martedì 3 febbraio 2009

....CON UN PO' DI RITARDO....

Anno nuovo e come sempre tempo di bilanci, di riflessioni e di buoni propositi. Ma prima di tutto vorrei aggiornarvi sulla mia situazione qui a Stanthorpe a due settimane di distanza dalla mia prima, e da dimenticare, giornata di lavoro. Dopo un week end eterno trascorso all’insegna dell’ozio, finalmente il Lunedì comincio il nuovo lavoro nella nuova farm. La navetta parte dall’ostello alle 5 a.m. perciò alle 4.15 sono in piedi, faccio colazione, preparo qualcosa per il pranzo e alle 5 puntuali sono sul pulmino insieme ad un’altra decina di ragazzi. Dopo soli 15 minuti arriviamo alla fattoria e da questo momento per altri 45 minuti aspettiamo pazientemente di cominciare il lavoro. L’inizio della giornata lavorativa è infatti alle 6 di mattina, ma poiché la navetta deve portare altri ragazzi in giro per le farm, ci tocca arrivare con assurdo anticipo. Un po’ alla volta arrivano anche i proprietari della farm e altri ragazzi che alloggiano in differenti ostelli o camping. A questo punto comincia quella che ironicamente mi sento di chiamare “la selezione degli schiavi”. I proprietari, radunati attorno a un pick up con le braccia appoggiate sul cassone discutono tra di loro dando qualche occhiata verso la nostra direzione . Noi siamo tutti seduti in un angolo, in silenzio, in attesa di essere scelti. Dopo una decina di minuti uno dei capi si dirige verso di noi e indicandoci con il dito ci dice: “Tu, tu, tu, tu…sul quel pick up; tu,tu,tu,tu, e tu se quell’altro”. Non so dove l’altra metà dei ragazzi sia finita ma il mio destino, e quello di altri 5 ragazzi, è un campo di peperoni dove il nostro lavoro consiste nello strappare le erbacce attorno alle piantine. Il lavoro non è estenuante come lo è stato raccogliere cipolle a Gatton, ma vi assicuro che dopo 9 ore trascorse a strappare erbacce il solo desiderio che si può avere è una doccia e un letto. La seconda e la terza giornata sono invece alla insegna del “planting”. Il lavoro consiste nel trapiantare piccole piantine di non so quale vegetale, presumo sempre di peperoni. Al contrario di quanto si possa immaginare non è assolutamente un lavoro faticoso, noioso sì, ma non faticoso. Il trattore è infatti provvisto di un rimorchio in cui ci sono due sedili posizionati al livello del suolo perciò, mentre il trattore avanza in prima, le persone sedute devono solamente posizionare le piantine nei buchi e coprirne le radici con la terra. Altre due persone seguono il trattore a piedi assicurandosi che nessun buco venga lasciato senza piantina. A turno si sta in piedi o seduti e per questa ragione non è assolutamente fisicamente stancante.
Dopo la pausa natalizia il lavoro riprende questa volta con una nuova attività che si rivela essere veramente devastante: picking green capsicums, ossia raccogliere peperoni verdi. Non so se avete mai visto una pianta di peperoni (io no, prima di allora), ma sono molto rigogliose con un sacco di foglie, ovviamente verdi, che mimetizzano perfettamente i peperoni, anch’essi verdi!!! Un casino!!! La raccolta va fatta lavorando velocemente e allo stesso tempo avendo l’accortezza di non rompere le piantine. Le prime 4 ore passano velocemente, ma da questo momento in poi il corpo comincia a ribellarsi e non si riesce più a trovare una posizione che possa dare un po’ di sollievo: in piedi, in ginocchio, accasciati o seduti ogni posizione viene mantenuta per non più di 5 minuti prima di avvertire fitte di dolore alla schiena, alle gambe e alle articolazioni di ginocchia e caviglie. Vi assicuro che è davvero estenuante e ne è la prova il fatto che nei due giorni trascorsi a raccogliere peperoni ben 7 ragazzi hanno lasciato ostello e lavoro perché non ce la facevano a reggere un’altra giornata di lavoro. Io devo ammettere che se sono ancora qua dopo due settimane è perché alla fine della seconda giornata di raccolta, non so se per compassione o per ricompensa, uno dei capi mi chiede “Do you wanna work in the shed Tomorrow?” Se voglio??? Non potrei desiderare di meglio. Il giorno successivo, ossia il Lunedì comincio il lavoro che ancora ora sto facendo: packing capsicums. Paragonato alla raccolta, il lavoro del confezionamento è una passeggiata. Si tratta solamente di stare in piedi di fianco ad un nastro trasportatore e man mano che i peperoni passano selezionarli in base alla misura (grossi, medi e piccoli), metterli in tre differenti cartoni e scartare quelli con ammaccature, buchi o difetti di ogni sorta. La giornata è di 8 ore e mezza al termine della quale le schiena e le gambe sono indolenzite per aver mantenuto la stessa posizione, ma veramente nulla al confronto col picking!!! Al momento perciò sto ancora facendo questo lavoro e sto facendo di tutto per non perderlo: cerco di lavorare veloce e bene, non mi perdo in chiacchiere e dico solo “yes”, “no”, “thank you” e “sorry”. E’ troppo un lavoro d’oro e non voglio rischiare di dover tornare nel campo. Al momento sembrerebbe che non ci siano problemi al riguardo, anzi ieri ho dovuto prendere in posto di una ragazza koreana perché troppo lenta. Ah quasi dimenticavo, ieri ho scoperto che i proprietari della farm sono italiani!!! Ho parlato per un po’ a fine turno con una signora, di cui non so il ruolo preciso, ma che per certo fa parte della famiglia e spero vivamente di avere altre occasioni di chiacchierare con lei o con altri membri della famiglia: vorrei cercare di giocarmi la carta del patriottismo per ridurre la mia permanenza nella farm e ottenere i 3 mesi senza doverli effettivamente lavorare. Cross fingers!!!!
Le mie giornate trascorrono perciò per lo più tutte nello stesso modo: lavoro dalle 8 alle 17, doccia, un salto al supermarket , cena e nanna. Al momento non ho una larga compagnia in ostello. Su circa una quarantina di ospiti credo che 30 siano koreani, giapponesi o cinesi e gli altri 10 siamo io, 5 ragazzi tedeschi, un irlandese, un nepalese, due svedesi e una filippina. Tra questi ho legato in particolare con un ragazzo tedesco, Sven, e con la ragazza filippina, Emily, con cui divido lavoro e compagnia durante la cena. Non che non abbia contatti con i ragazzi asiatici, ma essendo molto numerosi si ritrovano sempre seduti tutti insieme allo stesso tavolo a parlare la stessa lingua e a dividere lo stesso cibo. La cittadina non offre veramente nulla, se non qualche pub, perciò nei giorni di riposo non ci sono altre alternative che mangiare, dormire, leggere un libro o scrivere il mio blog, come sto facendo ora, in questo lungo e freddo sabato di inizio Gennaio.

Le feste se ne sono andate anche quest’anno, ma ad essere sincera per me non sono nemmeno arrivate . E’ stato il mio primo Natale lontana da casa e fortunatamente credo di non averne sentito troppo la nostalgia. Sicuramente l’assoluta assenza di un clima natalizio è stato un valido aiuto: Stenthorpe non era addobbata con luci e alberi, ed avere nel guardaroba solo pantaloncini, tops e infradito mi faceva pensare a tutto fuorchè al Natale. Devo comunque ammettere che se non accusato il colpo del primo Natale fuori patria è stato perché ho potuto trascorrere la giornata in compagnia di mia sorella. La vigilia di Natale abbiamo finito di lavorare alle 11 di mattina perciò, avendo davanti due giorni di vacanza, ho comprato un biglietto per Brisbane e il pomeriggio stesso sono partita. Il giorno di Natale non abbiamo fatto nulla di speciale, se non mangiare qualcosa e guardare la tele, ma il fatto stesso di essere in qualche modo “in famiglia” non mi ha fatto pensare troppo a quello che mi stavo perdendo a casa. Indubbiamente la telefonata dei miei genitori e dei miei zii mi ha destato un desiderio di caminetto acceso, di panettone, di spumante e di ore trascorse a tavola a chiacchierare e a ridere, ma per fortuna l’essere in compagnia di mia sorella mi ha permesso di viverlo senza troppa malinconia.
Il capodanno invece è stato un vero disastro. So che molti di voi avranno pensato “Chissà la Eli su quale spiaggia australiana starà festeggiando la mezzanotte!?!?!” e invece mi spiace deludervi ma ho celebrato l’anno nuovo a letto nella mia camera del mio ostello a Stanthorpe in compagnia dell’influenza….shit vero?? Purtroppo avendo solo il 1° dell’anno di riposo era impensabile andare a Brisbane e, avendo raffreddore e febbre, era altrettanto da stupidi andare in giro a bere. Così, al caldo nel mio lettuccio guardando “Love actually” sul mio lap top, ho aspettato di salutare l’anno nuovo.

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