lunedì 28 luglio 2008

GOLD COAST

E’ passata ormai una settimana dal mio rientro a Sydney, quindi credo proprio che sia giunto il momento di raccontarvi qualcosa in merito alla mia vacanza in Gold Coast.
Premetto fin da subito che purtroppo è successo quello che spesso mi è capitato di sentir raccontare da altri, ma che speravo non sarebbe mai capitato a me:incominciare la vacanza in compagnia e finirla da sola. Non mi voglio addentrare nei dettagli, per rispetto verso il mio compagno di viaggio, vi basti sapere che al terzo giorno di vacanza abbiamo preso ognuno la propria strada e ci siamo ritrovati all’aeroporto per il volo di rientro. Sicuramente mi è servito di lezione e ora so che non dovrò mai più fare la cazzata di andare in vacanza con qualcuno che non conosco veramente bene.
Comunque, compagnia a parte, direi che il bilancio è stato decisamente positivo.

Domenica pomeriggio, dopo un ora e mezza di volo, siamo atterrati a Coolangatta. Appena si è aperto lo sportellone dell’aereo, si poteva già avvertire la differenza di temperatura rispetto a Sydney: non molti gradi, credo 4 o 5 in più, ma sufficienti per sentire il bisogno di togliersi la felpa e farsi scaldare la pelle dal sole. Dopo un pasto decisamente poco salutare (fish bourger and chips) abbiamo preso un bus per il centro città. Alla fermata del bus, oltre a noi due, c’era una donna (un “donnone” ad essere sinceri, più larga che alta)con la divisa della compagnia di trasporti della zona. Un vero e proprio “personaggio”!!!!! Ha attaccato subito bottone, chiedendoci di dove fossimo e esordendo con un “Buongiorno!!! Come stai?” dover averle detto che eravamo italiani. Le abbiamo chiesto indicazioni in merito al bus da prendere per Coolangatta e lei, non solo ce lo ha indicato, ma appena il bus si è fermato e ha aperto le porte, ha urlato all’autista (peraltro donna anche lei), una volta arrivati in città, di indicarci un ostello molto bello ed economico.
Dopo circa 10 minuti di bus l’autista ci ha indicato la fermata e l’ostello in questione. Coincidenza vuole che fosse proprio l’ostello che avevo visto su internet e di cui avevo segnato l’indirizzo perché mi sembrava effettivamente molto carino. Alla reception due ragazzi ci hanno accolto con la stessa cordialità che avevamo riscontrato nelle due donne incontrate in precedenza. Una cordialità che non ha niente a che vedere con quella dei nostri ristoratori o albergatori che, nella maggior parte dei casi, sono gentili solo perché di fronte a loro hanno un cliente, presente o ipoteticamente futuro, e come tale una fonte di guadagno. Da noi a volte la cordialità viene talmente esasperata che si trasforma in palese ruffianismo (passatemi il termine). Qui invece la gente è cordiale perché è nella loro natura esserlo, è nel loro stile vita rilassato, nel loro life motif “take it easy mate, you’re in Australia”. E’ veramente difficile da spiegare con parole, perché è una sensazione che ti trasmettono non a parole, ma proprio con il loro modo di essere. Quando ho detto “la gente qui è cordiale”, con il “qui” mi riferivo proprio a Coolangatta e dintorni, perché a Sydney questa atmosfera “take it easy”, si fa più fatica a percepire essendo una metropoli. Ho così avuto la conferma di ciò che mi era stato detto da amici, e cioè che la “vera Australia” non è Sydney, sono tutte le località minori sperdute per il continente.
Ritorniamo all’ostello. Non siamo in alta stagione, perciò l’ostello è praticamente vuoto. Le camere sono al piano di sopra, mentre in basso c’è un pub con annessa cucina che dà la possibilità ai backpackers di cenare con 10$....buono a sapersi. Dopo esserci sistemati usciamo a fare due passi e a goderci il tramonto.






La vita notturna a Coolangatta non offre praticamente nulla, quantomeno non ora, in inverno. Perciò dopo aver cenato con ottimi spaghetti al tonno preparati nella cucina dell’ostello, ce ne andiamo direttamente a nanna.
Il Lunedì mattina decidiamo di scendere a sud, a Byron Bay. Dopo alcune peripezie per riuscire a capire quale bus dovessimo prendere, finalmente verso le 11 partiamo e dopo un ora e un quarto arriviamo a Byron Bay. Proprio di fronte alla fermata del bus troviamo l’ufficio informazioni. Entriamo per chiedere informazioni in merito agli alloggi e la nostra attenzione viene richiamata da un volantino che pubblicizza lo skydive, ossia il lancio in tandem con il paracadute e…..bhe, il resto è storia!!!



In Byron Bay ci siamo stati un solo un giorno e mezzo perché sfortunatamente il pomeriggio seguente allo skydive il cielo si è coperto ed ha incominciato a piovere.



Perciò di Byron ho visto veramente poco e mi sono ripromessa di tornarci assolutamente. L’unico episodio degno di nota (oltre ovviamente al lancio) è stato l’incontro del tutto occasionale con un tipo veramente fuori di testa. Eravamo seduti in un bar/pizzeria a bere un caffè quando a Steto,il mio compagno di viaggio, squilla il telefono. A chiamarlo era Nico, un ragazzo che ho conosciuto anch’io a Coogee. Fanno due chiacchere, Steto gli spiega dove ci troviamo e Nico gli dice “Guarda che se non sbaglio nel bar dove sei tu ora ci lavora Beppe, un pizzaiolo italiano”. Steto va verso la pizzeria ed in effetti era proprio lui. Dopo le presentazioni di rito, incomincia a raccontarci che proprio quel giorno il suo capo gli ha dato il permesso di tornare in Italia per un paio di mesi e lui ora è completamente fuori di testa. Perché? Perché vuole tornare in Italia per cercare la donna di cui è follemente innamorato. Sono stati insieme per circa 6 mesi in Oz, lei poi è tornata a casa, in Italia, perché non se la sentiva di stabilirsi in Australia e ora lui la vuole raggiungere per cercare di convincerla a tornare in Oz. Il problema è che lui sa solamente che lei si trova in Sardegna, ma non sa “dove” in Sardegna. Così ha prenotato un volo per Cagliari e una volta arrivato lì incomincerà a girare per cercarla….un pazzo!!! Dovevate vederlo con che occhi stralunati ci guardava mentre raccontava di lei, pareva che si fosse appena fatto un cannone!!! Raccontava che da quando l’ ha conosciuta la sua vita è cambiata, ha smesso di bere e di fumare, ha ricominciato ad andare a correre, ad apprezzare i piccoli piaceri della vita, si è messo a scrivere un libro di pensieri e poesie che le darà il giorno in cui riuscirà a rincontrarla e poi mi ha fatto spaccare quando ad un certo punto ha detto che quando va in spiaggia parla con le belene e i delfini e le dice “Andate da lei e ditele che l’amo!!!”…..volevo buttarmi via dal ridere!!! Mi ha fatto piegare dal ridere, ma vi assicuro che allo stesso tempo vedere in un uomo quegli occhi colmi di amore e di romanticismo mi ha fatto credere che forse una speranza esiste ancora……..
Comunque a parte la particolarità di Peppe, tramite lui abbiamo conosciuto tutta una serie di ragazzi italiani che vivono a Byron, quindi per un paio di sere abbiamo fatto festa con loro.
Il Mercoledì mattina siamo partiti alla volta di Surfers Paradise. Avevamo prenotato un bus piuttosto presto, verso le 8.30 a.m., perché speravamo di goderci la giornata di sole in Surfers Paradise, ma purtroppo il tempo è stato davvero inclemente con noi ed infatti ha piovuto tutto il giorno. Di questa località non ho avuto assolutamente una buona impressione. E’ una sorta di Rimini australiana: palazzi, casinò, ristoranti, discoteche. Nulla di veramente australiano. Non so nemmeno perché la chiamino “Surfers Paradise” dato che parlando con alcuni surfers mi hanno detto che non è assolutamente una delle località migliori per surfare.



Se la città di per se non mi ha lasciato nessun ricordo entusiasmante, non posso dire lo stesso della vita notturna!!! Fortuna vuole che il Mercoledì fosse proprio la serata in cui tutti i Backpackers della città si ritrovano per fare serata insieme. Alle 8.30 (lo so, troppo presto per cominciare a bere, ma siamo in Oz e qui funziona così) sotto l’ostello c’era il bus pronto per portare in città tutti i ragazzi che avevano deciso di partecipare alla serata…e noi c’eravamo!!! Prima di salire lo staff dell’ostello ha dato a ciascuno di noi una cravatta blu con il logo della serata, uno di quei bastoncini che se li spezzi si illuminano (ogni ostello ne aveva uno di un colore diverso in modo che ci si potesse riconoscere) un braccialetto di carta (come quelli che ti danno nei villaggi turistici), un adesivo verde da attaccare alla maglia che identificava lo status di “single” e un preservativo. La serata prevedeva di incontrare tutti i ragazzi dei vari ostelli della città e fare un tour di 4 locali e in ognuno avevamo un free drik. Il primo locale non era nulla di che, un normalissimo bowling. Io, non giocando a bowling, ho fatto un paio di partite a stecca e bevuto una birra. Il secondo era una sorta di disco pub dove potevi anche ballare. Qui ho conosciuto un ragazzo delle Ockland e uno di New Castle. Il primo ci ha provato dopo neanche un quarto d’ora che parlavamo e quindi l’ho un po’ evitato per il resto della serata. L’altro invece è stato più discreto ed infatti l’ho ribeccato poi nel terzo pub e parlando gli ho detto che prima di tornare in Italia volevo provare a fare surf. Al che lui mi ha detto che se volevo mi avrebbe fatto provare con la sua tavola il mattino dopo…..why not?
Nel terzo locale stavo ballando da sola a bordo pista quando due tipi scozzesi (chiaramente scozzesi perché indossavano il kilt, senza sotto nulla come ha mostrato uno di loro in mezzo alla strada…che fuori!!!!) mi hanno trascinata nel loro gruppo e qui ho conosciuto una ragazza di Perth che dopo poche chiacchiere mi ha chiesto “Do you like guys?.....bene…pure la lesbica mi sono beccata!!!! Comunque una volta chiariti i gusti reciproci abbiamo continuato a ballare e fare serata insieme. Nello stesso gruppo c’era anche un ragazzo della svizzera italiana, l’unico italiano di tutta la serata per fortuna!!! Con lui mi sono trovata subito bene e infatti anche nell’ultimo locale abbiamo continuato a ballare e a fare numeri insieme. L’ultima discoteca chiudeva alle 5 ma io alle 4 non ce l’ho più fatta e ho preso un taxi per tornare all’ostello. Non che fossi particolarmente ubriaca, ma ve la immaginate la fatica di cominciare serata alle 8.30? Io ero abituata a fare l’aperitivo alle 8.30!!!!
Comunque è stata veramente una bella serata soprattutto perché mi sto rendendo sempre più conto che la mia riservatezza e timidezza che fin ad ora mi avevano sempre caratterizzato, se ne stanno andando piano piano e, se mentre prima conoscere e fare festa con gente nuova per me era difficile, ora invece mi viene del tutto naturale e non mi pongo nemmeno il problema di come comunicare con una lingua che non è la mia…..mi viene naturale. Ammetto che i primi tempi non è stato facile e a volte, in alcune circostanze, non lo è nemmeno ora, ma ogni volta che mi trovavo in difficoltà mi dicevo: “Ok, Eli, sei in Australia, non ti conosce nessuno, probabilmente il 99% della gente che conoscerai qui non la rivedrai mai più per il resto della tua vita perciò mettiti il c_ _o al posto della faccia e lasciati andare!!!!” . Vi assicuro che ha sempre funzionato!!!!
Il Giovedì, ultimo giorno purtroppo, mi sono alzata alle 9 e visto che finalmente il cielo era completamento sereno me ne sono andata diretta in spiaggia. Prima però non ho potuto fare a meno di fermarmi in un bar al cui esterno un cartellone diceva “Breakfast for 9.90$....eat all that you can!!” Mi suonava un po’ strano e invece era proprio così!!! All’interno c’era una sorta di buffet come nei nostri alberghi, bastava pagare alla cassa, la cassiera ti dava il piatto e le posate e tu potevi prendere tutto quello che volevi quante volte volevi: pancakes con succo d’acero, uova strapazzate, backon, fagioli, salsiccie, yogurt, frutta fresca, muesli, cereali, pane tostato, burro, marmellata, burro d’arachidi, tè e caffè. Non vi dico quello che non ho mangiato!!!!! Con la pancia piena me ne sono andata in spiaggia, mi sono messa la crema solare, dopo di che mi sono sdraiata e mi sono detta “ora mando un messaggio a Robby, il ragazzo di ieri sera per fare surf”. Credo di non essere nemmeno riuscita a finire il pensiero che mi sono addormentata secca e quando ho riaperto gli occhi erano le 13.30!!!!



Ho provato comunque a mandare un sms a Robby , anche se pensavo fosse ormai troppo tardi, invece mi ha risposto dicendo che in pochi minuti mi avrebbe raggiunta.
Dire che ho provato a fare surf sarebbe una palla, diciamo che mi sono divertita a sdraiarmi a pancia in giù sulla tavola cercando di prendere un onda che mi portasse a riva. E’ stato divertente ma con alcune complicanze:
1- Non so che razza di accento abbiano a New Castle, ma di quello che diceva Robby non capivo un cavolo!!!!!Perciò anche se avesse voluto darmi qualche dritta non avrei capito comunque.
2- La sua tavola era una di quelle da professionismo, quindi assolutamente sconsigliata per un principiante,
3- Ultimo ma non ultimo, il bikini non è assolutamente consigliato per fare surf!!!!!Quando sei sdraiato sulla tavola e prendi l’onda, tu ti ritrovi a riva ma il tuo costume è rimasto in alto male….oh my God!!!!



Sebbene non riuscissimo a comunicare un gran che siamo comunque andati a mangiare qualcosa prima della mia partenza alla volta di Coolangatta. L’utima serata è trascorsa tranquillamente nello stesso ostello che mi aveva ospitata la prima notte, in attesa del volo che mi avrebbe riportata “a casa”.

sabato 26 luglio 2008

SENTIRSI A CASA

Sono le sei di un pomeriggio d’inverno a Sydney, a Bondi Beach. Un cielo plumbeo sopra la città e una pioggia torrenziale, intervallata da sprazzi di sole caratterizza il tempo della metropoli ormai da alcuni giorni. Non fa freddo, ma il vento pungente che sferza dall’oceano verso l’interno della baia non invita ad uscire per una passeggiata sulla battigia.

Al 113 di Curlewis Street, in una casetta a schiera uguale a tante altre nella stessa via, le luci sono accese. Nel tinello, seduta al tavolo di legno, c’è una ragazza italiana china su un libro di grammatica inglese che cerca di impossessarsi di suoni e parole che non le appartengono. Di fianco a lei una teenager tedesca che , con la magica “ragnatela” di internet, invia foto di Sydney ai suoi amici rimasti in Germania. In cucina un ragazzo australiano si sta mettendo all’opera per preparare la cena. Il rumore della tastiera del computer viene sormontato da quello di pentole, coltelli e acqua corrente il tutto accompagnato dallo schioppettio di un caminetto acceso. In breve il profumo della legna che arde nel camino si mischia a quello del minestrone che sta bollendo in cucina. Nell’aria non aleggiano semplicemente profumi, ma aleggia quel calore che si può avvertire solo quando ci si sente “a casa”.

Chiudo per un attimo gli occhi e la mia mente fa un salto indietro nel tempo. Sono a Crodo, in via Lama, ho 16 anni, è inverno, sto studiando in salotto, di fronte a me il caminetto acceso, in cucina mia madre sta preparando la cena, il minestrone cuoce lentamente sulla stufa.
Riapro gli occhi e non provo malinconia per quel ricordo, ma solo una grande gioia perché l’amore di una casa e di una famiglia rivive dentro di me anche a 14000 chilometri di distanza. Sentirsi a casa, niente di più.




venerdì 11 luglio 2008

Le poesie hanno i lupi dentro


Le poesie hanno i lupi dentro

salvo una,

la più meravigliosa di tutte.

Lei danza in un cerchio di fuoco

e si libera dalla sfida

con una scrollata.

(Jim Morrison)

HOLIDAY!!!!

Ciao bella gente, un post veloce veloce giusto per informarvi che per una settimana non ci sentiremo più. La settimana prossima il bar è chiuso, qui a Sydney fa freddo (9° al mattino e alla sera e 15-17° di giorno) e in più ci sarà un macello assurdo per via del World Youth Day, perciò io saluto tutti e mi sposto per cinque giorni al nord!!! Ho prenotato un volo andata e ritorno per Coolangatta nella Gold Coast, una località ad un ora e mezza di volo da Sydney. Di più nin'zo!!! Non ho prenotato nessuna accomodation e non ho nemmeno fatto un programma di viaggio. So che da Coolangatta mi sposterò a Surfers Paradise e a Byron Bay, ma come e quando rimane un mistero. Parto con Steto, uno dei ragazzi di Coogee. Sono un pò perpressa all'idea di partire con una perdona che in fondo si può dire non conosco per nulla, ma correrò il rischio, in fondo si tratta solo di 5 giorni: spero che non riusciremo a mandarci a quel paese a vicenda in soli cinque giorni!! Perciò che dirvi? Buon week end e buona settimana. Ci risentiamo al mio rientro!!!!

Baci!!!!

venerdì 4 luglio 2008

"UN VIAGGIO SENZA UNA META CHE TI SI COSTRUISCE DAVANTI E TI SI CANCELLA DIETRO"

Come può un viaggio senza meta cancellarsi dietro di me? Se così fosse significherebbe che mi sto facendo scorrere la vita addosso e scivolare dietro di me senza coglierne il significato. Ma se c’è un momento della mia vita in cui ho la certezza che nulla di ciò che passa si cancellerà, è proprio questo.

Un viaggio senza meta.

Sì, è vero, è un viaggio senza meta. Sono partita senza nessun progetto, se non quello di imparare l’inglese. Gli ultimi occhi che ho incrociato prima di salire su quell’aereo sono stati quelli di mia sorella e il mio pensiero è stato “Chissà quando rivedrò quegli occhi?”. Ho lasciato l’Italia senza nemmeno sapere per quanto tempo sarei stata lontana. Ora lo so. Ora so che la rivedrò ad Ottobre a San Francisco e so che l’Italia non si farà calpestare dai miei piedi prima di Aprile dell’anno prossimo. Ora lo so, ma solo ora, perché è realmente quello che voglio e non quello che mi ero prefissata.
Non ho una meta e non ho un obbiettivo da raggiungere se non quello di essere felice, e lo sono da quando sono qui, da quando ho smesso di avere obiettivi da raggiungere. Ho passato una vita a rispettare le regole e a seguire dei progetti come “devono fare” le persone mature. Elisa, devi studiare e prendere dei bei voti a scuola per rendere orgogliosi i tuoi genitori che spendono dei soldi per farti studiare. Devi finire in fretta l’università uscendo con il massimo dei voti, perché è questo che tutti si aspettano da te. Devi fare dei sacrifici e andartene dalla tua città se vuoi trovare il lavoro per cui hai studiato. Devi lavorare 10 o 12 ore al giorno perché hai delle responsabilità ed è quello che la tua azienda si aspetta da te. Devi essere paziente, dolce, comprensiva, razionale e allo stesso tempo passionale, se non vuoi perdere l’uomo che ami. Devi stare attenta alla dieta e devi fare sport se vuoi mantenerti in forma. Devi cercare un appartamento da comprare se non vuoi sprecare i tuoi soldi in un affitto. Devi vestirti bene e truccarti se vuoi essere notata e piacere. DEVI.DEVI.DEVI.DEVI.
Quante fottutissime volte mi sono ripetuta questo verbo nella mia vita? Quante? Molte. Troppe. Ora basta. Ora c’è solo VOGLIO. Voglio alzarmi la mattina alle 7, infilarmi un paio di pantaloncini e una maglietta e cominciare a correre a piedi nudi sulla sabbia. Voglio avere 3 paia di jeans e 4 felpe nel mio guardaroba e nulla più. Voglio stare bene con me e con il mio corpo senza bisogno di indossare tacchi a spillo e make up. Voglio uscire di casa per andare in biblioteca a studiare e decidere che forse, una piccola sosta sotto quell’albero a dormicchiare, non sarebbe poi così male. Voglio cantare mentre lavo i piatti in un bar. VOGLIO.VOGLIO.VOGLIO.VOGLIO.
Ora sono la vera Eli, quella che in fondo qualcuno di voi (pochi) ha conosciuto e conosce, ma all’ennesima potenza!!! In Italia non ho mai avuto nessuna forza catalizzatrice. Non sono mai stata la tipa al centro dell’attenzione tra gli amici o sul lavoro. Ero sempre piuttosto sulle mie e facevo fatica a lasciarmi andare, se non con le persone a me più vicine. Qui invece mi sto lasciando andare, senza timori stupidi di fare brutte figure, di non essere all’altezza, senza preoccuparmi di cosa gli altri possono pensare di me e il risultato qual è? Che i miei coinquilini mi rendono partecipe di qualunque cosa facciano o organizzano, mi chiedono consigli su come si devono vestire o su come devono comportarsi con le ragazze, e si divertono perché riesco a dire cazzate solo con le 4 parole in croce di inglese che conosco. Al lavoro il cuoco indonesiano, al rientro dal mio giorno libero, mi dice che gli sono mancata, che è più felice quando ci sono io al lavoro e che m i vuole bene. Il mio capo (a detta dei miei colleghi) da quando sono arrivata io è cambiato dal giorno alla notte. Ora è sempre allegro e ogni giorno ci lascia scegliere una torta diversa da assaggiare. La ragazza che lavora con me, Paula, ogni volta che esce a bere qualcosa con i suoi amici mi chiama per raggiungerla. E tutto questo dovendo comunicare con una lingua che non è la mia. Basta davvero così poco per farsi voler bene e per avere degli amici….”non servono parole”.
Non voglio più sentir parlare di progetti. Voglio solo sentir parlare di Vita. Vita da sbranare a morsi. “Del doman non c’è certezza”. Non voglio più sprecare un istante. Oggi ci sono e domani potrei non esserci più.
So che la maggior parte di voi farà fatica a capirmi o forse mi potrà capire, ma sicuramente non riuscirà a sentirlo in fondo all’anima come lo sento io. So che forse qualcuno si troverà d’accordo con chi considera il mio viaggio “Un viaggio senza una meta che ti si costruisce davanti e ti si cancella dietro”.Ma vi assicuro che nulla andrà cancellato o perduto di quello che sto vivendo. Nulla.