lunedì 29 settembre 2008

ORA SO COSA VOGLIO

Nell’arco di tempo di una settimana ho rivoluzionato completamente i miei progetti, perciò credo sia il caso di mettervi a conoscenza dei miei futuri spostamenti.

Innanzitutto ho deciso di andare a San Francisco nonostante sia venuta meno la ragione principale del viaggio, ossia rincontrare mia sorella. Chi conosce sia me che mia sorella, saprà benissimo quello che è successo. Per chi non ne fosse a conoscenza, non mi voglio dilungare nei dettagli, vi basti sapere che a causa di alcuni imprevisti non ha potuto rimanere in California, ma è dovuta rientrare in Italia. Perciò dopo il fattaccio l’ultima cosa che mi poteva interessare era andare a San Francisco. Per questo inizialmente mi ero informata in agenzia per un eventuale rimborso del prezzo del biglietto,ma in caso di cancellazione sarei stata rimborsata solo del 50% della tariffa. La seconda opzione a cui avevo pensato era di cambiare la destinazione, ma purtroppo non era fattibile. L’unica alternativa che mi rimaneva per non perdere 1000$ (la metà del valore del mio biglietto) era di posticipare la data. Così inizialmente avevo pensato di far slittare il viaggio a Marzo dell’anno prossimo, prima del mio rientro in Italia.

Rimaneva però un altro problema da risolvere. La mia assicurazione medica qui in Australia scade a fine Ottobre e per poterla rinnovare di altri sei mesi devo necessariamente uscire dall’Australia e poi rientrare. Perciò mi stavo informando per un eventuale viaggio di una settimana alle Fiji o a Bali, le località più vicine all’Australia. Ormai ero quasi convinta di fare così: andare alle Fiji il mese prossimo e poi in California a Marzo. La settimana scorsa però, grazie al consiglio di mia sorella, ho realizzato che in effetti la mia scelta era assolutamente anti-economica. L’unico modo per risparmiare era in effetti andare ora in U.S. in modo da sfruttare questo “espatrio” per il rinnovo dell’assicurazione sanitaria e non spendere altri soldi per un secondo viaggio.

Così il 10 Ottobre parto per la California. Avendo deciso praticamente la settimana scorsa, non so assolutamente cosa voglio visitare e come mi muoverò. Mi darò da fare questa settimana per pianificare il tutto.
Al rientro dalla California mi fermerò una settimana a Sydney per sistemare alcune cose, dopodiché ho deciso di spostarmi al Nord per cominciare a viaggiare. Anche in questo caso si tratta di una decisione piuttosto recente ed improvvisa. Nei miei progetti c’era sicuramente l’idea di viaggiare e di vedere qualcosa di diverso oltre a Sydney, ma l’idea era di farlo verso Febbraio e Marzo. Le ragioni che mi hanno spinto ad anticipare la mia partenza sono state molteplici.

La ragione principale è che ho realizzato che quello che voglio dall’Australia è conoscere la vera Australia, quella della barriera corallina del Queensland, del deserto, dei coccodrilli e dei canion del Northern Territory, dei parchi naturali e del buon vino del Western Australia. Ho avuto l’assoluta certezza di volere tutto ciò, quando lo scorso week end ho visto Bondi Beach, la “mia” Bondi Beach completamente invasa di turisti. Ho provato come una sorta di fastidio nel vedere tutta quella gente accalcata e sdraiata sugli asciugamani. Quella era la mia spiaggia, il mio oceano, le mie onde, la mia sabbia, quella che per mesi nonostante il freddo ho calpestato a piedi nudi nelle mie corse mattutine. E vederla stuprata da tutta quella gente, mi ha fatto capire che, paradossalmente, ho aspettato per tanti mesi l’arrivo dell’estate e ora che è arrivata non è quello che voglio. Non mi importa che Bondi Beach sia piena di turisti, non mi interessano i party, i BB, non è questo che mi rende felice.
Lunedì scorso, uscita dal lavoro, invece di camminare per tornare a casa ho cominciato a correre. Ho corso col fiatone fino in cima alla collina e poi giù a perdifiato fino alla spiaggia. Arrivata davanti casa, sono entrata, ho buttato lo zaino che avevo in spalla sul letto, ho preso un asciugamano, sono uscita di corsa e correndo sono arrivata in spiaggia. Mi sono svestita e mi sono tuffata nell’oceano. Sette di sera, buio, luna piena, il suo riverbero sull’oceano, le luci accese delle case e dei locali tutto intorno, nessuna voce umana, solo il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia ed io immersa nell’oceano a contemplare questa meraviglia. Questo mi ha dato una pienezza e un senso di appartenenza alla natura che non avevo mai provato prima e mi ha definitivamente dato la certezza che non voglio passare l’estate l’estate qui.

Perciò al mio rientro dalla California mi sposterò al Nord. Ho intenzione di partire da Cairns, per poi spostarmi a ovest, scendere a sud lungo la costa e rientrare a Sydney per il mio rimpatrio in Italia, il 20 di Aprile. Naturalmente non mi potrò permettere economicamente di viaggiare per 5 mesi ma dovrò allo stesso tempo lavorare. Ho intenzione di lavorare soprattutto nelle farms come fruit picker, per due ragioni. La prima è che è relativamente facile trovare impiego anche per un periodo di tempo limitato. La seconda è che il governo australiano concede un altro anno di Working Holiday Visa a chi svolge per almeno tre mesi questo tipo di lavoro. Al momento non sono sicura al 100% di voler passare un altro anno qui, ma vorrei creare le condizioni per poterlo fare in caso decidessi di voler tornare.
Questi sono i miei progetti per ora, ma chiaramente sono soggetti a qualunque variabile dato che non so nemmeno come spenderò i prossimi giorni in California!!! Non vi garantisco di poter aggiornare in tempo reale il blog nel periodo che passerò in U.S. Mal che vada ci si risente a fine Ottobre.

sabato 20 settembre 2008

STRANEZZE

La bellezza di un viaggio sta non solo nel visitare posti nuovi ma anche, e soprattutto, incontrare e integrarsi con nuove culture, nuove abitudini, con stili di vita diversi dai nostri. Dopo ormai cinque mesi trascorsi qui devo dire di aver cambiato alcune mie abitudini e di trovare del tutto naturali cose che appena arrivata mi sembravano totalmente assurde. Proprio perché molte di queste fanno ormai parte del mio quotidiano, mi risulta difficile ricordarle tutte, ma proverò a dirvene alcune.

1- Le due catene di supermercati più importanti a Sydney (e credo in tutta l’Australia) sono Coles e Woolworths. In entrambi ci sono i carrelli, ma senza la moneta da inserire per prenderli e riporli a fine spesa. La cosa che fa spaccare è che di conseguenza, non solo fuori dai supermercati ci sono carrelli un po’ dovunque, ma la gente si spinge il carrello con la spesa fin sotto casa!!!! Dopodichè lo lasciano vicino alla strada, sul marciapiede, e di notte c’è un omino con una specie di trattore che fa il giro per le strade a raccogliere carrelli.

2- Sempre rimanendo in tema “supermercati”, la spesa viene imbustata alla cassa gratuitamente (come nelle nostre ipercoop) e non si deve pagare nulla in più per le buste di plastica. La conseguenza è che l’Australia sta studiando come affrontare il problema dello smaltimento, proprio delle borse di plastica……farle pagare al consumatore no eh?!?!?!?

3- Nel reparto orto-frutta non bisogna usare il guantino monouso e pesare la frutta e la verdura. Basta mettere tutto sul nastro alla cassa e ci pensa la cassiera a pesare e applicare il prezzo. Non voglio nemmeno commentare l’aspetto “igienico-sanitario” della cosa, ma di sicuro non c’è il rischio che qualcuno (come accade da noi) applichi agli asparagi il prezzo delle patate!!!

4- Qui in Australia è proibito bere alcolici fino ai 18 anni. Perciò ogni volta che si accede ad un locale, c’è la sicurity che controlla l’ID.

5- Conseguenza diretta di quanto sopra, nei supermercati non si trovano alcolici ma bisogna andare nei bottle shops. I bottle shops sono per l’appunto dei negozi dedicati alla vendita di birre, vini, liquori e alcoolici in genere. Vorrei capire perché in tutti i locali in cui sono andata fin ora mi hanno sempre chiesto l’ID e nei bottle shops invece nemmeno una volta……paradossi!!!

6- I postini che lavorano in città non si spostano con la macchina o con il motorino, ma a piedi: uomini con berretto, t-shirt, calzoncini corti (anche d’inverno ovviamente) , scarpe da trekking e zaino in spalla contenente la posta.

7- Generalmente a pranzo la gente mangia panini, insalate o zuppe (zuppa di lenticchie, di pollo e verdure, di prosciutto e piselli, di pomodoro e basilico….shit!!!) il tutto accompagnato da…acqua? NO….vino?NO….soft drinks?NO…..caffè? YES!!!!! Ebbene sì, qui la gente pasteggia con cappuccino, caffelatte o flat white (una sorta di cappuccino senza cacao e senza schiuma….”caffelatte?” direte voi….esatto…infatti devo ancora capire la differenza tra il caffelatte e il flat white!!!). Chiaramente una tazza di caffè accompagna il tempo di un pranzo, perciò vi lascio immaginare la bontà di chiudere il pasto con un sorso di caffelatte freddo!!! Tranquilli questa abitudine non l’ho presa e non la prenderò mai!!!!!

8- Diretta conseguenza: nei bar, sopra la macchina del caffè, troverete sempre una ventina di tazze per il cappuccino e cinque o sei tazzine per l’espresso. Qui una persona su 100 beve l’espresso e le tazzine servono per lo più per il “babycino” ossia il cappuccio per i bambini (chiaramente senza caffè, solo latte e schiuma)

9- L’educazione qui viene prima di tutto e talvolta è addirittura esagerata. Per farvi capire, alla cassa al supermercato la cassiera non si limita a dirti “Hi”, ma ogni volta ti chiede “How are you?”. Oppure quando si scende dal bus è buona norma dire sempre “Thank you! Bye!” al conducente. Le parole d’ordine qui sono “Excuse me” “Please” e “Sorry”. Se ricordi queste tre parole ti puoi considerare integrato a Sydney. Al lavoro ogni volta che una collega mi appoggia dei piatti da lavare vicino al lavandino, mi dice “Thank you”…..a fine giornata ho quasi la nausea di sentirmelo dire!!! Una volta ho addirittura visto la scritta sul un bus “Sorry, not in service”…pazzesco!!

10- Credo che qui le ragazze si “divertano” all’inverosimile fino ad una certa età, dopo di che quando decidono di mettere la testa a posta cominciano a sfornare figli a più non posso. E’ comunissimo qui vedere donne incinta e con un bambino di poco più di un anno nel passeggino. Oppure quasi tutti hanno passeggini “doppi” (come quelli per i gemelli), ma di solito ci stanno seduti due bambini con una differenza d’età davvero minima, il tempo biologico per ricominciare a sfornare. E questa non è l’eccezione, è la regola.

11- Nessun lavoro stradale viene fatto di giorno, solo di notte, per non intralciare il traffico…..come in Italia eh!?!?!

12- Dopo un trasloco o semplicemente per fare pulizia in soffitta si organizzano i “garage sale”, ossia nel cortile di casa o direttamente in strada si mette in vendita tutto quello che altrimenti verrebbe buttato. Mi fa sempre sorridere pensare che in Italia se qualcuno volesse fare una cosa del genere dovrebbe fare richieste di autorizzazione di qualunque genere, mentre qui basta mettere un cartello con la scritta “garage sale”, piazzare un tavolo in strada, decidere il prezzo degli oggetti e vendere!!!

13- Immaginatevi la scena: fermata del bus, una ventina di persone in attesa. La scena ambientata in Italia proseguirebbe con queste venti persone che sgomitano per salire per prime all’arrivo del bus. Qua invece immaginatevi le venti persone rigorosamente in fila indiana che aspettano pazientemente l’arrivo del bus e il proprio turno per salirci.

14- Una delle icone di questo paese è sicuramente la “Vegemite”. Non credo che ne abbiate mai sentito parlare. Si tratta di una crema spalmabile derivata dal lievito, ha un colore e una consistenza simili al cioccolato amaro ma se provate a mettere in bocca anche solo la punta di un cucchiaio vi assicuro che il vomito è garantito. L’unico modo per poter consumare questa crema è tostare il pane, spalmarci del burro e poi un velo sottilissimo di Vegemite. Il 99% degli europei che vengono qui e provano la Vegemite la trovano assolutamente disgustosa….bhe, io rientro nell’1% che la trova deliziosa!!! Per capirci, non l’ho mai comprata, ma ogni tanto al bar dove lavoro mi faccio preparare un toast….delizioso!!!!

15- Tutti i bar o i ristoranti hanno dei tavoli all’aperto con dei “funghi” e la gente mangia all’aperto anche in pieno inverno. Gli australiani amano la vita all’aperto e a costo di indossare giacca e sciarpa non rinunciano a mangiare all’aperto.

16- Una delle cose più divertenti che offre la tv australiana sono i notiziari. Perché? Perché non succede mai nulla!!! In un notiziario italiano come minimo ci sono un paio di omicidi, qualche truffa, qualche disastro stradale, processi di politici corrotti, un rapimento o un barcone di clandestini che arriva a Lampedusa. Qui invece, a parte le notizie di politica, la cosa più sconvolgente che potrebbe succedere è lo sciopero delle maestre della scuola elementare!!! Vorrei tanto capire se davvero non succede mai nulla o se qualcosa succede ma nessuno lo racconta.

17- Quando ero in Italia e mi stavo documentando su Sydney, una delle cose principali che veniva decantata di questa città era il suo carattere multietnico. In effetti qui convivono pacificamente persone di ogni razza, ma con una sola eccezione: non ci sono persone di colore. Mi è capitato pochissime volte di incrociare per strada dei “neri”. Credo che il governo australiano sia molto più serio e rigido del nostro in merito all’ingresso degli stranieri e questo potrebbe giustificare l’assenza di questa fetta di popolazione

mercoledì 10 settembre 2008

IL LIBRO GIA' SCRITTO

Questo post è per chi, come me, crede ciecamente nel fato, nel destino, nel divino che c’è in noi e sopra di noi.

Io credo.

Credo che esiste un’entità sopra di noi che governa le nostre vite, che lo si voglia chiamare Dio, Allha, Brahma o Geova. E’ il divino. Il divino che è in ognuno di noi e che ci lega al divino che è soprannaturale, trascendente e infinitamente incomprensibile. Credo che siamo solo apparentemente padroni delle nostre vite e delle nostre scelte. Ci piace credere che la nostra vita sia nelle nostre mani e che siamo noi a decidere in che direzione farla andare, perché questo ci fa sentire potenti, ma in realtà ogni nostra scelta è nostra solo apparentemente. Sono convinta che la nostra vita sia già stata scritta fin dal primo secondo in cui veniamo alla luce e che pertanto tutto ciò che ci accade non accade mai per caso. Fa parte di un disegno più grande che scopriamo passo passo e che ci lascia ogni volta basiti ed increduli di fronte alla sua originalità. A volte il destino ci mette di fronte a realtà scomode, insidiose, difficili da accettare, talvolta addirittura dolorose da mozzare il fiato. Impietriti ed increduli di fronte alla nostra stessa vita abbiamo due sole alternative: autocommiserarci chiedendoci perché la sfortuna abbia “baciato” proprio noi, ripetendoci cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo, oppure pensare che nulla accade per caso e che tutto fa parte del “nostro “ progetto.
Un minuto di ritardo e l’aereo decolla senza di noi: un sogno infranto o la salvezza da un disastro aereo.
La scoperta di un tradimento: la fine di un amore o il preludio all’incontro che cambierà la nostra vita.
Un colloquio di lavoro andato male: un’occasione sfumata o lo stimolo per la ricerca di qualcosa migliore.
Tutto ciò che ci accade può avere due chiavi di lettura. Sta a noi decidere quale adottare come filo conduttore della nostra vita. Qualcuno potrebbe pensare che la mia scelta sia una scelta di comodo. E’ comodo pensare che non siamo padroni della nostra vita perché questo ci solleva da ogni responsabilità. In realtà credere nel fato non significa lasciare che gli eventi ci travolgano e ci trascinino usando il destino come giustificazione, ma significa ponderare ogni scelta con la consapevolezza che il nostro libero arbitrio è lo strumento che il divino ci ha messo tra le mani per scegliere ogni volta il meglio, per farci arrivare al traguardo nel modo migliore, pur coscienti che il punto di arrivo è già stato scritto.
Il mio essere qui a Sydney, ne sono più che certa, era scritto nel destino. E ripensare a come stavo conducendo la mia vita in Italia, non fa che convincermi di ciò. Ora sono solamente curiosa di sapere perché il destino mi ha voluta qui.