imparare l’inglese: tutto il giorno a costante contatto con gli inglesi, senza possibilità alcuna di ricorrere all’italiano per farsi capire.
Il resto del pomeriggio l’ho trascorso in compagnia dapprima di Riccardo, che è venuto a vedere dove abito, e poi di Gianluca, un ragazzo di Pescara che ho conosciuto sul forum e che ho incontrato per la prima volta questa sera. E’ un tipo in gamba, simpatico e piacevolissimo nella conversazione. Fa il giornalista e lavora in una sorta di associazione che promuove la cultura italiana in Australia. Mi terrà aggiornata sugli eventi culturali che organizzano….bello!!! Pazzesco se penso a come abbia conosciuto più persone in queste due settimane che forse negli ultimi sei mesi in Italia.
Mi scuso con tutti voi per non aver aggiornato il blog e per avervi annoiato con tutta la roba in un colpo solo, ma purtroppo qui a casa non ho internet perciò finché starò qui dovrete seguirmi settimanalmente, di più non posso fare con quello che costano gli internet caffè!!!
Un abbraccio a tutti e mi raccomando: leggete, leggete, leggete….commentate, commentate, commentate!!!