Nell’arco di tempo di una settimana ho rivoluzionato completamente i miei progetti, perciò credo sia il caso di mettervi a conoscenza dei miei futuri spostamenti.
Innanzitutto ho deciso di andare a San Francisco nonostante sia venuta meno la ragione principale del viaggio, ossia rincontrare mia sorella. Chi conosce sia me che mia sorella, saprà benissimo quello che è successo. Per chi non ne fosse a conoscenza, non mi voglio dilungare nei dettagli, vi basti sapere che a causa di alcuni imprevisti non ha potuto rimanere in California, ma è dovuta rientrare in Italia. Perciò dopo il fattaccio l’ultima cosa che mi poteva interessare era andare a San Francisco. Per questo inizialmente mi ero informata in agenzia per un eventuale rimborso del prezzo del biglietto,ma in caso di cancellazione sarei stata rimborsata solo del 50% della tariffa. La seconda opzione a cui avevo pensato era di cambiare la destinazione, ma purtroppo non era fattibile. L’unica alternativa che mi rimaneva per non perdere 1000$ (la metà del valore del mio biglietto) era di posticipare la data. Così inizialmente avevo pensato di far slittare il viaggio a Marzo dell’anno prossimo, prima del mio rientro in Italia.
Rimaneva però un altro problema da risolvere. La mia assicurazione medica qui in Australia scade a fine Ottobre e per poterla rinnovare di altri sei mesi devo necessariamente uscire dall’Australia e poi rientrare. Perciò mi stavo informando per un eventuale viaggio di una settimana alle Fiji o a Bali, le località più vicine all’Australia. Ormai ero quasi convinta di fare così: andare alle Fiji il mese prossimo e poi in California a Marzo. La settimana scorsa però, grazie al consiglio di mia sorella, ho realizzato che in effetti la mia scelta era assolutamente anti-economica. L’unico modo per risparmiare era in effetti andare ora in U.S. in modo da sfruttare questo “espatrio” per il rinnovo dell’assicurazione sanitaria e non spendere altri soldi per un secondo viaggio.
Così il 10 Ottobre parto per la California. Avendo deciso praticamente la settimana scorsa, non so assolutamente cosa voglio visitare e come mi muoverò. Mi darò da fare questa settimana per pianificare il tutto.
Al rientro dalla California mi fermerò una settimana a Sydney per sistemare alcune cose, dopodiché ho deciso di spostarmi al Nord per cominciare a viaggiare. Anche in questo caso si tratta di una decisione piuttosto recente ed improvvisa. Nei miei progetti c’era sicuramente l’idea di viaggiare e di vedere qualcosa di diverso oltre a Sydney, ma l’idea era di farlo verso Febbraio e Marzo. Le ragioni che mi hanno spinto ad anticipare la mia partenza sono state molteplici.
La ragione principale è che ho realizzato che quello che voglio dall’Australia è conoscere la vera Australia, quella della barriera corallina del Queensland, del deserto, dei coccodrilli e dei canion del Northern Territory, dei parchi naturali e del buon vino del Western Australia. Ho avuto l’assoluta certezza di volere tutto ciò, quando lo scorso week end ho visto Bondi Beach, la “mia” Bondi Beach completamente invasa di turisti. Ho provato come una sorta di fastidio nel vedere tutta quella gente accalcata e sdraiata sugli asciugamani. Quella era la mia spiaggia, il mio oceano, le mie onde, la mia sabbia, quella che per mesi nonostante il freddo ho calpestato a piedi nudi nelle mie corse mattutine. E vederla stuprata da tutta quella gente, mi ha fatto capire che, paradossalmente, ho aspettato per tanti mesi l’arrivo dell’estate e ora che è arrivata non è quello che voglio. Non mi importa che Bondi Beach sia piena di turisti, non mi interessano i party, i BB, non è questo che mi rende felice.
Lunedì scorso, uscita dal lavoro, invece di camminare per tornare a casa ho cominciato a correre. Ho corso col fiatone fino in cima alla collina e poi giù a perdifiato fino alla spiaggia. Arrivata davanti casa, sono entrata, ho buttato lo zaino che avevo in spalla sul letto, ho preso un asciugamano, sono uscita di corsa e correndo sono arrivata in spiaggia. Mi sono svestita e mi sono tuffata nell’oceano. Sette di sera, buio, luna piena, il suo riverbero sull’oceano, le luci accese delle case e dei locali tutto intorno, nessuna voce umana, solo il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia ed io immersa nell’oceano a contemplare questa meraviglia. Questo mi ha dato una pienezza e un senso di appartenenza alla natura che non avevo mai provato prima e mi ha definitivamente dato la certezza che non voglio passare l’estate l’estate qui.
Perciò al mio rientro dalla California mi sposterò al Nord. Ho intenzione di partire da Cairns, per poi spostarmi a ovest, scendere a sud lungo la costa e rientrare a Sydney per il mio rimpatrio in Italia, il 20 di Aprile. Naturalmente non mi potrò permettere economicamente di viaggiare per 5 mesi ma dovrò allo stesso tempo lavorare. Ho intenzione di lavorare soprattutto nelle farms come fruit picker, per due ragioni. La prima è che è relativamente facile trovare impiego anche per un periodo di tempo limitato. La seconda è che il governo australiano concede un altro anno di Working Holiday Visa a chi svolge per almeno tre mesi questo tipo di lavoro. Al momento non sono sicura al 100% di voler passare un altro anno qui, ma vorrei creare le condizioni per poterlo fare in caso decidessi di voler tornare.
Questi sono i miei progetti per ora, ma chiaramente sono soggetti a qualunque variabile dato che non so nemmeno come spenderò i prossimi giorni in California!!! Non vi garantisco di poter aggiornare in tempo reale il blog nel periodo che passerò in U.S. Mal che vada ci si risente a fine Ottobre.
lunedì 29 settembre 2008
sabato 20 settembre 2008
STRANEZZE
La bellezza di un viaggio sta non solo nel visitare posti nuovi ma anche, e soprattutto, incontrare e integrarsi con nuove culture, nuove abitudini, con stili di vita diversi dai nostri. Dopo ormai cinque mesi trascorsi qui devo dire di aver cambiato alcune mie abitudini e di trovare del tutto naturali cose che appena arrivata mi sembravano totalmente assurde. Proprio perché molte di queste fanno ormai parte del mio quotidiano, mi risulta difficile ricordarle tutte, ma proverò a dirvene alcune.
1- Le due catene di supermercati più importanti a Sydney (e credo in tutta l’Australia) sono Coles e Woolworths. In entrambi ci sono i carrelli, ma senza la moneta da inserire per prenderli e riporli a fine spesa. La cosa che fa spaccare è che di conseguenza, non solo fuori dai supermercati ci sono carrelli un po’ dovunque, ma la gente si spinge il carrello con la spesa fin sotto casa!!!! Dopodichè lo lasciano vicino alla strada, sul marciapiede, e di notte c’è un omino con una specie di trattore che fa il giro per le strade a raccogliere carrelli.
2- Sempre rimanendo in tema “supermercati”, la spesa viene imbustata alla cassa gratuitamente (come nelle nostre ipercoop) e non si deve pagare nulla in più per le buste di plastica. La conseguenza è che l’Australia sta studiando come affrontare il problema dello smaltimento, proprio delle borse di plastica……farle pagare al consumatore no eh?!?!?!?
3- Nel reparto orto-frutta non bisogna usare il guantino monouso e pesare la frutta e la verdura. Basta mettere tutto sul nastro alla cassa e ci pensa la cassiera a pesare e applicare il prezzo. Non voglio nemmeno commentare l’aspetto “igienico-sanitario” della cosa, ma di sicuro non c’è il rischio che qualcuno (come accade da noi) applichi agli asparagi il prezzo delle patate!!!
4- Qui in Australia è proibito bere alcolici fino ai 18 anni. Perciò ogni volta che si accede ad un locale, c’è la sicurity che controlla l’ID.
5- Conseguenza diretta di quanto sopra, nei supermercati non si trovano alcolici ma bisogna andare nei bottle shops. I bottle shops sono per l’appunto dei negozi dedicati alla vendita di birre, vini, liquori e alcoolici in genere. Vorrei capire perché in tutti i locali in cui sono andata fin ora mi hanno sempre chiesto l’ID e nei bottle shops invece nemmeno una volta……paradossi!!!
6- I postini che lavorano in città non si spostano con la macchina o con il motorino, ma a piedi: uomini con berretto, t-shirt, calzoncini corti (anche d’inverno ovviamente) , scarpe da trekking e zaino in spalla contenente la posta.
7- Generalmente a pranzo la gente mangia panini, insalate o zuppe (zuppa di lenticchie, di pollo e verdure, di prosciutto e piselli, di pomodoro e basilico….shit!!!) il tutto accompagnato da…acqua? NO….vino?NO….soft drinks?NO…..caffè? YES!!!!! Ebbene sì, qui la gente pasteggia con cappuccino, caffelatte o flat white (una sorta di cappuccino senza cacao e senza schiuma….”caffelatte?” direte voi….esatto…infatti devo ancora capire la differenza tra il caffelatte e il flat white!!!). Chiaramente una tazza di caffè accompagna il tempo di un pranzo, perciò vi lascio immaginare la bontà di chiudere il pasto con un sorso di caffelatte freddo!!! Tranquilli questa abitudine non l’ho presa e non la prenderò mai!!!!!
8- Diretta conseguenza: nei bar, sopra la macchina del caffè, troverete sempre una ventina di tazze per il cappuccino e cinque o sei tazzine per l’espresso. Qui una persona su 100 beve l’espresso e le tazzine servono per lo più per il “babycino” ossia il cappuccio per i bambini (chiaramente senza caffè, solo latte e schiuma)
9- L’educazione qui viene prima di tutto e talvolta è addirittura esagerata. Per farvi capire, alla cassa al supermercato la cassiera non si limita a dirti “Hi”, ma ogni volta ti chiede “How are you?”. Oppure quando si scende dal bus è buona norma dire sempre “Thank you! Bye!” al conducente. Le parole d’ordine qui sono “Excuse me” “Please” e “Sorry”. Se ricordi queste tre parole ti puoi considerare integrato a Sydney. Al lavoro ogni volta che una collega mi appoggia dei piatti da lavare vicino al lavandino, mi dice “Thank you”…..a fine giornata ho quasi la nausea di sentirmelo dire!!! Una volta ho addirittura visto la scritta sul un bus “Sorry, not in service”…pazzesco!!
10- Credo che qui le ragazze si “divertano” all’inverosimile fino ad una certa età, dopo di che quando decidono di mettere la testa a posta cominciano a sfornare figli a più non posso. E’ comunissimo qui vedere donne incinta e con un bambino di poco più di un anno nel passeggino. Oppure quasi tutti hanno passeggini “doppi” (come quelli per i gemelli), ma di solito ci stanno seduti due bambini con una differenza d’età davvero minima, il tempo biologico per ricominciare a sfornare. E questa non è l’eccezione, è la regola.
11- Nessun lavoro stradale viene fatto di giorno, solo di notte, per non intralciare il traffico…..come in Italia eh!?!?!
12- Dopo un trasloco o semplicemente per fare pulizia in soffitta si organizzano i “garage sale”, ossia nel cortile di casa o direttamente in strada si mette in vendita tutto quello che altrimenti verrebbe buttato. Mi fa sempre sorridere pensare che in Italia se qualcuno volesse fare una cosa del genere dovrebbe fare richieste di autorizzazione di qualunque genere, mentre qui basta mettere un cartello con la scritta “garage sale”, piazzare un tavolo in strada, decidere il prezzo degli oggetti e vendere!!!
13- Immaginatevi la scena: fermata del bus, una ventina di persone in attesa. La scena ambientata in Italia proseguirebbe con queste venti persone che sgomitano per salire per prime all’arrivo del bus. Qua invece immaginatevi le venti persone rigorosamente in fila indiana che aspettano pazientemente l’arrivo del bus e il proprio turno per salirci.
14- Una delle icone di questo paese è sicuramente la “Vegemite”. Non credo che ne abbiate mai sentito parlare. Si tratta di una crema spalmabile derivata dal lievito, ha un colore e una consistenza simili al cioccolato amaro ma se provate a mettere in bocca anche solo la punta di un cucchiaio vi assicuro che il vomito è garantito. L’unico modo per poter consumare questa crema è tostare il pane, spalmarci del burro e poi un velo sottilissimo di Vegemite. Il 99% degli europei che vengono qui e provano la Vegemite la trovano assolutamente disgustosa….bhe, io rientro nell’1% che la trova deliziosa!!! Per capirci, non l’ho mai comprata, ma ogni tanto al bar dove lavoro mi faccio preparare un toast….delizioso!!!!
15- Tutti i bar o i ristoranti hanno dei tavoli all’aperto con dei “funghi” e la gente mangia all’aperto anche in pieno inverno. Gli australiani amano la vita all’aperto e a costo di indossare giacca e sciarpa non rinunciano a mangiare all’aperto.
16- Una delle cose più divertenti che offre la tv australiana sono i notiziari. Perché? Perché non succede mai nulla!!! In un notiziario italiano come minimo ci sono un paio di omicidi, qualche truffa, qualche disastro stradale, processi di politici corrotti, un rapimento o un barcone di clandestini che arriva a Lampedusa. Qui invece, a parte le notizie di politica, la cosa più sconvolgente che potrebbe succedere è lo sciopero delle maestre della scuola elementare!!! Vorrei tanto capire se davvero non succede mai nulla o se qualcosa succede ma nessuno lo racconta.
17- Quando ero in Italia e mi stavo documentando su Sydney, una delle cose principali che veniva decantata di questa città era il suo carattere multietnico. In effetti qui convivono pacificamente persone di ogni razza, ma con una sola eccezione: non ci sono persone di colore. Mi è capitato pochissime volte di incrociare per strada dei “neri”. Credo che il governo australiano sia molto più serio e rigido del nostro in merito all’ingresso degli stranieri e questo potrebbe giustificare l’assenza di questa fetta di popolazione
1- Le due catene di supermercati più importanti a Sydney (e credo in tutta l’Australia) sono Coles e Woolworths. In entrambi ci sono i carrelli, ma senza la moneta da inserire per prenderli e riporli a fine spesa. La cosa che fa spaccare è che di conseguenza, non solo fuori dai supermercati ci sono carrelli un po’ dovunque, ma la gente si spinge il carrello con la spesa fin sotto casa!!!! Dopodichè lo lasciano vicino alla strada, sul marciapiede, e di notte c’è un omino con una specie di trattore che fa il giro per le strade a raccogliere carrelli.
2- Sempre rimanendo in tema “supermercati”, la spesa viene imbustata alla cassa gratuitamente (come nelle nostre ipercoop) e non si deve pagare nulla in più per le buste di plastica. La conseguenza è che l’Australia sta studiando come affrontare il problema dello smaltimento, proprio delle borse di plastica……farle pagare al consumatore no eh?!?!?!?
3- Nel reparto orto-frutta non bisogna usare il guantino monouso e pesare la frutta e la verdura. Basta mettere tutto sul nastro alla cassa e ci pensa la cassiera a pesare e applicare il prezzo. Non voglio nemmeno commentare l’aspetto “igienico-sanitario” della cosa, ma di sicuro non c’è il rischio che qualcuno (come accade da noi) applichi agli asparagi il prezzo delle patate!!!
4- Qui in Australia è proibito bere alcolici fino ai 18 anni. Perciò ogni volta che si accede ad un locale, c’è la sicurity che controlla l’ID.
5- Conseguenza diretta di quanto sopra, nei supermercati non si trovano alcolici ma bisogna andare nei bottle shops. I bottle shops sono per l’appunto dei negozi dedicati alla vendita di birre, vini, liquori e alcoolici in genere. Vorrei capire perché in tutti i locali in cui sono andata fin ora mi hanno sempre chiesto l’ID e nei bottle shops invece nemmeno una volta……paradossi!!!
6- I postini che lavorano in città non si spostano con la macchina o con il motorino, ma a piedi: uomini con berretto, t-shirt, calzoncini corti (anche d’inverno ovviamente) , scarpe da trekking e zaino in spalla contenente la posta.
7- Generalmente a pranzo la gente mangia panini, insalate o zuppe (zuppa di lenticchie, di pollo e verdure, di prosciutto e piselli, di pomodoro e basilico….shit!!!) il tutto accompagnato da…acqua? NO….vino?NO….soft drinks?NO…..caffè? YES!!!!! Ebbene sì, qui la gente pasteggia con cappuccino, caffelatte o flat white (una sorta di cappuccino senza cacao e senza schiuma….”caffelatte?” direte voi….esatto…infatti devo ancora capire la differenza tra il caffelatte e il flat white!!!). Chiaramente una tazza di caffè accompagna il tempo di un pranzo, perciò vi lascio immaginare la bontà di chiudere il pasto con un sorso di caffelatte freddo!!! Tranquilli questa abitudine non l’ho presa e non la prenderò mai!!!!!
8- Diretta conseguenza: nei bar, sopra la macchina del caffè, troverete sempre una ventina di tazze per il cappuccino e cinque o sei tazzine per l’espresso. Qui una persona su 100 beve l’espresso e le tazzine servono per lo più per il “babycino” ossia il cappuccio per i bambini (chiaramente senza caffè, solo latte e schiuma)
9- L’educazione qui viene prima di tutto e talvolta è addirittura esagerata. Per farvi capire, alla cassa al supermercato la cassiera non si limita a dirti “Hi”, ma ogni volta ti chiede “How are you?”. Oppure quando si scende dal bus è buona norma dire sempre “Thank you! Bye!” al conducente. Le parole d’ordine qui sono “Excuse me” “Please” e “Sorry”. Se ricordi queste tre parole ti puoi considerare integrato a Sydney. Al lavoro ogni volta che una collega mi appoggia dei piatti da lavare vicino al lavandino, mi dice “Thank you”…..a fine giornata ho quasi la nausea di sentirmelo dire!!! Una volta ho addirittura visto la scritta sul un bus “Sorry, not in service”…pazzesco!!
10- Credo che qui le ragazze si “divertano” all’inverosimile fino ad una certa età, dopo di che quando decidono di mettere la testa a posta cominciano a sfornare figli a più non posso. E’ comunissimo qui vedere donne incinta e con un bambino di poco più di un anno nel passeggino. Oppure quasi tutti hanno passeggini “doppi” (come quelli per i gemelli), ma di solito ci stanno seduti due bambini con una differenza d’età davvero minima, il tempo biologico per ricominciare a sfornare. E questa non è l’eccezione, è la regola.
11- Nessun lavoro stradale viene fatto di giorno, solo di notte, per non intralciare il traffico…..come in Italia eh!?!?!
12- Dopo un trasloco o semplicemente per fare pulizia in soffitta si organizzano i “garage sale”, ossia nel cortile di casa o direttamente in strada si mette in vendita tutto quello che altrimenti verrebbe buttato. Mi fa sempre sorridere pensare che in Italia se qualcuno volesse fare una cosa del genere dovrebbe fare richieste di autorizzazione di qualunque genere, mentre qui basta mettere un cartello con la scritta “garage sale”, piazzare un tavolo in strada, decidere il prezzo degli oggetti e vendere!!!
13- Immaginatevi la scena: fermata del bus, una ventina di persone in attesa. La scena ambientata in Italia proseguirebbe con queste venti persone che sgomitano per salire per prime all’arrivo del bus. Qua invece immaginatevi le venti persone rigorosamente in fila indiana che aspettano pazientemente l’arrivo del bus e il proprio turno per salirci.
14- Una delle icone di questo paese è sicuramente la “Vegemite”. Non credo che ne abbiate mai sentito parlare. Si tratta di una crema spalmabile derivata dal lievito, ha un colore e una consistenza simili al cioccolato amaro ma se provate a mettere in bocca anche solo la punta di un cucchiaio vi assicuro che il vomito è garantito. L’unico modo per poter consumare questa crema è tostare il pane, spalmarci del burro e poi un velo sottilissimo di Vegemite. Il 99% degli europei che vengono qui e provano la Vegemite la trovano assolutamente disgustosa….bhe, io rientro nell’1% che la trova deliziosa!!! Per capirci, non l’ho mai comprata, ma ogni tanto al bar dove lavoro mi faccio preparare un toast….delizioso!!!!
15- Tutti i bar o i ristoranti hanno dei tavoli all’aperto con dei “funghi” e la gente mangia all’aperto anche in pieno inverno. Gli australiani amano la vita all’aperto e a costo di indossare giacca e sciarpa non rinunciano a mangiare all’aperto.
16- Una delle cose più divertenti che offre la tv australiana sono i notiziari. Perché? Perché non succede mai nulla!!! In un notiziario italiano come minimo ci sono un paio di omicidi, qualche truffa, qualche disastro stradale, processi di politici corrotti, un rapimento o un barcone di clandestini che arriva a Lampedusa. Qui invece, a parte le notizie di politica, la cosa più sconvolgente che potrebbe succedere è lo sciopero delle maestre della scuola elementare!!! Vorrei tanto capire se davvero non succede mai nulla o se qualcosa succede ma nessuno lo racconta.
17- Quando ero in Italia e mi stavo documentando su Sydney, una delle cose principali che veniva decantata di questa città era il suo carattere multietnico. In effetti qui convivono pacificamente persone di ogni razza, ma con una sola eccezione: non ci sono persone di colore. Mi è capitato pochissime volte di incrociare per strada dei “neri”. Credo che il governo australiano sia molto più serio e rigido del nostro in merito all’ingresso degli stranieri e questo potrebbe giustificare l’assenza di questa fetta di popolazione
mercoledì 10 settembre 2008
IL LIBRO GIA' SCRITTO
Questo post è per chi, come me, crede ciecamente nel fato, nel destino, nel divino che c’è in noi e sopra di noi.
Io credo.
Credo che esiste un’entità sopra di noi che governa le nostre vite, che lo si voglia chiamare Dio, Allha, Brahma o Geova. E’ il divino. Il divino che è in ognuno di noi e che ci lega al divino che è soprannaturale, trascendente e infinitamente incomprensibile. Credo che siamo solo apparentemente padroni delle nostre vite e delle nostre scelte. Ci piace credere che la nostra vita sia nelle nostre mani e che siamo noi a decidere in che direzione farla andare, perché questo ci fa sentire potenti, ma in realtà ogni nostra scelta è nostra solo apparentemente. Sono convinta che la nostra vita sia già stata scritta fin dal primo secondo in cui veniamo alla luce e che pertanto tutto ciò che ci accade non accade mai per caso. Fa parte di un disegno più grande che scopriamo passo passo e che ci lascia ogni volta basiti ed increduli di fronte alla sua originalità. A volte il destino ci mette di fronte a realtà scomode, insidiose, difficili da accettare, talvolta addirittura dolorose da mozzare il fiato. Impietriti ed increduli di fronte alla nostra stessa vita abbiamo due sole alternative: autocommiserarci chiedendoci perché la sfortuna abbia “baciato” proprio noi, ripetendoci cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo, oppure pensare che nulla accade per caso e che tutto fa parte del “nostro “ progetto.
Un minuto di ritardo e l’aereo decolla senza di noi: un sogno infranto o la salvezza da un disastro aereo.
La scoperta di un tradimento: la fine di un amore o il preludio all’incontro che cambierà la nostra vita.
Un colloquio di lavoro andato male: un’occasione sfumata o lo stimolo per la ricerca di qualcosa migliore.
Tutto ciò che ci accade può avere due chiavi di lettura. Sta a noi decidere quale adottare come filo conduttore della nostra vita. Qualcuno potrebbe pensare che la mia scelta sia una scelta di comodo. E’ comodo pensare che non siamo padroni della nostra vita perché questo ci solleva da ogni responsabilità. In realtà credere nel fato non significa lasciare che gli eventi ci travolgano e ci trascinino usando il destino come giustificazione, ma significa ponderare ogni scelta con la consapevolezza che il nostro libero arbitrio è lo strumento che il divino ci ha messo tra le mani per scegliere ogni volta il meglio, per farci arrivare al traguardo nel modo migliore, pur coscienti che il punto di arrivo è già stato scritto.
Il mio essere qui a Sydney, ne sono più che certa, era scritto nel destino. E ripensare a come stavo conducendo la mia vita in Italia, non fa che convincermi di ciò. Ora sono solamente curiosa di sapere perché il destino mi ha voluta qui.
Io credo.
Credo che esiste un’entità sopra di noi che governa le nostre vite, che lo si voglia chiamare Dio, Allha, Brahma o Geova. E’ il divino. Il divino che è in ognuno di noi e che ci lega al divino che è soprannaturale, trascendente e infinitamente incomprensibile. Credo che siamo solo apparentemente padroni delle nostre vite e delle nostre scelte. Ci piace credere che la nostra vita sia nelle nostre mani e che siamo noi a decidere in che direzione farla andare, perché questo ci fa sentire potenti, ma in realtà ogni nostra scelta è nostra solo apparentemente. Sono convinta che la nostra vita sia già stata scritta fin dal primo secondo in cui veniamo alla luce e che pertanto tutto ciò che ci accade non accade mai per caso. Fa parte di un disegno più grande che scopriamo passo passo e che ci lascia ogni volta basiti ed increduli di fronte alla sua originalità. A volte il destino ci mette di fronte a realtà scomode, insidiose, difficili da accettare, talvolta addirittura dolorose da mozzare il fiato. Impietriti ed increduli di fronte alla nostra stessa vita abbiamo due sole alternative: autocommiserarci chiedendoci perché la sfortuna abbia “baciato” proprio noi, ripetendoci cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo, oppure pensare che nulla accade per caso e che tutto fa parte del “nostro “ progetto.
Un minuto di ritardo e l’aereo decolla senza di noi: un sogno infranto o la salvezza da un disastro aereo.
La scoperta di un tradimento: la fine di un amore o il preludio all’incontro che cambierà la nostra vita.
Un colloquio di lavoro andato male: un’occasione sfumata o lo stimolo per la ricerca di qualcosa migliore.
Tutto ciò che ci accade può avere due chiavi di lettura. Sta a noi decidere quale adottare come filo conduttore della nostra vita. Qualcuno potrebbe pensare che la mia scelta sia una scelta di comodo. E’ comodo pensare che non siamo padroni della nostra vita perché questo ci solleva da ogni responsabilità. In realtà credere nel fato non significa lasciare che gli eventi ci travolgano e ci trascinino usando il destino come giustificazione, ma significa ponderare ogni scelta con la consapevolezza che il nostro libero arbitrio è lo strumento che il divino ci ha messo tra le mani per scegliere ogni volta il meglio, per farci arrivare al traguardo nel modo migliore, pur coscienti che il punto di arrivo è già stato scritto.
Il mio essere qui a Sydney, ne sono più che certa, era scritto nel destino. E ripensare a come stavo conducendo la mia vita in Italia, non fa che convincermi di ciò. Ora sono solamente curiosa di sapere perché il destino mi ha voluta qui.
martedì 19 agosto 2008
QUATTRO CHIACCHERE
21 Settembre 2008: Run the Bridge. Voglio sentire il tifo fino a qui!!! “Run the Bridge” è una corsa di beneficenza che si tiene nella city e che, come si può dedurre dal nome, è caratterizzata dal fatto che si parte da Circular Quay, si attraversa la baia passando sull Harbour Bridge e si arriva sul lato Nord della città. Non è una gran corsa. Sono 9 kilometri e considerando che al mattino, prima di andare al lavoro, ne corro 7 sulla spiaggia, non credo che farò una grande fatica, ma deve essere divertente!!! Avevo cominciato ad allenarmi per un’altra gara, la “City to Surf”, una corsa di 14 Kilometri dalla city fino a qui, fino a Bondi Beach, ma la settimana di inattività in Gold Coast mi ha letteralmente fregato e quando, al rientro dalla vacanza, ho ripreso a correre non ce l’ho fatta a rimettermi in forma in tempo per la gara.
Sto correndo in media tre volte a settimana: una volta nel week end e due o tre volte in settimana in base agli orari di lavoro. Ammetto che la palestra mi manca, ma anche correre sulla spiaggia non è poi così male soprattutto perché oltre che far bene al corpo fa bene anche alla vista: tra surfisti e runners c’è un gran bel vedere sulla spiaggia!!!! Comunque di solito mi sveglio, mi lavo la faccia, bevo un caffè, mangio una banana e nel giro di 20 minuti sono fuori casa pronta per correre. Certe mattine quando esco di casa alle 7.30 in pantaloncini e top con il vento freddo che spira dall’oceano e circa una decina di gradi di temperatura mi domando se sono io quella che sta camminando verso la spiaggia o se è un’altra persona. In Italia nemmeno se mi avessero pagato avrei fatto una cosa del genere!!! Ricordo che in Italia, prima di riuscire a fare una qualunque sorta di attività sportiva al mattino, dovevano passare per lo meno un paio d’ore dal risveglio e quelle poche volte che ho provato a correre o ad andare in palestra appena dopo essermi svegliata ho dovuto rinunciarvi perché ho avuto una sorta di mancamento. E’ proprio vero che è la mente che controlla il corpo. La sensazione di onnipotenza che mi sta accompagnando fa si che il mio corpo sia pronto a correre dopo soli 20 minuti dall’aver aperto gli occhi. Non sono diventata una wonderwoman, sia chiaro, ci sono alcune mattine in cui punto la sveglia per andare a correre ma poi la spengo e mi giro dall’altra parte. Ma in generale mi piace farmi i miei 40 minuti di corsa, tornare a casa (Dio mio quanto amo vivere a 3 minuti dalla spiaggia!!!!!!!), farmi una doccia, fare una seconda colazione e poi farmi altri 40 minuti a piedi per andare al lavoro: non c’è modo migliore per cominciare la giornata!!!! Più di una volta, raccontando il mio inizio giornata, mi sono sentita dire “You are crazy, ma’am!!!”, ma probabilmente chi è nato e cresciuto qui non può capire la carica che mi danno queste cose.
Vi comunico che dal 10 Ottobre al 30 Ottobre lascerò momentaneamente l’Australia per fare una capatina in California. Ho prenotato il volo la settimana scorsa. Non ho ancora pianificato il viaggio. Chiaramente passerò alcuni giorni con la mia sister a San Francisco dove prenderemo delle gran “tecche nucleari!!!!” e poi penso di vedere L.A., San Diego e se riesco Las Vegas, ma sarà dura fare tutto in 17 giorni. Comunque aspetto di vedere come si organizzerà mia sorella con alloggio e lavoro prima di fare programmi. Non vedo l’ora!!!!!!!!!!!!!!!!!! Spero che l’accento americano non sia tanto diverso da quello australiano. In teoria credo sia abbastanza simile perché quando guardo i film americani riesco a capire cosa dicono. Il mio inglese comincia ora, dopo quattro mesi, ad essere accettabile. A livello di comprensione ci siamo, a livello di parlato non posso dire di parlare un inglese fluente, ma riesco a sostenere una conversazione durante un drink o una cena, perciò posso ritenermi abbastanza soddisfatta. Ah!!! L’80% dei miei sogni sono in inglese: grandioso no??? Ora devo solo trovarmi un ragazzo australiano: è in assoluto il modo migliore per imparare in fretta l’inglese!!!!!....ci sto lavorando…..ma non mi posso sbilanciare…..porterebbe sfiga!!!
Purtroppo ultimamente non vi sto regalando grandi emozioni, lo so, ma in effetti non sta succedendo niente di grandioso. O meglio, per me ogni giornata qui è grandiosa, ogni nuova parola che imparo in inglese rende importante una giornata, ogni persona nuova che conosco, ogni volta che camminando verso il lavoro mi perdo a guardare i grattaceli e Centre Point che si stagliano sul cielo blu, tutto ciò per me è grandioso, ma non vi posso tediare con queste cose. E’ un po’ come se gli scorsi tre mesi fossero stati una sorta di free fall di emozioni, mentre ora il paracadute si è aperto e sto planando dolcemente. Aspetto con ansia il prossimo “skydive” in USA!!!!!!
P.S. Cazzoooooo!!!! Sono passati ormai quattro mesi dalla mia partenza!!! Ma vi rendete conto? Io no, mi sembra passato un giorno. A titolo informativo, non ho ancora spostato il volo, ma ho intenzione di restare qui fino all’ultimo giorno di validità del visto, perciò salvo imprevisti, prima del 24 Aprile dell’anno prossimo non ci si vede!!!!!
See you!!!!......not really soon!!!!!
Sto correndo in media tre volte a settimana: una volta nel week end e due o tre volte in settimana in base agli orari di lavoro. Ammetto che la palestra mi manca, ma anche correre sulla spiaggia non è poi così male soprattutto perché oltre che far bene al corpo fa bene anche alla vista: tra surfisti e runners c’è un gran bel vedere sulla spiaggia!!!! Comunque di solito mi sveglio, mi lavo la faccia, bevo un caffè, mangio una banana e nel giro di 20 minuti sono fuori casa pronta per correre. Certe mattine quando esco di casa alle 7.30 in pantaloncini e top con il vento freddo che spira dall’oceano e circa una decina di gradi di temperatura mi domando se sono io quella che sta camminando verso la spiaggia o se è un’altra persona. In Italia nemmeno se mi avessero pagato avrei fatto una cosa del genere!!! Ricordo che in Italia, prima di riuscire a fare una qualunque sorta di attività sportiva al mattino, dovevano passare per lo meno un paio d’ore dal risveglio e quelle poche volte che ho provato a correre o ad andare in palestra appena dopo essermi svegliata ho dovuto rinunciarvi perché ho avuto una sorta di mancamento. E’ proprio vero che è la mente che controlla il corpo. La sensazione di onnipotenza che mi sta accompagnando fa si che il mio corpo sia pronto a correre dopo soli 20 minuti dall’aver aperto gli occhi. Non sono diventata una wonderwoman, sia chiaro, ci sono alcune mattine in cui punto la sveglia per andare a correre ma poi la spengo e mi giro dall’altra parte. Ma in generale mi piace farmi i miei 40 minuti di corsa, tornare a casa (Dio mio quanto amo vivere a 3 minuti dalla spiaggia!!!!!!!), farmi una doccia, fare una seconda colazione e poi farmi altri 40 minuti a piedi per andare al lavoro: non c’è modo migliore per cominciare la giornata!!!! Più di una volta, raccontando il mio inizio giornata, mi sono sentita dire “You are crazy, ma’am!!!”, ma probabilmente chi è nato e cresciuto qui non può capire la carica che mi danno queste cose.
Vi comunico che dal 10 Ottobre al 30 Ottobre lascerò momentaneamente l’Australia per fare una capatina in California. Ho prenotato il volo la settimana scorsa. Non ho ancora pianificato il viaggio. Chiaramente passerò alcuni giorni con la mia sister a San Francisco dove prenderemo delle gran “tecche nucleari!!!!” e poi penso di vedere L.A., San Diego e se riesco Las Vegas, ma sarà dura fare tutto in 17 giorni. Comunque aspetto di vedere come si organizzerà mia sorella con alloggio e lavoro prima di fare programmi. Non vedo l’ora!!!!!!!!!!!!!!!!!! Spero che l’accento americano non sia tanto diverso da quello australiano. In teoria credo sia abbastanza simile perché quando guardo i film americani riesco a capire cosa dicono. Il mio inglese comincia ora, dopo quattro mesi, ad essere accettabile. A livello di comprensione ci siamo, a livello di parlato non posso dire di parlare un inglese fluente, ma riesco a sostenere una conversazione durante un drink o una cena, perciò posso ritenermi abbastanza soddisfatta. Ah!!! L’80% dei miei sogni sono in inglese: grandioso no??? Ora devo solo trovarmi un ragazzo australiano: è in assoluto il modo migliore per imparare in fretta l’inglese!!!!!....ci sto lavorando…..ma non mi posso sbilanciare…..porterebbe sfiga!!!
Purtroppo ultimamente non vi sto regalando grandi emozioni, lo so, ma in effetti non sta succedendo niente di grandioso. O meglio, per me ogni giornata qui è grandiosa, ogni nuova parola che imparo in inglese rende importante una giornata, ogni persona nuova che conosco, ogni volta che camminando verso il lavoro mi perdo a guardare i grattaceli e Centre Point che si stagliano sul cielo blu, tutto ciò per me è grandioso, ma non vi posso tediare con queste cose. E’ un po’ come se gli scorsi tre mesi fossero stati una sorta di free fall di emozioni, mentre ora il paracadute si è aperto e sto planando dolcemente. Aspetto con ansia il prossimo “skydive” in USA!!!!!!
P.S. Cazzoooooo!!!! Sono passati ormai quattro mesi dalla mia partenza!!! Ma vi rendete conto? Io no, mi sembra passato un giorno. A titolo informativo, non ho ancora spostato il volo, ma ho intenzione di restare qui fino all’ultimo giorno di validità del visto, perciò salvo imprevisti, prima del 24 Aprile dell’anno prossimo non ci si vede!!!!!
See you!!!!......not really soon!!!!!
lunedì 4 agosto 2008
UN BREVE AGGIORNAMENTO
Settimana trascorsa in modo relativamente tranquillo, perciò ne approfitto per aggiornarvi un po’ sulla routine.
Al momento in camera con me c’è Kim, una ragazza tedesca di 19 anni e da oggi una ragazza francese, Marie. Fino a sta mattina, al posto di Marie, c’era Lisa anche lei francese. Probabilmente ve ne avrò parlato quando vi ho raccontato del mio trasloco qui e poi non ne ho più fatto parola, per il semplice motivo che con lei non ci ho praticamente mai parlato. Abbiamo fatto il solito scambio di frasi di rito la prima sera che ho passato in questa casa dopo di che più nulla. Ogni volta che lei arrivava a casa, l’unica cosa che mi chiedeva era: “C’è qualcuno in casa?”, io rispondevo di conseguenza e la conversazione finiva così. Non ha mai passato una serata con noi sul divano a guardare un film, se ne stava sempre in camera sul suo laptop e persino la cena si portava in camera. Ma ciò che maggiormente mi infastidiva era che non aveva assolutamente rispetto per noi compagne di stanze: guardava film sul pc senza gli auricolari mentre noi dormivamo, al mattino faceva suonare l’allarme della sveglia almeno 5 volte prima di alzarsi e per prepararsi faceva un casino assurdo, come se fosse da sola in camera. Non ho mai amato i francesi e conoscere Lisa non mi ha fatto assolutamente cambiare idea….anzi!!! Nemmeno Justin e Sunny la potevano sopportare, proprio per il suo atteggiamento asociale. Pensate che dopo un paio di settimane che vivevo con loro hanno cominciato a chiamarmi Eli, anziché Elisa, per sottolineare la netta differenza tra “Lisa” e “Elisa”. Fortunatamente se ne è andata e da oggi ho una nuova coinquilina, Marie. Il primo giorno che è venuta a vedere la casa e Sunny mi ha detto che era francese, ho storto il naso, visto la precedente esperienza. Invece per fortuna mi sono dovuta ricredere (senza parlare troppo forte). Dopo che ha visto la casa e ha deciso di venirci a vivere, è tornata una sera a pagare l’anticipo e siamo rimaste un paio d’ore a chiacchierare sul divano. Ci siamo scambiate il numero di telefono e il giorno dopo, sabato, io le ho mandato un sms per chiederle di andare a bere qualcosa al Beach Road. Così siamo uscite io, lei, una sua amica francese e due ragazzi ungheresi amici di Marie. E’ stata una serata piacevole. Abbiamo bevuto un paio di drink, chiacchierato e ballato fin verso la una. Il giorno seguente ci siamo riviste a casa, io avevo fatto una zuppa di verdura e lei si è fermata a cena. Per ora quindi devo dire di essere assolutamente contenta della nuova coinquilina. Sono contenta soprattutto che sia arrivata proprio ora visto che da alcuni giorni a sta parte sono praticamente sola in casa. Kim non c’è quasi mai e Sunny e Justin sono partiti per le ferie in Grecia e staranno via un mese. Così al momento in casa ci siamo solo noi tre ragazze e Keith, il fratello di Sunny, che momentaneamente si è trasferito qui per fare un po’ da custode della casa.
Questo per quanto riguarda la situazione in casa. Al lavoro procede tutto regolare. Ogni tanto prendo qualche ordine, ma la maggior parte del tempo la passo a sbaraccare i tavoli e a lavare piatti e bicchieri. Mi trovo bene con i colleghi, ma da qualche giorno a sta parte sto cominciando a pensare di cercarmi qualcos’altro, per vari motivi. Il primo è che non faccio molte ore e di conseguenza non sto guadagnando molto. Il secondo è che fra una settimana avremo un nuovo capo, perché Michael, l’attuale boss, ha venduto l’attività e l’ha presa in gestione una donna francese (che incubo sti “maledetti francesi”!!!) e tutti i miei colleghi sostengono che non andremo incontro ad un buon periodo. Il terzo è che se comunque non mi fa prendere molte ordinazioni e, quindi di conseguenza non ho modo di praticare l’inglese sul lavoro, tanto vale andare a pulire le camere negli hotel dove pagano molto meglio. L’unica cosa che mi frena è che ad Ottobre me ne andrò a San Francisco e qui dove sono ora mi hanno garantito che, anche se non sono in regola, al mio rientro riavrò il posto, mentre se mi trovo ora un nuovo lavoro chi lo sa che avrò sta garanzia?
Va bhe vedremo, qualcosa deciderò. Comunque con i colleghi mi trovo bene e Giovedì scorso siamo andati tutti insieme con Micheal a cena nella city in un ristorante greco. Vi faccio vedere le foto così sapete con chi lavoro: da sinistra verso destra sono Wondi il cuoco indonesiano, Micheal il boss, Paula la ragazza brasiliana, Cathrina una ragazza australina, Ronny il coffee-man del Bangladesh e Nash che mi sostituisce il sabato quando io non lavoro.


In quest'altra foto in più c'è Arthur, un cliente fisso del caffè che si è unito a noi per la cena.
Che altro dirvi? Sabato pomeriggio ho incontrato un nuovo ragazzo per lo scambio dell’Italiano/Inglese. Si chiama Dave, è un avvocato ed è il tipico nertz: alto, magro, con gli occhiali. Uno sfigatello in pratica. Però sembra un bravo tipo e le due ore di conversazione sono trascorse piacevolmente. Abbiamo deciso di incontrarci ogni Mercoledì sera in città dopo il lavoro. Martedì prossimo invece ho appuntamento con una donna per lo stesso scambio. Così a pelle, dai messaggi che ci siamo scambiate non mi ha fatto una bella impressione, ma vedremo.
Sabato sera sono uscita di nuovo, sono andata al Beach Road (come avrete capito è una sorta di "Trocadero della Bondi Beach"), ma sta volta non è stata una serata devastante per il semplice motivo che sono partita troppo tardi e non ce l’ho fatta a raggiungere gli altri. Verso le 10 mi ha chiamata Sam, uno dei Kiwis conosciuti all’house party, dicendo di raggiungerlo al pub per bere qualcosa. Quando sono arrivata erano già tutti ubriachi marci perché la sera stessa c’era stato l’incontro di rugby New Zeland vs Australia e la Nuova Zelanda aveva vinto perciò Sam e tutta la sua compagnia di ragazzi neozelandesi stavano festeggiando dalle 7. Raggiungerli era praticamente impensabile, perciò ho bevuto un paio di birre, ballato un pò e sono tornata a casa. Non era nemmeno pensabile avere un dialogo con loro ieri sera. Per me riuscire a capire l’inglese di un gruppo di kiwis ubriachi è come, per darvi un’idea, per uno straniero riuscire a capire l’italiano di un gruppo di napoletani ubriachi.
Questo è quanto per ora. Come al solito ci sentiamo non appena avrò qualcosa di interessante da raccontarvi.
Ciao estate italiana!!!!!
Al momento in camera con me c’è Kim, una ragazza tedesca di 19 anni e da oggi una ragazza francese, Marie. Fino a sta mattina, al posto di Marie, c’era Lisa anche lei francese. Probabilmente ve ne avrò parlato quando vi ho raccontato del mio trasloco qui e poi non ne ho più fatto parola, per il semplice motivo che con lei non ci ho praticamente mai parlato. Abbiamo fatto il solito scambio di frasi di rito la prima sera che ho passato in questa casa dopo di che più nulla. Ogni volta che lei arrivava a casa, l’unica cosa che mi chiedeva era: “C’è qualcuno in casa?”, io rispondevo di conseguenza e la conversazione finiva così. Non ha mai passato una serata con noi sul divano a guardare un film, se ne stava sempre in camera sul suo laptop e persino la cena si portava in camera. Ma ciò che maggiormente mi infastidiva era che non aveva assolutamente rispetto per noi compagne di stanze: guardava film sul pc senza gli auricolari mentre noi dormivamo, al mattino faceva suonare l’allarme della sveglia almeno 5 volte prima di alzarsi e per prepararsi faceva un casino assurdo, come se fosse da sola in camera. Non ho mai amato i francesi e conoscere Lisa non mi ha fatto assolutamente cambiare idea….anzi!!! Nemmeno Justin e Sunny la potevano sopportare, proprio per il suo atteggiamento asociale. Pensate che dopo un paio di settimane che vivevo con loro hanno cominciato a chiamarmi Eli, anziché Elisa, per sottolineare la netta differenza tra “Lisa” e “Elisa”. Fortunatamente se ne è andata e da oggi ho una nuova coinquilina, Marie. Il primo giorno che è venuta a vedere la casa e Sunny mi ha detto che era francese, ho storto il naso, visto la precedente esperienza. Invece per fortuna mi sono dovuta ricredere (senza parlare troppo forte). Dopo che ha visto la casa e ha deciso di venirci a vivere, è tornata una sera a pagare l’anticipo e siamo rimaste un paio d’ore a chiacchierare sul divano. Ci siamo scambiate il numero di telefono e il giorno dopo, sabato, io le ho mandato un sms per chiederle di andare a bere qualcosa al Beach Road. Così siamo uscite io, lei, una sua amica francese e due ragazzi ungheresi amici di Marie. E’ stata una serata piacevole. Abbiamo bevuto un paio di drink, chiacchierato e ballato fin verso la una. Il giorno seguente ci siamo riviste a casa, io avevo fatto una zuppa di verdura e lei si è fermata a cena. Per ora quindi devo dire di essere assolutamente contenta della nuova coinquilina. Sono contenta soprattutto che sia arrivata proprio ora visto che da alcuni giorni a sta parte sono praticamente sola in casa. Kim non c’è quasi mai e Sunny e Justin sono partiti per le ferie in Grecia e staranno via un mese. Così al momento in casa ci siamo solo noi tre ragazze e Keith, il fratello di Sunny, che momentaneamente si è trasferito qui per fare un po’ da custode della casa.
Questo per quanto riguarda la situazione in casa. Al lavoro procede tutto regolare. Ogni tanto prendo qualche ordine, ma la maggior parte del tempo la passo a sbaraccare i tavoli e a lavare piatti e bicchieri. Mi trovo bene con i colleghi, ma da qualche giorno a sta parte sto cominciando a pensare di cercarmi qualcos’altro, per vari motivi. Il primo è che non faccio molte ore e di conseguenza non sto guadagnando molto. Il secondo è che fra una settimana avremo un nuovo capo, perché Michael, l’attuale boss, ha venduto l’attività e l’ha presa in gestione una donna francese (che incubo sti “maledetti francesi”!!!) e tutti i miei colleghi sostengono che non andremo incontro ad un buon periodo. Il terzo è che se comunque non mi fa prendere molte ordinazioni e, quindi di conseguenza non ho modo di praticare l’inglese sul lavoro, tanto vale andare a pulire le camere negli hotel dove pagano molto meglio. L’unica cosa che mi frena è che ad Ottobre me ne andrò a San Francisco e qui dove sono ora mi hanno garantito che, anche se non sono in regola, al mio rientro riavrò il posto, mentre se mi trovo ora un nuovo lavoro chi lo sa che avrò sta garanzia?
Va bhe vedremo, qualcosa deciderò. Comunque con i colleghi mi trovo bene e Giovedì scorso siamo andati tutti insieme con Micheal a cena nella city in un ristorante greco. Vi faccio vedere le foto così sapete con chi lavoro: da sinistra verso destra sono Wondi il cuoco indonesiano, Micheal il boss, Paula la ragazza brasiliana, Cathrina una ragazza australina, Ronny il coffee-man del Bangladesh e Nash che mi sostituisce il sabato quando io non lavoro.
In quest'altra foto in più c'è Arthur, un cliente fisso del caffè che si è unito a noi per la cena.
Che altro dirvi? Sabato pomeriggio ho incontrato un nuovo ragazzo per lo scambio dell’Italiano/Inglese. Si chiama Dave, è un avvocato ed è il tipico nertz: alto, magro, con gli occhiali. Uno sfigatello in pratica. Però sembra un bravo tipo e le due ore di conversazione sono trascorse piacevolmente. Abbiamo deciso di incontrarci ogni Mercoledì sera in città dopo il lavoro. Martedì prossimo invece ho appuntamento con una donna per lo stesso scambio. Così a pelle, dai messaggi che ci siamo scambiate non mi ha fatto una bella impressione, ma vedremo.
Sabato sera sono uscita di nuovo, sono andata al Beach Road (come avrete capito è una sorta di "Trocadero della Bondi Beach"), ma sta volta non è stata una serata devastante per il semplice motivo che sono partita troppo tardi e non ce l’ho fatta a raggiungere gli altri. Verso le 10 mi ha chiamata Sam, uno dei Kiwis conosciuti all’house party, dicendo di raggiungerlo al pub per bere qualcosa. Quando sono arrivata erano già tutti ubriachi marci perché la sera stessa c’era stato l’incontro di rugby New Zeland vs Australia e la Nuova Zelanda aveva vinto perciò Sam e tutta la sua compagnia di ragazzi neozelandesi stavano festeggiando dalle 7. Raggiungerli era praticamente impensabile, perciò ho bevuto un paio di birre, ballato un pò e sono tornata a casa. Non era nemmeno pensabile avere un dialogo con loro ieri sera. Per me riuscire a capire l’inglese di un gruppo di kiwis ubriachi è come, per darvi un’idea, per uno straniero riuscire a capire l’italiano di un gruppo di napoletani ubriachi.
Questo è quanto per ora. Come al solito ci sentiamo non appena avrò qualcosa di interessante da raccontarvi.
Ciao estate italiana!!!!!
domenica 3 agosto 2008
THERE IS A PARTY!!!!
Per concludere una settimana all’insegna di alcool e cibo “spazzatura”, Sabato sera mi aspettava un “house party” su invito della mia amica Paula. Non so se vi ho parlato di Paula. E’ una ragazza brasiliana che lavora con me al caffè. Vive qui ormai da tre anni e sta con un ragazzo australiano. Abbiamo cominciato ad uscire ogni tanto dopo il lavoro per un drink, poi un pomeriggio l’ho raggiunta al Beach Road Hotel (il pub, insieme al Bondi Hotel, più frequentato di Bondi Beach Hotel……qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare perché qui in Australia i pub con annesso ristorante li chiamano “hotel” e nella maggior parte dei casi non hanno delle camere?!?!?...è come se io in Italia aprissi una “Pizzeria” e non facessi le pizze!!!....va bhe, sono strani sti australiani!!) e ho conosciuto alcuni dei suoi amici. E’ una ragazza bravissima e le voglio un gran bene. Anche lei ha passato quello che sto passando io, cioè essere in un paese straniero senza conoscere bene la lingua, perciò mi sta aiutando tantissimo invitandomi ad uscire tutte le volte che c’è qualche festa, o semplicemente andando a bere un caffè la domenica pomeriggio.
Perciò Sabato sera mi ha invitata ad una festa a casa di amici per un compleanno. Sapevo che sarebbe stata una serata molto alcoolica (conoscendo gli OZ!!!), ma non credevo cosi devastante. Innanzitutto la festa è cominciata alle 5p.m. Paula mi aveva detto che ci sarebbe stato il BB perciò io non ho mangiato nulla a casa. Quando sono arrivata alla festa, in effetti il BB c’era, ma sul BB non c’era più nulla, solo qualche misera salamella…..ed io ho cominciato a preoccuparmi: stomaco vuoto + alcool= ciocca nucleare!!! Prima di andare alla festa ho chiesto a Paula se dovevo portare qualcosa da bere e lei mi ha detto che di solito alle feste qui ognuno porta quello che pensa di voler bere. OK. Io sono arrivata con una confezione da 6 di birre. Tutti i ragazzi australiani sono arrivati con un cartone di birre ciascuno!!!!
La festa era nel cortile di una palazzina a 5 minuti da casa mia. Appena arrivata Paula ha fatto il giro delle presentazioni (piuttosto inutile, dato che a fine presentazioni non ricordavo nemmeno un nome), abbiamo preso un bicchiere di punch e ci siamo sedute su delle sedie disposte in cerchio nel cortile: situazione piuttosto insolita. Inizialmente parlavo solo con Paula, poi pian piano l’ambiente ha cominciato a scaldarsi e ho cominciato a parlare con tutti quelli che erano alla festa. La maggior parte dei ragazzi alla festa erano Neo Zelandesi, o Kiwi come li chiamano qui, per via dell’uccello tipico della Nuova Zelanda chiamato per l’appunto kiwi. Inizialmente la conversazione era piuttosto difficoltosa anche per via del loro accento, in parte differente da quello australiano, poi però quando l’alcool ha cominciato a fare effetto vi giuro che capivo TUTTO e l’ inglese usciva con una tale naturalezza che pareva essere la mia prima lingua: i misteri dell’alcool!!!! La serata quindi è proseguita così, bevendo (tanto), ballando, parlando, prendendomi in giro per il mio modo di parlare gesticolando, tipicamente italiano, e giocando a “stone, paper, scissors”.
Considerando che era dalle 5 che bevevo, alle 2 non ce l’ho più fatta e ho mollato il colpo. Sono andata a casa e mi sono fatta un piatto di spaghetti per asciugare tutto l’alcool che avevo nello stomaco.
E’ stata una serata spettacolare, soprattutto perché la lingua non ha rappresentato assolutamente un ostacolo al divertimento.
Lo so cosa molti di voi staranno pensando: il potere della passera!!! In effetti non posso negare che essere una ragazza è un aiuto non da poco: mi posso permettere di storpiare parole o frasi in inglese che nessuno mi prende in giro, anzi talvolta diventa il pretesto per attaccare bottone. A questo si aggiunge il fatto che qui tutti odorano l’Italia e gli italiani perciò alla frase “Sono italiana” segue inevitabilmente la loro presa in giro del nostro accento con un “Ciao bella!!! Come stai?” e per finire “Come on Italia!!! Drink!!!!!”. E il gioco è fatto.
Perciò Sabato sera mi ha invitata ad una festa a casa di amici per un compleanno. Sapevo che sarebbe stata una serata molto alcoolica (conoscendo gli OZ!!!), ma non credevo cosi devastante. Innanzitutto la festa è cominciata alle 5p.m. Paula mi aveva detto che ci sarebbe stato il BB perciò io non ho mangiato nulla a casa. Quando sono arrivata alla festa, in effetti il BB c’era, ma sul BB non c’era più nulla, solo qualche misera salamella…..ed io ho cominciato a preoccuparmi: stomaco vuoto + alcool= ciocca nucleare!!! Prima di andare alla festa ho chiesto a Paula se dovevo portare qualcosa da bere e lei mi ha detto che di solito alle feste qui ognuno porta quello che pensa di voler bere. OK. Io sono arrivata con una confezione da 6 di birre. Tutti i ragazzi australiani sono arrivati con un cartone di birre ciascuno!!!!
La festa era nel cortile di una palazzina a 5 minuti da casa mia. Appena arrivata Paula ha fatto il giro delle presentazioni (piuttosto inutile, dato che a fine presentazioni non ricordavo nemmeno un nome), abbiamo preso un bicchiere di punch e ci siamo sedute su delle sedie disposte in cerchio nel cortile: situazione piuttosto insolita. Inizialmente parlavo solo con Paula, poi pian piano l’ambiente ha cominciato a scaldarsi e ho cominciato a parlare con tutti quelli che erano alla festa. La maggior parte dei ragazzi alla festa erano Neo Zelandesi, o Kiwi come li chiamano qui, per via dell’uccello tipico della Nuova Zelanda chiamato per l’appunto kiwi. Inizialmente la conversazione era piuttosto difficoltosa anche per via del loro accento, in parte differente da quello australiano, poi però quando l’alcool ha cominciato a fare effetto vi giuro che capivo TUTTO e l’ inglese usciva con una tale naturalezza che pareva essere la mia prima lingua: i misteri dell’alcool!!!! La serata quindi è proseguita così, bevendo (tanto), ballando, parlando, prendendomi in giro per il mio modo di parlare gesticolando, tipicamente italiano, e giocando a “stone, paper, scissors”.
Considerando che era dalle 5 che bevevo, alle 2 non ce l’ho più fatta e ho mollato il colpo. Sono andata a casa e mi sono fatta un piatto di spaghetti per asciugare tutto l’alcool che avevo nello stomaco.
E’ stata una serata spettacolare, soprattutto perché la lingua non ha rappresentato assolutamente un ostacolo al divertimento.
Lo so cosa molti di voi staranno pensando: il potere della passera!!! In effetti non posso negare che essere una ragazza è un aiuto non da poco: mi posso permettere di storpiare parole o frasi in inglese che nessuno mi prende in giro, anzi talvolta diventa il pretesto per attaccare bottone. A questo si aggiunge il fatto che qui tutti odorano l’Italia e gli italiani perciò alla frase “Sono italiana” segue inevitabilmente la loro presa in giro del nostro accento con un “Ciao bella!!! Come stai?” e per finire “Come on Italia!!! Drink!!!!!”. E il gioco è fatto.
lunedì 28 luglio 2008
GOLD COAST
E’ passata ormai una settimana dal mio rientro a Sydney, quindi credo proprio che sia giunto il momento di raccontarvi qualcosa in merito alla mia vacanza in Gold Coast.
Premetto fin da subito che purtroppo è successo quello che spesso mi è capitato di sentir raccontare da altri, ma che speravo non sarebbe mai capitato a me:incominciare la vacanza in compagnia e finirla da sola. Non mi voglio addentrare nei dettagli, per rispetto verso il mio compagno di viaggio, vi basti sapere che al terzo giorno di vacanza abbiamo preso ognuno la propria strada e ci siamo ritrovati all’aeroporto per il volo di rientro. Sicuramente mi è servito di lezione e ora so che non dovrò mai più fare la cazzata di andare in vacanza con qualcuno che non conosco veramente bene.
Comunque, compagnia a parte, direi che il bilancio è stato decisamente positivo.
Domenica pomeriggio, dopo un ora e mezza di volo, siamo atterrati a Coolangatta. Appena si è aperto lo sportellone dell’aereo, si poteva già avvertire la differenza di temperatura rispetto a Sydney: non molti gradi, credo 4 o 5 in più, ma sufficienti per sentire il bisogno di togliersi la felpa e farsi scaldare la pelle dal sole. Dopo un pasto decisamente poco salutare (fish bourger and chips) abbiamo preso un bus per il centro città. Alla fermata del bus, oltre a noi due, c’era una donna (un “donnone” ad essere sinceri, più larga che alta)con la divisa della compagnia di trasporti della zona. Un vero e proprio “personaggio”!!!!! Ha attaccato subito bottone, chiedendoci di dove fossimo e esordendo con un “Buongiorno!!! Come stai?” dover averle detto che eravamo italiani. Le abbiamo chiesto indicazioni in merito al bus da prendere per Coolangatta e lei, non solo ce lo ha indicato, ma appena il bus si è fermato e ha aperto le porte, ha urlato all’autista (peraltro donna anche lei), una volta arrivati in città, di indicarci un ostello molto bello ed economico.
Dopo circa 10 minuti di bus l’autista ci ha indicato la fermata e l’ostello in questione. Coincidenza vuole che fosse proprio l’ostello che avevo visto su internet e di cui avevo segnato l’indirizzo perché mi sembrava effettivamente molto carino. Alla reception due ragazzi ci hanno accolto con la stessa cordialità che avevamo riscontrato nelle due donne incontrate in precedenza. Una cordialità che non ha niente a che vedere con quella dei nostri ristoratori o albergatori che, nella maggior parte dei casi, sono gentili solo perché di fronte a loro hanno un cliente, presente o ipoteticamente futuro, e come tale una fonte di guadagno. Da noi a volte la cordialità viene talmente esasperata che si trasforma in palese ruffianismo (passatemi il termine). Qui invece la gente è cordiale perché è nella loro natura esserlo, è nel loro stile vita rilassato, nel loro life motif “take it easy mate, you’re in Australia”. E’ veramente difficile da spiegare con parole, perché è una sensazione che ti trasmettono non a parole, ma proprio con il loro modo di essere. Quando ho detto “la gente qui è cordiale”, con il “qui” mi riferivo proprio a Coolangatta e dintorni, perché a Sydney questa atmosfera “take it easy”, si fa più fatica a percepire essendo una metropoli. Ho così avuto la conferma di ciò che mi era stato detto da amici, e cioè che la “vera Australia” non è Sydney, sono tutte le località minori sperdute per il continente.
Ritorniamo all’ostello. Non siamo in alta stagione, perciò l’ostello è praticamente vuoto. Le camere sono al piano di sopra, mentre in basso c’è un pub con annessa cucina che dà la possibilità ai backpackers di cenare con 10$....buono a sapersi. Dopo esserci sistemati usciamo a fare due passi e a goderci il tramonto.
.JPG)
.JPG)
.JPG)
La vita notturna a Coolangatta non offre praticamente nulla, quantomeno non ora, in inverno. Perciò dopo aver cenato con ottimi spaghetti al tonno preparati nella cucina dell’ostello, ce ne andiamo direttamente a nanna.
Il Lunedì mattina decidiamo di scendere a sud, a Byron Bay. Dopo alcune peripezie per riuscire a capire quale bus dovessimo prendere, finalmente verso le 11 partiamo e dopo un ora e un quarto arriviamo a Byron Bay. Proprio di fronte alla fermata del bus troviamo l’ufficio informazioni. Entriamo per chiedere informazioni in merito agli alloggi e la nostra attenzione viene richiamata da un volantino che pubblicizza lo skydive, ossia il lancio in tandem con il paracadute e…..bhe, il resto è storia!!!
.JPG)
In Byron Bay ci siamo stati un solo un giorno e mezzo perché sfortunatamente il pomeriggio seguente allo skydive il cielo si è coperto ed ha incominciato a piovere.
.JPG)
Perciò di Byron ho visto veramente poco e mi sono ripromessa di tornarci assolutamente. L’unico episodio degno di nota (oltre ovviamente al lancio) è stato l’incontro del tutto occasionale con un tipo veramente fuori di testa. Eravamo seduti in un bar/pizzeria a bere un caffè quando a Steto,il mio compagno di viaggio, squilla il telefono. A chiamarlo era Nico, un ragazzo che ho conosciuto anch’io a Coogee. Fanno due chiacchere, Steto gli spiega dove ci troviamo e Nico gli dice “Guarda che se non sbaglio nel bar dove sei tu ora ci lavora Beppe, un pizzaiolo italiano”. Steto va verso la pizzeria ed in effetti era proprio lui. Dopo le presentazioni di rito, incomincia a raccontarci che proprio quel giorno il suo capo gli ha dato il permesso di tornare in Italia per un paio di mesi e lui ora è completamente fuori di testa. Perché? Perché vuole tornare in Italia per cercare la donna di cui è follemente innamorato. Sono stati insieme per circa 6 mesi in Oz, lei poi è tornata a casa, in Italia, perché non se la sentiva di stabilirsi in Australia e ora lui la vuole raggiungere per cercare di convincerla a tornare in Oz. Il problema è che lui sa solamente che lei si trova in Sardegna, ma non sa “dove” in Sardegna. Così ha prenotato un volo per Cagliari e una volta arrivato lì incomincerà a girare per cercarla….un pazzo!!! Dovevate vederlo con che occhi stralunati ci guardava mentre raccontava di lei, pareva che si fosse appena fatto un cannone!!! Raccontava che da quando l’ ha conosciuta la sua vita è cambiata, ha smesso di bere e di fumare, ha ricominciato ad andare a correre, ad apprezzare i piccoli piaceri della vita, si è messo a scrivere un libro di pensieri e poesie che le darà il giorno in cui riuscirà a rincontrarla e poi mi ha fatto spaccare quando ad un certo punto ha detto che quando va in spiaggia parla con le belene e i delfini e le dice “Andate da lei e ditele che l’amo!!!”…..volevo buttarmi via dal ridere!!! Mi ha fatto piegare dal ridere, ma vi assicuro che allo stesso tempo vedere in un uomo quegli occhi colmi di amore e di romanticismo mi ha fatto credere che forse una speranza esiste ancora……..
Comunque a parte la particolarità di Peppe, tramite lui abbiamo conosciuto tutta una serie di ragazzi italiani che vivono a Byron, quindi per un paio di sere abbiamo fatto festa con loro.
Il Mercoledì mattina siamo partiti alla volta di Surfers Paradise. Avevamo prenotato un bus piuttosto presto, verso le 8.30 a.m., perché speravamo di goderci la giornata di sole in Surfers Paradise, ma purtroppo il tempo è stato davvero inclemente con noi ed infatti ha piovuto tutto il giorno. Di questa località non ho avuto assolutamente una buona impressione. E’ una sorta di Rimini australiana: palazzi, casinò, ristoranti, discoteche. Nulla di veramente australiano. Non so nemmeno perché la chiamino “Surfers Paradise” dato che parlando con alcuni surfers mi hanno detto che non è assolutamente una delle località migliori per surfare.
.JPG)
Se la città di per se non mi ha lasciato nessun ricordo entusiasmante, non posso dire lo stesso della vita notturna!!! Fortuna vuole che il Mercoledì fosse proprio la serata in cui tutti i Backpackers della città si ritrovano per fare serata insieme. Alle 8.30 (lo so, troppo presto per cominciare a bere, ma siamo in Oz e qui funziona così) sotto l’ostello c’era il bus pronto per portare in città tutti i ragazzi che avevano deciso di partecipare alla serata…e noi c’eravamo!!! Prima di salire lo staff dell’ostello ha dato a ciascuno di noi una cravatta blu con il logo della serata, uno di quei bastoncini che se li spezzi si illuminano (ogni ostello ne aveva uno di un colore diverso in modo che ci si potesse riconoscere) un braccialetto di carta (come quelli che ti danno nei villaggi turistici), un adesivo verde da attaccare alla maglia che identificava lo status di “single” e un preservativo. La serata prevedeva di incontrare tutti i ragazzi dei vari ostelli della città e fare un tour di 4 locali e in ognuno avevamo un free drik. Il primo locale non era nulla di che, un normalissimo bowling. Io, non giocando a bowling, ho fatto un paio di partite a stecca e bevuto una birra. Il secondo era una sorta di disco pub dove potevi anche ballare. Qui ho conosciuto un ragazzo delle Ockland e uno di New Castle. Il primo ci ha provato dopo neanche un quarto d’ora che parlavamo e quindi l’ho un po’ evitato per il resto della serata. L’altro invece è stato più discreto ed infatti l’ho ribeccato poi nel terzo pub e parlando gli ho detto che prima di tornare in Italia volevo provare a fare surf. Al che lui mi ha detto che se volevo mi avrebbe fatto provare con la sua tavola il mattino dopo…..why not?
Nel terzo locale stavo ballando da sola a bordo pista quando due tipi scozzesi (chiaramente scozzesi perché indossavano il kilt, senza sotto nulla come ha mostrato uno di loro in mezzo alla strada…che fuori!!!!) mi hanno trascinata nel loro gruppo e qui ho conosciuto una ragazza di Perth che dopo poche chiacchiere mi ha chiesto “Do you like guys?.....bene…pure la lesbica mi sono beccata!!!! Comunque una volta chiariti i gusti reciproci abbiamo continuato a ballare e fare serata insieme. Nello stesso gruppo c’era anche un ragazzo della svizzera italiana, l’unico italiano di tutta la serata per fortuna!!! Con lui mi sono trovata subito bene e infatti anche nell’ultimo locale abbiamo continuato a ballare e a fare numeri insieme. L’ultima discoteca chiudeva alle 5 ma io alle 4 non ce l’ho più fatta e ho preso un taxi per tornare all’ostello. Non che fossi particolarmente ubriaca, ma ve la immaginate la fatica di cominciare serata alle 8.30? Io ero abituata a fare l’aperitivo alle 8.30!!!!
Comunque è stata veramente una bella serata soprattutto perché mi sto rendendo sempre più conto che la mia riservatezza e timidezza che fin ad ora mi avevano sempre caratterizzato, se ne stanno andando piano piano e, se mentre prima conoscere e fare festa con gente nuova per me era difficile, ora invece mi viene del tutto naturale e non mi pongo nemmeno il problema di come comunicare con una lingua che non è la mia…..mi viene naturale. Ammetto che i primi tempi non è stato facile e a volte, in alcune circostanze, non lo è nemmeno ora, ma ogni volta che mi trovavo in difficoltà mi dicevo: “Ok, Eli, sei in Australia, non ti conosce nessuno, probabilmente il 99% della gente che conoscerai qui non la rivedrai mai più per il resto della tua vita perciò mettiti il c_ _o al posto della faccia e lasciati andare!!!!” . Vi assicuro che ha sempre funzionato!!!!
Il Giovedì, ultimo giorno purtroppo, mi sono alzata alle 9 e visto che finalmente il cielo era completamento sereno me ne sono andata diretta in spiaggia. Prima però non ho potuto fare a meno di fermarmi in un bar al cui esterno un cartellone diceva “Breakfast for 9.90$....eat all that you can!!” Mi suonava un po’ strano e invece era proprio così!!! All’interno c’era una sorta di buffet come nei nostri alberghi, bastava pagare alla cassa, la cassiera ti dava il piatto e le posate e tu potevi prendere tutto quello che volevi quante volte volevi: pancakes con succo d’acero, uova strapazzate, backon, fagioli, salsiccie, yogurt, frutta fresca, muesli, cereali, pane tostato, burro, marmellata, burro d’arachidi, tè e caffè. Non vi dico quello che non ho mangiato!!!!! Con la pancia piena me ne sono andata in spiaggia, mi sono messa la crema solare, dopo di che mi sono sdraiata e mi sono detta “ora mando un messaggio a Robby, il ragazzo di ieri sera per fare surf”. Credo di non essere nemmeno riuscita a finire il pensiero che mi sono addormentata secca e quando ho riaperto gli occhi erano le 13.30!!!!
.JPG)
Ho provato comunque a mandare un sms a Robby , anche se pensavo fosse ormai troppo tardi, invece mi ha risposto dicendo che in pochi minuti mi avrebbe raggiunta.
Dire che ho provato a fare surf sarebbe una palla, diciamo che mi sono divertita a sdraiarmi a pancia in giù sulla tavola cercando di prendere un onda che mi portasse a riva. E’ stato divertente ma con alcune complicanze:
1- Non so che razza di accento abbiano a New Castle, ma di quello che diceva Robby non capivo un cavolo!!!!!Perciò anche se avesse voluto darmi qualche dritta non avrei capito comunque.
2- La sua tavola era una di quelle da professionismo, quindi assolutamente sconsigliata per un principiante,
3- Ultimo ma non ultimo, il bikini non è assolutamente consigliato per fare surf!!!!!Quando sei sdraiato sulla tavola e prendi l’onda, tu ti ritrovi a riva ma il tuo costume è rimasto in alto male….oh my God!!!!

Sebbene non riuscissimo a comunicare un gran che siamo comunque andati a mangiare qualcosa prima della mia partenza alla volta di Coolangatta. L’utima serata è trascorsa tranquillamente nello stesso ostello che mi aveva ospitata la prima notte, in attesa del volo che mi avrebbe riportata “a casa”.
Premetto fin da subito che purtroppo è successo quello che spesso mi è capitato di sentir raccontare da altri, ma che speravo non sarebbe mai capitato a me:incominciare la vacanza in compagnia e finirla da sola. Non mi voglio addentrare nei dettagli, per rispetto verso il mio compagno di viaggio, vi basti sapere che al terzo giorno di vacanza abbiamo preso ognuno la propria strada e ci siamo ritrovati all’aeroporto per il volo di rientro. Sicuramente mi è servito di lezione e ora so che non dovrò mai più fare la cazzata di andare in vacanza con qualcuno che non conosco veramente bene.
Comunque, compagnia a parte, direi che il bilancio è stato decisamente positivo.
Domenica pomeriggio, dopo un ora e mezza di volo, siamo atterrati a Coolangatta. Appena si è aperto lo sportellone dell’aereo, si poteva già avvertire la differenza di temperatura rispetto a Sydney: non molti gradi, credo 4 o 5 in più, ma sufficienti per sentire il bisogno di togliersi la felpa e farsi scaldare la pelle dal sole. Dopo un pasto decisamente poco salutare (fish bourger and chips) abbiamo preso un bus per il centro città. Alla fermata del bus, oltre a noi due, c’era una donna (un “donnone” ad essere sinceri, più larga che alta)con la divisa della compagnia di trasporti della zona. Un vero e proprio “personaggio”!!!!! Ha attaccato subito bottone, chiedendoci di dove fossimo e esordendo con un “Buongiorno!!! Come stai?” dover averle detto che eravamo italiani. Le abbiamo chiesto indicazioni in merito al bus da prendere per Coolangatta e lei, non solo ce lo ha indicato, ma appena il bus si è fermato e ha aperto le porte, ha urlato all’autista (peraltro donna anche lei), una volta arrivati in città, di indicarci un ostello molto bello ed economico.
Dopo circa 10 minuti di bus l’autista ci ha indicato la fermata e l’ostello in questione. Coincidenza vuole che fosse proprio l’ostello che avevo visto su internet e di cui avevo segnato l’indirizzo perché mi sembrava effettivamente molto carino. Alla reception due ragazzi ci hanno accolto con la stessa cordialità che avevamo riscontrato nelle due donne incontrate in precedenza. Una cordialità che non ha niente a che vedere con quella dei nostri ristoratori o albergatori che, nella maggior parte dei casi, sono gentili solo perché di fronte a loro hanno un cliente, presente o ipoteticamente futuro, e come tale una fonte di guadagno. Da noi a volte la cordialità viene talmente esasperata che si trasforma in palese ruffianismo (passatemi il termine). Qui invece la gente è cordiale perché è nella loro natura esserlo, è nel loro stile vita rilassato, nel loro life motif “take it easy mate, you’re in Australia”. E’ veramente difficile da spiegare con parole, perché è una sensazione che ti trasmettono non a parole, ma proprio con il loro modo di essere. Quando ho detto “la gente qui è cordiale”, con il “qui” mi riferivo proprio a Coolangatta e dintorni, perché a Sydney questa atmosfera “take it easy”, si fa più fatica a percepire essendo una metropoli. Ho così avuto la conferma di ciò che mi era stato detto da amici, e cioè che la “vera Australia” non è Sydney, sono tutte le località minori sperdute per il continente.
Ritorniamo all’ostello. Non siamo in alta stagione, perciò l’ostello è praticamente vuoto. Le camere sono al piano di sopra, mentre in basso c’è un pub con annessa cucina che dà la possibilità ai backpackers di cenare con 10$....buono a sapersi. Dopo esserci sistemati usciamo a fare due passi e a goderci il tramonto.
La vita notturna a Coolangatta non offre praticamente nulla, quantomeno non ora, in inverno. Perciò dopo aver cenato con ottimi spaghetti al tonno preparati nella cucina dell’ostello, ce ne andiamo direttamente a nanna.
Il Lunedì mattina decidiamo di scendere a sud, a Byron Bay. Dopo alcune peripezie per riuscire a capire quale bus dovessimo prendere, finalmente verso le 11 partiamo e dopo un ora e un quarto arriviamo a Byron Bay. Proprio di fronte alla fermata del bus troviamo l’ufficio informazioni. Entriamo per chiedere informazioni in merito agli alloggi e la nostra attenzione viene richiamata da un volantino che pubblicizza lo skydive, ossia il lancio in tandem con il paracadute e…..bhe, il resto è storia!!!
In Byron Bay ci siamo stati un solo un giorno e mezzo perché sfortunatamente il pomeriggio seguente allo skydive il cielo si è coperto ed ha incominciato a piovere.
Perciò di Byron ho visto veramente poco e mi sono ripromessa di tornarci assolutamente. L’unico episodio degno di nota (oltre ovviamente al lancio) è stato l’incontro del tutto occasionale con un tipo veramente fuori di testa. Eravamo seduti in un bar/pizzeria a bere un caffè quando a Steto,il mio compagno di viaggio, squilla il telefono. A chiamarlo era Nico, un ragazzo che ho conosciuto anch’io a Coogee. Fanno due chiacchere, Steto gli spiega dove ci troviamo e Nico gli dice “Guarda che se non sbaglio nel bar dove sei tu ora ci lavora Beppe, un pizzaiolo italiano”. Steto va verso la pizzeria ed in effetti era proprio lui. Dopo le presentazioni di rito, incomincia a raccontarci che proprio quel giorno il suo capo gli ha dato il permesso di tornare in Italia per un paio di mesi e lui ora è completamente fuori di testa. Perché? Perché vuole tornare in Italia per cercare la donna di cui è follemente innamorato. Sono stati insieme per circa 6 mesi in Oz, lei poi è tornata a casa, in Italia, perché non se la sentiva di stabilirsi in Australia e ora lui la vuole raggiungere per cercare di convincerla a tornare in Oz. Il problema è che lui sa solamente che lei si trova in Sardegna, ma non sa “dove” in Sardegna. Così ha prenotato un volo per Cagliari e una volta arrivato lì incomincerà a girare per cercarla….un pazzo!!! Dovevate vederlo con che occhi stralunati ci guardava mentre raccontava di lei, pareva che si fosse appena fatto un cannone!!! Raccontava che da quando l’ ha conosciuta la sua vita è cambiata, ha smesso di bere e di fumare, ha ricominciato ad andare a correre, ad apprezzare i piccoli piaceri della vita, si è messo a scrivere un libro di pensieri e poesie che le darà il giorno in cui riuscirà a rincontrarla e poi mi ha fatto spaccare quando ad un certo punto ha detto che quando va in spiaggia parla con le belene e i delfini e le dice “Andate da lei e ditele che l’amo!!!”…..volevo buttarmi via dal ridere!!! Mi ha fatto piegare dal ridere, ma vi assicuro che allo stesso tempo vedere in un uomo quegli occhi colmi di amore e di romanticismo mi ha fatto credere che forse una speranza esiste ancora……..
Comunque a parte la particolarità di Peppe, tramite lui abbiamo conosciuto tutta una serie di ragazzi italiani che vivono a Byron, quindi per un paio di sere abbiamo fatto festa con loro.
Il Mercoledì mattina siamo partiti alla volta di Surfers Paradise. Avevamo prenotato un bus piuttosto presto, verso le 8.30 a.m., perché speravamo di goderci la giornata di sole in Surfers Paradise, ma purtroppo il tempo è stato davvero inclemente con noi ed infatti ha piovuto tutto il giorno. Di questa località non ho avuto assolutamente una buona impressione. E’ una sorta di Rimini australiana: palazzi, casinò, ristoranti, discoteche. Nulla di veramente australiano. Non so nemmeno perché la chiamino “Surfers Paradise” dato che parlando con alcuni surfers mi hanno detto che non è assolutamente una delle località migliori per surfare.
Se la città di per se non mi ha lasciato nessun ricordo entusiasmante, non posso dire lo stesso della vita notturna!!! Fortuna vuole che il Mercoledì fosse proprio la serata in cui tutti i Backpackers della città si ritrovano per fare serata insieme. Alle 8.30 (lo so, troppo presto per cominciare a bere, ma siamo in Oz e qui funziona così) sotto l’ostello c’era il bus pronto per portare in città tutti i ragazzi che avevano deciso di partecipare alla serata…e noi c’eravamo!!! Prima di salire lo staff dell’ostello ha dato a ciascuno di noi una cravatta blu con il logo della serata, uno di quei bastoncini che se li spezzi si illuminano (ogni ostello ne aveva uno di un colore diverso in modo che ci si potesse riconoscere) un braccialetto di carta (come quelli che ti danno nei villaggi turistici), un adesivo verde da attaccare alla maglia che identificava lo status di “single” e un preservativo. La serata prevedeva di incontrare tutti i ragazzi dei vari ostelli della città e fare un tour di 4 locali e in ognuno avevamo un free drik. Il primo locale non era nulla di che, un normalissimo bowling. Io, non giocando a bowling, ho fatto un paio di partite a stecca e bevuto una birra. Il secondo era una sorta di disco pub dove potevi anche ballare. Qui ho conosciuto un ragazzo delle Ockland e uno di New Castle. Il primo ci ha provato dopo neanche un quarto d’ora che parlavamo e quindi l’ho un po’ evitato per il resto della serata. L’altro invece è stato più discreto ed infatti l’ho ribeccato poi nel terzo pub e parlando gli ho detto che prima di tornare in Italia volevo provare a fare surf. Al che lui mi ha detto che se volevo mi avrebbe fatto provare con la sua tavola il mattino dopo…..why not?
Nel terzo locale stavo ballando da sola a bordo pista quando due tipi scozzesi (chiaramente scozzesi perché indossavano il kilt, senza sotto nulla come ha mostrato uno di loro in mezzo alla strada…che fuori!!!!) mi hanno trascinata nel loro gruppo e qui ho conosciuto una ragazza di Perth che dopo poche chiacchiere mi ha chiesto “Do you like guys?.....bene…pure la lesbica mi sono beccata!!!! Comunque una volta chiariti i gusti reciproci abbiamo continuato a ballare e fare serata insieme. Nello stesso gruppo c’era anche un ragazzo della svizzera italiana, l’unico italiano di tutta la serata per fortuna!!! Con lui mi sono trovata subito bene e infatti anche nell’ultimo locale abbiamo continuato a ballare e a fare numeri insieme. L’ultima discoteca chiudeva alle 5 ma io alle 4 non ce l’ho più fatta e ho preso un taxi per tornare all’ostello. Non che fossi particolarmente ubriaca, ma ve la immaginate la fatica di cominciare serata alle 8.30? Io ero abituata a fare l’aperitivo alle 8.30!!!!
Comunque è stata veramente una bella serata soprattutto perché mi sto rendendo sempre più conto che la mia riservatezza e timidezza che fin ad ora mi avevano sempre caratterizzato, se ne stanno andando piano piano e, se mentre prima conoscere e fare festa con gente nuova per me era difficile, ora invece mi viene del tutto naturale e non mi pongo nemmeno il problema di come comunicare con una lingua che non è la mia…..mi viene naturale. Ammetto che i primi tempi non è stato facile e a volte, in alcune circostanze, non lo è nemmeno ora, ma ogni volta che mi trovavo in difficoltà mi dicevo: “Ok, Eli, sei in Australia, non ti conosce nessuno, probabilmente il 99% della gente che conoscerai qui non la rivedrai mai più per il resto della tua vita perciò mettiti il c_ _o al posto della faccia e lasciati andare!!!!” . Vi assicuro che ha sempre funzionato!!!!
Il Giovedì, ultimo giorno purtroppo, mi sono alzata alle 9 e visto che finalmente il cielo era completamento sereno me ne sono andata diretta in spiaggia. Prima però non ho potuto fare a meno di fermarmi in un bar al cui esterno un cartellone diceva “Breakfast for 9.90$....eat all that you can!!” Mi suonava un po’ strano e invece era proprio così!!! All’interno c’era una sorta di buffet come nei nostri alberghi, bastava pagare alla cassa, la cassiera ti dava il piatto e le posate e tu potevi prendere tutto quello che volevi quante volte volevi: pancakes con succo d’acero, uova strapazzate, backon, fagioli, salsiccie, yogurt, frutta fresca, muesli, cereali, pane tostato, burro, marmellata, burro d’arachidi, tè e caffè. Non vi dico quello che non ho mangiato!!!!! Con la pancia piena me ne sono andata in spiaggia, mi sono messa la crema solare, dopo di che mi sono sdraiata e mi sono detta “ora mando un messaggio a Robby, il ragazzo di ieri sera per fare surf”. Credo di non essere nemmeno riuscita a finire il pensiero che mi sono addormentata secca e quando ho riaperto gli occhi erano le 13.30!!!!
Ho provato comunque a mandare un sms a Robby , anche se pensavo fosse ormai troppo tardi, invece mi ha risposto dicendo che in pochi minuti mi avrebbe raggiunta.
Dire che ho provato a fare surf sarebbe una palla, diciamo che mi sono divertita a sdraiarmi a pancia in giù sulla tavola cercando di prendere un onda che mi portasse a riva. E’ stato divertente ma con alcune complicanze:
1- Non so che razza di accento abbiano a New Castle, ma di quello che diceva Robby non capivo un cavolo!!!!!Perciò anche se avesse voluto darmi qualche dritta non avrei capito comunque.
2- La sua tavola era una di quelle da professionismo, quindi assolutamente sconsigliata per un principiante,
3- Ultimo ma non ultimo, il bikini non è assolutamente consigliato per fare surf!!!!!Quando sei sdraiato sulla tavola e prendi l’onda, tu ti ritrovi a riva ma il tuo costume è rimasto in alto male….oh my God!!!!
Sebbene non riuscissimo a comunicare un gran che siamo comunque andati a mangiare qualcosa prima della mia partenza alla volta di Coolangatta. L’utima serata è trascorsa tranquillamente nello stesso ostello che mi aveva ospitata la prima notte, in attesa del volo che mi avrebbe riportata “a casa”.
Iscriviti a:
Post (Atom)