mercoledì 14 maggio 2008

ONLY ENGLISH TONIGHT (9 Maggio 2008)

Oggi, mentre uscivo di casa per andare al parco qui vicino per leggere un libro, ho incrociato Ciriaco, il mio coinquilino. Chiacchierando del più e del meno mi ha chiesto se questa sera mi andava di andare con lui e dei suoi amici in città a mangiare qualcosa. Da subito ha messo in chiaro una cosa: “Non si parla italiano, solo inglese!” . L’idea di passare una serata interamente a parlare inglese, e soprattutto a cercare di capire quello che gli altri avrebbero cercato di dirmi, un po’ mi preoccupava. Poi però mi son detta: “Son venuta fin qui per imparare l’inglese?...e allora impariamolo”.
Alle 6 siamo andati in città, a Martin Place, in un pub molto carino, con un giardino interno e frequentato per lo più da gente adulta, da colletti bianchi post ufficio per capirci. Qui ho conosciuto tutti gli amici di Ciriaco: Andrea, sardo come Ciriaco ma che vive qui da 5 anni perciò mi parlava in inglese, la sua ragazza americana, Martin, un ragazzo Norvegese, e poi una coppia, di cui non ricordo i nomi, lui filippino e lei lituana. Inaspettatamente mi sono sentita più a mio agio in mezzo a questa gente che in molte altre situazioni di nuovi incontri in Italia. Erano tutte persone veramente adorabili. Mi parlavano lentamente per cercare di farmi capire e mi facevano domande per coinvolgermi: non mi hanno mai fatto sentire esclusa dai discorsi, anche se non capivo tutto quello che dicevano.
Dopo un paio di birre, abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa. Ciriaco ha proposto una pizzeria dove a suo giudizio si mangia la pizza più buona di Sydney. Dopo un veloce sondaggio, di tutta la compagnia, ci siamo ritrovati solo noi due e la coppia filippino/lituana a voler andare a cena. Ci siamo incamminati verso The Rocks, il quartiere più vecchio di Sydney. Arrivati al ristorante ho visto subito che si trattava di un posto di lusso: affacciato direttamente sull’oceano, tovaglie bianche, luci soffuse e candele accese. Appena ho visto l’insegna (“Ristorante Pizzeria Ventuno”)ho capito che si trattava di un ristorante a gestione italiana e all’interno ne ho avuto conferma: il personale era tutto italiano dal proprietario, ai camerieri, al cuoco, al pizzaiolo. La gestione mi ha rincuorato sulla possibilità che la pizza fosse davvero buona come diceva Ciriaco, quando ho visto il forno a legna le certezze sono aumentate e quando poi ho messo in bocca la prima fetta di una pizza pomodoro, mozzarella, gorgonzola e crudo credo di aver avuto il primo orgasmo organolettico da quando sono arrivata qui. Vi giuro che era più buona di molte pizze che ho mangiato in Italia!!!! Per chiudere in bellezza ho mangiato poi qualche cucchiaio del tiramisù che aveva preso Ciriaco….orgasmo multiplo!!!!Ovviamente gli ingredienti erano tutti made in Italy e ovviamente, di conseguenza, aveva il suo prezzo. Non è stata una cena economica, ma ne è valsa la pena. Non sarà sicuramente un ristorante in cui mi potrò permettere di andarci tutte le settimane, ma è comunque bello sapere che c’è….è lì….è una sicurezza in più, e se una sera hai bisogno di due coccole gastronomiche o c’è qualcosa di importante da festeggiare sai che lì puoi andarci a colpo sicuro. La cena comunque è andata bene non solo per il cibo, anche per la compagnia. Abbiamo parlato del più e del meno e dopo un po’ anche per me parlare e ascoltare in inglese incominciava da essere, non dico naturale, ma quasi. Con questo non voglio dire di riuscire già a capire tutto quello che mi dicono o di riuscire a dire tutto quello che vorrei, però posso dire di aver superato la fase della paura di parlare per rischiare di fare figure di merda.
Finita la cena gli altri hanno continuato la serata, io purtroppo sono dovuta tornare a casa perché domattina ho la prova nel bar a Double Bay…..non ve l’avevo detto? Eh sì, il tipo, Michael mi ha chiamata oggi pomeriggio e mi ha chiesto se volevo andare a provare domattina. Perciò nanna presto perché domattina alle 7 ho la sveglia.

Speriamo in bene!!!!


PROVA SUPERATA!!!! (10 Maggio 2008)

Non sto a tenervi sulle spine. E’ andata: prova superata!!!!
Sono arrivata al bar alle 8.30 e ho conosciuto il personale di cui praticamente non ricordo nemmeno un nome perché sono quasi tutti asiatici e quindi con dei nomi assurdi. Micheal mi ha subito messo a mio agio dicendomi di non preoccuparmi che fintanto che non prendo un po’ di confidenza con i nomi dei piatti e, soprattutto con l’inglese, non mi farà prendere le comande, ma solo lavare le stoviglie e portare qualcosa ai tavoli.
Dopo cinque minuti che ero lì mi sono accorta dell’assurdità dell’organizzazione del lavoro in quel locale: 14 tavolini da due e :
-una persona a fare i caffè;
-una ai fornelli (i “fornelli” consistono in una griglia per tostare il pane e due fornelli);
-due ragazze a prendere le comande e a servire;
-il titolare, che oltre a fare il PR, porta e ritira ai tavoli ;
-io a lavare piatti e bicchieri;
In Italia un bar con 28 posti a sedere se sei in due a lavorarci è già tanto!!! Inoltre il bancone, anche se qui non si può proprio chiamare così, sarà stato 3 metri per 2 , perciò vi lascio immaginare lo spazio vitale per potersi muovere in quel loculo quale poteva essere. Sono stata lì dalle 8.30 alle 12, ho fatto la dish washer e nel frattempo ho cercato di capire un po’ come lavoravano gli altri. Fondamentalmente la difficoltà sta nei nomi delle cose che ci sono sul menu. Loro a colazione si mangiano di tutto: dalle uova (bollite, fritte, in camicia,ecc.), ai toast, al porridge, ai milkshake, ai funghi, ai fagioli, hanno 10 tipi diversi di caffè e cappuccini e a pranzo ordinano delle zuppe incomprensibili. Quindi la difficoltà per me sta proprio nell’associare i nomi a piatti che noi non conosciamo. Sicuramente in questo senso sarebbe stato più facile andare a lavorare in ristorante italiano all’inizio, però ho preferito scegliere questa strada per evitare il più possibile di entrare nel circolo vizioso delle amicizie italiane. In futuro, quando saprò cavarmela con l’inglese, allora potrò valutare la possibilità di un ristorante italiano, ma per ora va bene così. Comunque a fine servizio Micheal mi ha detto che per lui potevo andar bene, l’unica difficoltà era che al momento, non avendo moltissimo lavoro, non mi poteva far fare molte ore, solo 4 ore 3 o 4 volte a settimana. Non importa, come inizio può andare bene comunque.
Mentre camminavo verso casa mi sono fatta due conti e pensavo che se al bar facessi solo tre o quattro giorni a settimana e solo di giorno, per la sera mi potrei cercare qualcos’altro. Così mentre facevo questi pensieri sono passata davanti a una pizzeria vicino casa e ho visto l’avviso di prossima apertura. Sono entrata, ho chiesto del boss e gli ho domandato se cercasse personale. All’inizio mi è parso di capire che mi dicesse che era al completo, poi però a un certo punto ha cambiato idea e mi ha detto di andare Domenica prossima alle 7 di mattina per una prova. Ottimo!!!! Mi sa tanto che ora andrò avanti a fare così: prove su prove. Sono ore che, tranne se ti becchi lo stronzo di turno, vengono comunque retribuite, sono occasioni in più per stare a contatto con l’inglese e hai visto mai che magari alla fine qualcuno ti piglia a tempo pieno. Provare, provare, provare, provare….

Non contenta delle poche ore di sonno alle spalle e delle 4 ore di lavoro, alle 4 del pomeriggio ho deciso di andare a correre. Erano più di due settimane che non facevo sport e cominciavo a sentirmi uno schifo. Non avrei potuto fare un scelta migliore. La giornata era decisamente calda.
A proposito, non so se vi interessa, ma vi do due info sulle condizioni atmosferiche qui a Sydney. Siamo al 10 di Maggio che, considerando che qui il 21 Marzo è iniziato l’autunno, è come se da noi fosse il 10 Novembre, e di giorno si va in giro tranquillamente in infradito e maglietta. La sera il felpino ci sta, ma nulla di più. La dice lunga sul clima di Sydney il fatto che le case (quantomeno quelle vecchie) non hanno il riscaldamento. La cosa comunque buffa, a proposito del clima, è che per le strade ti puoi beccare il tipo in pantaloncini e maglietta accanto a quello con la giacca e la sciarpa….la percezione del caldo e del freddo cambia in maniera impressionante da persona a persona.
Tornado alla mia corsa, mi sono messa pantaloncini e maglietta, i-pod alle orecchie e sono uscita di casa. A 5 minuti da casa mia c’è uno degli ingressi del Centellian Park. Questo parco è l’area ricreativa maggiore di Sydney. Si può affittare un cavallo, andare in bici, coi pattini, ci sono più laghi e campi per ogni sport. Per non rischiare di perdermi ho seguito la staccionata bianca che delimita il percorso equestre e mi sono fatta 45 fantastici minuti di corsa. E’ stata la corsa più bella che abbia mai fatto in vita mia perché tutto intorno a me mi invitava a farlo. Un sacco di gente che correva, che andava in bici, che passeggiava, che andava a cavallo immersa in una distesa infinita di verde. Mentre correvo pensavo .”Certo che la vita è veramente meravigliosa, chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovata a fare jogging a Sydney….pazzesco come la vita può cambiare e ti può cambiare da un momento all’altro….basta volerlo.”


DA BONDI BEACH A COOGEE (11 Maggio 2008)
Oggi io e Riccardo ci eravamo messi d’accordo di beccarci a casa mia verso le 10.30 per fare una passeggiata fino a Coogee, una bella spiaggia a sud di Bondi Beach. Bondi Beach è la spiaggia più famosa non solo di Sydney, ma dell’Australia, rinomata principalmente per i numerosi surfisti che si ritrovano qui a cavalcare le onde. Poiché si trova ad una mezzoretta a piedi da casa mia, abbiamo deciso di andarci a piedi e poi proseguire lungo un percorso pedonale fino a Coogee. Arrivati a Bondi ci siamo soffermati a guardare l’oceano e abbiamo fatto entrambi la stessa considerazione e cioè che, non so per quale strana ragione, pur essendo una città di mare ne io ne lui, almeno fino ad ora, l’abbiamo avvertita come tale.
Da Bondi è cominciata la passeggiata vera e propria lungo un percorso fatto di sali e scendi di scale e di stradine ricavati nella scogliera e che segue il zigzagare della costa. E’ stata una passeggiata alquanto sofferta poiché è durata 4 ore e le mie gambe, dopo la corsa di ieri, non erano proprio un bjoux, però ne è valsa assolutamente la pena dati i panorami mozzafiato che si godevano dalla scogliera.
Una volta a Coogee abbiamo pranzato e poi siamo passati al ristorante dove lavorano Stefano e Giulio per salutarli.
E anche questa domenica se ne è andata. Domani si lavora dalle 11 alle 18, Martedì pure e chissà se avrò qualcosa di interessante da raccontarvi a parte il lavoro.
A bhe, una novità ancora c’è: dal 3 di Giugno devo lasciare l’appartamento. Non ho ben capito la ragione, ma Trudy mi ha detto che dal 3 “she wants to close the home” così mi devo cercare una sistemazione. Ve l’avevo detto che avrei comunque cercato qualcosa di più economico, ma speravo di avere un po’ più di tempo. Comunque, Trudy ha altre due case più vicine al centro. Andrò a vederle, ma credo che alla fine cercherò qualcosa qui a Bondi Jnct perché la zona mi piace davvero un sacco. Vediamo un po’, comunque in settimana comincio ad andare su internet a leggere un po’ di inserzioni.
Un abbraccio grande!!!!

DOMANI SONO GIA’ TRE SETTIMANE (15 Maggio 2008)

Minchia!!!! Domani sono già tre settimane che sono qui!!!! Non mi sembra vero. Le giornate passano in maniera allucinante. Ho già capito che i miei tre mesi di rodaggio arriveranno senza neanche accorgermene. Ho infatti deciso di fare il primo bilancio dell’esperienza fra tre mesi, quindi il 25 Luglio. Metterò a bilancio i soldi spesi con il livello di inglese raggiunto e valuterò quanti altri mesi investire qui.
Sicuramente con il lavoro dovrò trovare qualcos’altro perché con tre giorni di lavoro a settimana non ce la faccio di certo a mantenermi e poi perché più lavoro più sto in mezzo ad inglesi e più imparo velocemente. Il problema per ora è che non mi va di trovarmi dei lavori qui a Bondi Jnct se poi magari quando cambierò casa andrò a vivere dal lato opposto della città. Mi sa che per ora mi conviene aspettare di sistemarmi e poi mi riattivo per il lavoro.
Al bar il lavoro va benino. Dico “benino” perché faccio ancora fatica a capire quello che mi dicono e quindi a volte mi sento a disagio perché loro ridono e scherzano e io invece non capisco nemmeno di cosa stanno parlando. Come se non bastasse Ronny, il tipo addetto ai caffè, oltre ad essere del Bangladesh (e quindi parlare un pessimo inglese) ha pure un problema di sinusoidi, perciò vi lascio immaginare cosa possa capire quando mi parla……che culo eh?!?!?!?!?
Lunedì sera, dopo il lavoro, il titolare mi ha proposto di andare a bere qualcosa con lui per fare una lezione di inglese/italiano. Lui infatti partirà la settimana prossima per l’Italia e voleva imparare qualche parola e io, ovviamente, ho sempre bisogno di lezioni gratuite!!! Alla fine abbiamo parlato solo in inglese, ma meglio così. Martedì invece ho avuto un’altra lezione gratuita di inglese con Alex, uno dei miei coinquilini. Martedì mattina al bar, mi ero un po’ gasata perché spesso riuscivo a capire quello che i clienti ordinavano al bancone e riuscivo anche a cogliere qualche stralcio di conversazione. Alla sera però con Alex mi sono dovuta ricredere. Vi giuro che non capivo una mazza di quello che mi diceva. Mi parlava velocissimo, mangiandosi tutte le parole. Mi voglio giustificare paragonando Alex ,che ha 20 anni, con i nostri ventenni in Italia e pensando che anche lui come da noi usi uno slang tutto particolare….regge la scusa?
Comunque è stato divertente. Eravamo sul divano a guardare la tele, lui cercava di spiegarmi quello che stavano trasmettendo e io con il dizionario cercavo di capire qualcosa. Credo che sarebbe molto utile riuscire a parlare il più possibile con lui perché è un australiano doc, quindi se riesco a capire lui, siamo a cavallo. Io problema è che lui, come le altre coinquiline (ho scoperto da poco che qui ci vivono altre due ragazze ma io non le ho mai viste)in casa non ci sono mai quindi le occasioni di dialogo sono davvero poche. Spero di essere più fortunata con la prossima sistemazione.
Faccio una breve considerazione che da quando sono qui mi è scaturita più di una volta. Credo che almeno una volta nella vita tutti dovremmo provare l’esperienza di trovarci all’estero e provare sulla propria pelle cosa vuol dire aver bisogno di comunicare, voler dire qualcosa, ma non trovare le parole per farlo. Vi assicuro che non è una sensazione piacevole e secondo me dovremmo provarlo tutti perché forse, solo allora, potremmo avere un po’ più di rispetto e di considerazione per i numerosi immigrati che ci sono nel nostro paese. Non voglio scendere in questioni più profonde legate al comportamento delinquenziale di molti immigrati nel nostro paese, vorrei solamente lanciarvi uno spunto di riflessione per provare a guardare con occhi diversi gli stranieri nel nostro paese e provare per qualche istante a mettervi nei loro panni.


A.A.A. CERCASI IDRAULICO PER BUSINNES
Per favore spargete la voce in Italia!!!! Trovatemi un idraulico che voglia fare i soldi importando i bidè in Australia!!!! Per favore!!!! Io non ce la faccio mica ad abituarmi a sti popoli anglosassoni che non hanno il bidè. Ma come si fa? ???????? L’unica cosa intelligente che hanno nei loro bagni è il water con il pieno carico e il mezzo carico. Ossia, sulla vaschetta dell’acqua, hanno due bottoni da premere per lo scarico: uno per scaricare tutta la vaschetta (quindi per “scarichi importanti”) e uno che scarica solo mezza vasca (per “scarichi minori”), così si risparmia acqua. Immagino che a voi non ve ne possa fregare molto, ma mi ha colpito e mi è sembrata una cosa intelligente.

2 commenti:

Laura ha detto...

Amore non volevo deluderti... Ma esiste anche in Italia la storia dei pulsanti per le due tipologie di scarico! Forse non ci hai mai fatto caso!
Eh eh! Comunque bello bello... Non vedo l'ora di partire anch'io! Ti ammiro ogni giorno di più, sei il mio mito ogni giorno di più!
A presto amore mio. Ti bacio.

Il basilisco ha detto...

Riecco il DUO dei commentatori riuniti...ovviamente roba da Bloggers. (ciao Laura ;-) Tutto procede bene dunque..work life in progress! Son contento per Te. Sul concetto della lingua e del riuscire ad esprimersi come vorresti all'estero mi trovi, per esperienza, assolutamente d'accordo. Mi immagino gli stranieri che ci sentono dire "si me piacere molto tua casa e tuo modo di parlare bello davanti nel mare che non vedere mai"...Mentre avresti voluto esprimere un'emozione pura! Ma prima o poi bisogna passarci altrimenti sto benedetto inglese non si impara più!!
We feel soon.