“Twenty years from now you will be more disappointed by the things you didn’t do than by the ones you did. So throw off the bowlines, sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.”
Mark Twain
Grazie Australia.
Grazie per avermi fatto capire cosa significano rispetto e multiculturalità;
Grazie perché ora so distinguere ciò che è inutile da ciò che è futile, ciò che è indispensabile da ciò che è superfluo;
Grazie per avermi insegnato a guardare in alto mentre cammino;
Grazie per avermi fatto emozionare con i tuoi cieli infiniti, le tue nuvole dalle mutevoli mille forme e colori, i tuoi tramonti che nessuna cartolina o fotografia potrà mai ritrarre con la stessa intensità con cui sono impressi nei miei occhi;
Grazie perché ora so che la lingua non è un ostacolo all’amore;
Grazie perché ogni mattina in questi ultimi quindici mesi mi sono svegliata felice senza nessuna ragione apparente se non per il fatto stesso di essere al mondo;
Grazie perché mai prima d’ora mi ero resa conto di quanto fossi fortunata;
Grazie perché ancora una volta ho avuto la conferma che si può cambiare la propria vita in qualunque momento e la si può rendere straordinaria;
Grazie per gli ostacoli che mi hai fatto incontrare lungo il mio viaggio, per avermi messo alla prova e avermi dato sicurezza in me stessa;
Grazie per aver stravolto la mia concezione spazio-temporale;
Grazie per avermi costretto ad adattarmi a situazioni difficili e talvolta paradossali;
Grazie per non avermi mai fatto sentire sola anche quando lo sono stata;
Grazie per avermi mostrato cosa vuol dire vivere in una società civile e per avermi reso consapevole di quanto, a malincuore, noi se siamo ormai distanti;
Grazie perché ora so quali sono le piccole cose che possono rendere meravigliosa ogni singola giornata e farò di tutto per regalarle a chiunque le vorrà condividere;
Grazie perché stare lontana da casa mi ha permesso di distinguere con chiarezza i veri amici da quelli falsi;
Grazie perché lungo il cammino ho incontrato persone a cui sono bastati un mio abbraccio o un mio sorriso per sentirsi meglio;
Grazie perché ora so che non potrei mai vivere una vita lontano dalla mia famiglia;
Grazie per avermi sempre fatta sentire a casa;
Grazie perché non mi sveglierò mai più di malumore;
Grazie perché mentre scrivo tutto ciò la mia vista si annebbia, lo schermo diventa una serie di righe nere su uno sfondo bianco e le lacrime scendono lungo le mie guance, le lacrime di chi ha raggiunto la consapevolezza che la vita è meravigliosa, che la “mia” vita è meravigliosa.
venerdì 24 luglio 2009
giovedì 9 luglio 2009
BROOME TIME
Dopo settimane di caldo afoso e cieli blu immacolati questa mattina Broome si è svegliata sotto una leggera coltre di nuvole e un piacevole fresco venticello. Seduta sulla mia sedia da campeggio, di fronte alla tenda che da un mese a sta parte è la mia casa, con una tazza di caffè caldo tra le mani, mi rendo conto di provare una sensazione meravigliosa e che non avevo mai provato prima di arrivare in Australia : non fare assolutamente nulla e non sentire la benché minima esigenza di dover fare qualcosa. Potrei stare per ore seduta sulla sedia semplicemente guardandomi intorno, pensando, o talvolta addirittura senza pensare assolutamente a nulla, semplicemente lasciando il tempo scivolare. E’ una sensazione bellissima che ti regala una pace e una serenità indescrivibili. Sentirsi finalmente liberi dal vincolo di dover impiegare il tempo in qualche modo per non sentirsi inutili, annoiati o per dare un senso alle nostre giornate. Nella mia “vita precedente” ricordo che ogni giorno libero dal lavoro doveva essere occupato da qualcos’altro. Mi svegliavo la mattina pensando a come avrei potuto impegnare la giornata e se arrivavo a fine giornata senza aver concluso qualcosa mi sembrava di aver sprecato il mio tempo. Per non parlare poi di stare seduta da sola per ore sulla panchina di un parco o al tavolino di un bar: la noia si impadroniva di me dopo pochi minuti. C’era sempre una sorta di ansia o di disagio che mi portava a dover trovare qualcosa da fare pur di non restare sola con me stessa.
Ora invece le mie giornate stanno trascorrendo esattamente al contrario. Mi sveglio al mattino, alzo la cerniera della tenda e i miei occhi vengono investiti dalla luce del sole ormai già alto e pronto a regalarmi un’altra torrida giornata invernale. Dopo una lunga e abbondante colazione e quattro chiacchiere con i vicini di tenda, la mia intera giornata è totalmente priva di qualunque programma o impegno, ma la cosa non mi preoccupa affatto. Talvolta faccio una passeggiata fino in città per comprare qualcosa per il pranzo o per fare un saluto a mia sorella che lavora al bar. A volte vado in spiaggia, dove potrei stare per ore sdraiata ad abbronzarmi, ascoltare musica, leggere un libro o a contemplare la bellezza dell’ oceano Indiano. Quando l’afa non dà tregua passo qualche ora in biblioteca su internet o a leggere qualche rivista o quotidiano. Quando alle cinque il sole cala e alle sei è già buio non resta molto da fare se non cucinare qualcosa, chiacchierare un po’ e rivolgersi le stesse domande ogni sera relative a come si è trascorsa la giornata. A priori si conoscono le risposte poiché sono le stesse tutti i giorni, ma è comunque piacevole chiedere e sentirsi chiedere “How was your day?”. Magicamente e inspiegabilmente arriva la stanchezza e la voglia di andare a letto. La giornata è stata assolutamente all’insegna del “far nulla”, ma è trascorsa senza che per un solo minuto abbia provato la sensazione di annoiarmi o di sprecare il mio tempo. Vivere pienamente le proprie giornate non vuol dire necessariamente fare qualcosa, produrre, essere impegnati, significa fare qualunque cosa o assolutamente nulla provando una sensazione di pace, di equilibrio, di armonia con se stessi e con tutto ciò che ci circonda. Non credo di riuscire con le parole a rendere appieno questa sensazione, va provata per essere compresa e sono io la prima ad ammettere che fino ad un anno fa non avrei avuto la più pallida idea di cosa volesse dire.
Ed ecco perciò che posso aggiungere un’altra voce all’elenco dei regali che mi ha fatto l’Australia. Indubbiamente l’aver trascorso un mese a Broome ha dato un grosso contributo. Lo stile di vita di questa cittadina è emblematico del “relax” che caratterizza l’intero Western Australia, basti pensare che ironicamente si dice che W.A. (la sigla del Western Australia) voglia dire in realtà Wait Awhile! Ed ancora, per rendere l’idea, qui si parla di “Broome Time” ad indicare che il concetto di “tempo” a Broome è diverso che da qualunque altra parte. A Broome è “tempo” di rilassarsi, di godersi la vita, di non stressarsi, di non pensare troppo, di divertirsi, di dimenticare qualunque pensiero o preoccupazione. Se vi doveste trovare di fronte ad un episodio strano agli occhi di noi europei e chiedeste una spiegazione al riguardo ad un abitante di Broome, questo quasi sicuramente non vi saprebbe dare una spiegazione logica ma semplicemente vi direbbe: “Man, it’s Broome time!!!” Per farvi un esempio, una settimana fa c’era in centro un grosso cartellone che annunciava “Venerdì , fuochi artificiali” senza però specificarne l’orario. Chiedendo un po’ in giro c’era chi mi diceva che erano alle 7, chi alle 8 e chi alle 9. Per non parlare poi dell’ufficio informazioni che non ne aveva la più pallida idea. Il concetto quindi era “I fuochi sono Venerdì sera a qualunque ora, tu rimani in zona tra le 7 e le 9 e prima o poi li vedrai”: questo è Broome time. Per non parlare poi degli esercizi commerciali. Broome nei mesi di Luglio e Agosto è inondata dai turisti, ma ciononostante la maggior parte dei negozi e dei bar chiudono alle 5 in settimana e non aprono proprio la Domenica. Da noi sarebbe impensabile una cosa del genere, gli stessi gestori non rinuncerebbero mai a incrementare le proprie entrate tenendo chiuso alla Domenica. Qui invece la gente preferisce di gran lunga godersi la domenica con la propria famiglia o con gli amici piuttosto che guadagnare di più. La Lonley Planet ironicamente suggerisce di andare in terapia se non ci si riesce a rilassare a Broome!
E’ passato ormai più di un mese da quando sono tornata a Broome per la seconda volta. Dopo soli 4 giorni dal mio arrivo ho trovato un lavoro per un’impresa di pulizie e ho lavorato per loro una decina di giorni, dopodiché ho avuto alcuni problemi con il capo e me ne sono andata. A questo punto avrei potuto cercare qualcos’altro sapendo che sarei rimaste a Broome per altre tre settimane, ma confesso di non averci nemmeno provato e di aver lasciato vincere la pigrizia. Ho trascorso perciò le ultime tre settimane nell’ozio più totale. Ora purtroppo siamo giunti al termine anche di questo capitolo. Domani sera ho un volo che mi aspetta per riportarmi dove tutto ha avuto inizio, per chiudere il cerchio aperto ormai più di un anno fa a Sydney. Mi fermerò per una decina di giorni a Sydney per rivedere gli amici e sbrigare alcune formalità, dopodiché mi aspetta il grande passo: lasciare definitivamente l’Australia.
Innanzitutto so già che mi spiacerà lasciare Broome. In primis sarà dura lasciare mia sorella, con cui ho vissuto 24 ore su 24 per gli ultimi due mesi e mezzo, e riprendere a viaggiare da sola. Oltre a lei sarà strano dover salutare persone che non posso sicuramente definire “amici”, ma che hanno fatto parte della grande famiglia del caravan park che quindi in qualche modo mi ci sono affezionata: Barron, un ragazzo koreano dolcissimo e con un grande cuore, Adam, un australiano che pur essendo spesso stonato si è rivelato essere molto più colto della media dei ragazzi australiani e con una faccia che fa ridere solo a guardarlo, Tom, un estroverso parrucchiere di Londra dolce e assolutamente fuori di testa allo stesso tempo, Gigi, un ragazzo di Trento che io e mia sorella abbiamo sempre preso in giro per l’accento e tanti altri ancora. Il mio addio definitivo all’Australia sarà però il 20 di Luglio. Non voglio ancora pensare a quel momento, ho ancora 10 giorni davanti da godermi nella mia amata Sydney e non voglio sprecare nemmeno un secondo pensando alla partenza. Proverò ad attutire un po’ l’impatto del rientro (o forse rendendolo ancora più traumatico) fermandomi altri 10 giorni a Bali per poi mettere definitivamente piede sul suolo italiano il 2 di Agosto e cominciare così un nuovo “viaggio”.
Ora invece le mie giornate stanno trascorrendo esattamente al contrario. Mi sveglio al mattino, alzo la cerniera della tenda e i miei occhi vengono investiti dalla luce del sole ormai già alto e pronto a regalarmi un’altra torrida giornata invernale. Dopo una lunga e abbondante colazione e quattro chiacchiere con i vicini di tenda, la mia intera giornata è totalmente priva di qualunque programma o impegno, ma la cosa non mi preoccupa affatto. Talvolta faccio una passeggiata fino in città per comprare qualcosa per il pranzo o per fare un saluto a mia sorella che lavora al bar. A volte vado in spiaggia, dove potrei stare per ore sdraiata ad abbronzarmi, ascoltare musica, leggere un libro o a contemplare la bellezza dell’ oceano Indiano. Quando l’afa non dà tregua passo qualche ora in biblioteca su internet o a leggere qualche rivista o quotidiano. Quando alle cinque il sole cala e alle sei è già buio non resta molto da fare se non cucinare qualcosa, chiacchierare un po’ e rivolgersi le stesse domande ogni sera relative a come si è trascorsa la giornata. A priori si conoscono le risposte poiché sono le stesse tutti i giorni, ma è comunque piacevole chiedere e sentirsi chiedere “How was your day?”. Magicamente e inspiegabilmente arriva la stanchezza e la voglia di andare a letto. La giornata è stata assolutamente all’insegna del “far nulla”, ma è trascorsa senza che per un solo minuto abbia provato la sensazione di annoiarmi o di sprecare il mio tempo. Vivere pienamente le proprie giornate non vuol dire necessariamente fare qualcosa, produrre, essere impegnati, significa fare qualunque cosa o assolutamente nulla provando una sensazione di pace, di equilibrio, di armonia con se stessi e con tutto ciò che ci circonda. Non credo di riuscire con le parole a rendere appieno questa sensazione, va provata per essere compresa e sono io la prima ad ammettere che fino ad un anno fa non avrei avuto la più pallida idea di cosa volesse dire.
Ed ecco perciò che posso aggiungere un’altra voce all’elenco dei regali che mi ha fatto l’Australia. Indubbiamente l’aver trascorso un mese a Broome ha dato un grosso contributo. Lo stile di vita di questa cittadina è emblematico del “relax” che caratterizza l’intero Western Australia, basti pensare che ironicamente si dice che W.A. (la sigla del Western Australia) voglia dire in realtà Wait Awhile! Ed ancora, per rendere l’idea, qui si parla di “Broome Time” ad indicare che il concetto di “tempo” a Broome è diverso che da qualunque altra parte. A Broome è “tempo” di rilassarsi, di godersi la vita, di non stressarsi, di non pensare troppo, di divertirsi, di dimenticare qualunque pensiero o preoccupazione. Se vi doveste trovare di fronte ad un episodio strano agli occhi di noi europei e chiedeste una spiegazione al riguardo ad un abitante di Broome, questo quasi sicuramente non vi saprebbe dare una spiegazione logica ma semplicemente vi direbbe: “Man, it’s Broome time!!!” Per farvi un esempio, una settimana fa c’era in centro un grosso cartellone che annunciava “Venerdì , fuochi artificiali” senza però specificarne l’orario. Chiedendo un po’ in giro c’era chi mi diceva che erano alle 7, chi alle 8 e chi alle 9. Per non parlare poi dell’ufficio informazioni che non ne aveva la più pallida idea. Il concetto quindi era “I fuochi sono Venerdì sera a qualunque ora, tu rimani in zona tra le 7 e le 9 e prima o poi li vedrai”: questo è Broome time. Per non parlare poi degli esercizi commerciali. Broome nei mesi di Luglio e Agosto è inondata dai turisti, ma ciononostante la maggior parte dei negozi e dei bar chiudono alle 5 in settimana e non aprono proprio la Domenica. Da noi sarebbe impensabile una cosa del genere, gli stessi gestori non rinuncerebbero mai a incrementare le proprie entrate tenendo chiuso alla Domenica. Qui invece la gente preferisce di gran lunga godersi la domenica con la propria famiglia o con gli amici piuttosto che guadagnare di più. La Lonley Planet ironicamente suggerisce di andare in terapia se non ci si riesce a rilassare a Broome!
E’ passato ormai più di un mese da quando sono tornata a Broome per la seconda volta. Dopo soli 4 giorni dal mio arrivo ho trovato un lavoro per un’impresa di pulizie e ho lavorato per loro una decina di giorni, dopodiché ho avuto alcuni problemi con il capo e me ne sono andata. A questo punto avrei potuto cercare qualcos’altro sapendo che sarei rimaste a Broome per altre tre settimane, ma confesso di non averci nemmeno provato e di aver lasciato vincere la pigrizia. Ho trascorso perciò le ultime tre settimane nell’ozio più totale. Ora purtroppo siamo giunti al termine anche di questo capitolo. Domani sera ho un volo che mi aspetta per riportarmi dove tutto ha avuto inizio, per chiudere il cerchio aperto ormai più di un anno fa a Sydney. Mi fermerò per una decina di giorni a Sydney per rivedere gli amici e sbrigare alcune formalità, dopodiché mi aspetta il grande passo: lasciare definitivamente l’Australia.
Innanzitutto so già che mi spiacerà lasciare Broome. In primis sarà dura lasciare mia sorella, con cui ho vissuto 24 ore su 24 per gli ultimi due mesi e mezzo, e riprendere a viaggiare da sola. Oltre a lei sarà strano dover salutare persone che non posso sicuramente definire “amici”, ma che hanno fatto parte della grande famiglia del caravan park che quindi in qualche modo mi ci sono affezionata: Barron, un ragazzo koreano dolcissimo e con un grande cuore, Adam, un australiano che pur essendo spesso stonato si è rivelato essere molto più colto della media dei ragazzi australiani e con una faccia che fa ridere solo a guardarlo, Tom, un estroverso parrucchiere di Londra dolce e assolutamente fuori di testa allo stesso tempo, Gigi, un ragazzo di Trento che io e mia sorella abbiamo sempre preso in giro per l’accento e tanti altri ancora. Il mio addio definitivo all’Australia sarà però il 20 di Luglio. Non voglio ancora pensare a quel momento, ho ancora 10 giorni davanti da godermi nella mia amata Sydney e non voglio sprecare nemmeno un secondo pensando alla partenza. Proverò ad attutire un po’ l’impatto del rientro (o forse rendendolo ancora più traumatico) fermandomi altri 10 giorni a Bali per poi mettere definitivamente piede sul suolo italiano il 2 di Agosto e cominciare così un nuovo “viaggio”.
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