lunedì 3 novembre 2008

10 OTTOBRE 2008

Una fastidiosa musica proveniente da un telefono cellulare mi fa aprire gli occhi alle 5 di mattina. Impiego qualche secondo prima di connettere e di rendermi conto della ragione di questa levataccia: un aereo mi sta aspettando alle 9.30 all’aeroporto di Sydney con destinazione San Francisco. Doccia veloce, altrettanto veloce colazione e con il mio zaino in spalla mi dirigo verso la stazione della metropolitana per prendere il treno per l’aeroporto. Alla stazione la biglietteria è ancora chiusa, così inserisco una banconota da 50$ (gli unici dollari australiani che decido di portare con me in U.S.) nella macchinetta per la stampa automatica dei biglietti, ma in pochi secondi me la vedo “risputare” con la comparsa dell’avviso che la macchinetta non ha sufficiente credito per darmi il resto: cominciamo bene!!!! Alle 6 di mattina la stazione è semidesta, ci sono solamente 3 persone a cui chiedo se per caso hanno da cambiarmi 50$. Purtroppo nessuno mi può aiutare, così l’unica alternativa è quella di acquistare un biglietto per la stazione Centrale (con gli unici 3$ in moneta che ho nel portafogli) e poi da qui acquistarne un altro per l’aeroporto contando sul fatto che lì la biglietteria sarebbe stata sicuramente aperta.
Arrivata in stazione Centrale mi dirigo verso il binario da cui partono i treni per l’aeroporto, nel tragitto mi guardo intorno ma non c’è neanche l’ombra di una biglietteria o di una macchinetta. Probabilmente sono tutte posizionate all’ingresso ma il tempo stringe, lo zaino è pesante e così decido di salire sul treno senza biglietto sperando di poter utilizzare quello da 3$ una volta arrivata ai cancelli della metro. Chiaramente “gli uomini della metro” non sono stupidi (come io mi ero illusa fossero) ed infatti il mio biglietto mi viene restituito come "biglietto non valido" con la conseguenza di non poter oltrepassare i cancelli della metro. “Oh cavoli e ora?” Ok, sangue freddo, ad ogni problema c’è una soluzione, anzi in questo caso le soluzioni sono due: la soluzione “australiana”, ossia chiedere al personale addetto se è possibile pagare la differenza del biglietto oppure optare per la soluzione “italiana” ossia accodarsi vicino vicino a qualcuno col biglietto valido e oltrepassare contemporaneamente i cancelli. Secondo voi quale opzione potrei aver adottato? Ovviamente la seconda, da buona italiana!!! Ok, cancello e problema superati.
Dopo aver sbrigato le solite pratiche legate al check in mi dirigo al gate di imbarco e con il mio nuovo libro “Down under”di Bill Bryson,dol mi siedo in paziente attesa. Dopo qualche minuto una donna mi si avvicina, si presenta, mi dice di lavorare per una sorta di “ente del turismo “ australiano e mi chiede se puoi farmi un’intervista relativa alla mia esperienza in OZ. Chiaramente accetto: un modo come un altro per ingannare il tempo in attesa dell’imbarco. Prima di cominciare scambiamo quattro chiacchiere “informali” e la signora mi dice: “Ho con me la versione in italiano delle domande che ti farò, ma vedo che non ne hai bisogno, il tuo inglese è ottimo per essere un’italiana!!” Purtroppo per noi in Australia (non so in altri paesi anglosassoni) gli italiani, insieme agli spagnoli, sono considerati la popolazione con il peggiore inglese in assoluto. Perciò da qualche tempo a sta parte mi sento dire spesso che il mio inglese è ottimo non in quanto tale, ma comparato a quello della media degli italiani all’estero. Comunque, mi gaso sempre ogni volta che mi sento fare un complimento per il mio inglese!!! Partiamo quindi con l’intervista. Le domande vanno molto nel dettaglio ed in particolare sono incentrate sui costi che ho dovuto sostenere durante questi 5 mesi, per alloggio, cibo, divertimenti, mezzi di trasporto e quant’altro. Alla fine dell’intervista, durata circa mezz’ora o poco più, dai dati inseriti nel suo pc, risulta che in questi 5 mesi io abbia speso circa 7000$: direi non male considerando che stiamo parlando di circa 4500euro. Come “ringraziamento” per la mia disponibilità mi regala due canguri-portachiavi con la scritta “I love Australia”….quant’è vero!!!!
Nel frattempo è cominciato l’imbarco per il mio volo: destinazione Oakland in New Zealand con la Air New Zealand. Era la prima volta che volavo con questa compagnia e devo dire che è in assoluto la migliore tra quelle con cui ho viaggiato. Il cibo è stato fantastico, cosa davvero rara sugli aeri. Nella tratta Sydney- Oackland ci hanno offerto una doppia scelta per la colazione: continentale o anglosassone. Non so di preciso cosa prevedeva quella anglosassone (presumo uova, bakon, ecc), ma io ho scelto la continentale e mi sono trovata sul vassoio due yogurt (uno naturale e uno alla frutta), cereali, macedonia di frutta e muffin il tutto accompagnato da tè o caffè. Il personale di bordo era gentilissimo e passavano in continuazione con le bevande. Terminata la colazione mi metto le cuffie per seguire il film e ad un certo punto, non so per quale illuminazione divina, mi rendo conto di aver fatto una delle mie cazzate: mi rendo conto di aver lasciato un coltello nel mio bagaglio a mano. Il primo pensiero è stato “Come hanno fatto a non accorgersene a Sydney, durante il controllo a raggi X?” e il secondo è stato “ Sto andando in America, di sicuro all’aeroporto di Oakland me lo sequestreranno”. Il coltello in questione era un prestito di un amico ed era di un certo valore (di quelli “svizzeri” con 1000 diversi utensili incorporati), perciò non potevo assolutamente farmelo sequestrare. Una volta atterrati decido perciò di spiegare chiaramente la situazione al personale preposto al controllo dei bagagli. Bhe, sapete come è andata a finire? Il tizio alla dogana mi dice che, se la mia destinazione finale è San Francisco, per il governo neozelandese sono autorizzata a portare con me il coltello perché la lama non oltrepassa una certa lunghezza però sapete cosa mi hanno sequestrato? La bottiglietta dell’acqua!!! Vi rendete conto dell’assurdità? Posso portare con me un coltello ma non una bottiglia d’acqua.
Nella tratta Oackland-San Francisco ho viaggiato sempre con la Air New Zealand. Questo secondo aereo era decisamente più grande del primo e avevamo lo schermo posizionato su ogni sedile con una infinità di scelte tra film, serial TV, cd, radio, cartoni animati, documentari. Abbiamo consumato la cena con la possibilità di scelta tra pesce e agnello. Io ho scelto l’agnello e vi assicuro che era una favola, tenero da sciogliersi in bocca, accompagnato da piselli, patate, insalata di pasta e gelato come dessert. Dopo la cena e un film sono crollata in un sonno profondo per risvegliarmi ad un’ora di distanza da San Francisco.

lunedì 29 settembre 2008

ORA SO COSA VOGLIO

Nell’arco di tempo di una settimana ho rivoluzionato completamente i miei progetti, perciò credo sia il caso di mettervi a conoscenza dei miei futuri spostamenti.

Innanzitutto ho deciso di andare a San Francisco nonostante sia venuta meno la ragione principale del viaggio, ossia rincontrare mia sorella. Chi conosce sia me che mia sorella, saprà benissimo quello che è successo. Per chi non ne fosse a conoscenza, non mi voglio dilungare nei dettagli, vi basti sapere che a causa di alcuni imprevisti non ha potuto rimanere in California, ma è dovuta rientrare in Italia. Perciò dopo il fattaccio l’ultima cosa che mi poteva interessare era andare a San Francisco. Per questo inizialmente mi ero informata in agenzia per un eventuale rimborso del prezzo del biglietto,ma in caso di cancellazione sarei stata rimborsata solo del 50% della tariffa. La seconda opzione a cui avevo pensato era di cambiare la destinazione, ma purtroppo non era fattibile. L’unica alternativa che mi rimaneva per non perdere 1000$ (la metà del valore del mio biglietto) era di posticipare la data. Così inizialmente avevo pensato di far slittare il viaggio a Marzo dell’anno prossimo, prima del mio rientro in Italia.

Rimaneva però un altro problema da risolvere. La mia assicurazione medica qui in Australia scade a fine Ottobre e per poterla rinnovare di altri sei mesi devo necessariamente uscire dall’Australia e poi rientrare. Perciò mi stavo informando per un eventuale viaggio di una settimana alle Fiji o a Bali, le località più vicine all’Australia. Ormai ero quasi convinta di fare così: andare alle Fiji il mese prossimo e poi in California a Marzo. La settimana scorsa però, grazie al consiglio di mia sorella, ho realizzato che in effetti la mia scelta era assolutamente anti-economica. L’unico modo per risparmiare era in effetti andare ora in U.S. in modo da sfruttare questo “espatrio” per il rinnovo dell’assicurazione sanitaria e non spendere altri soldi per un secondo viaggio.

Così il 10 Ottobre parto per la California. Avendo deciso praticamente la settimana scorsa, non so assolutamente cosa voglio visitare e come mi muoverò. Mi darò da fare questa settimana per pianificare il tutto.
Al rientro dalla California mi fermerò una settimana a Sydney per sistemare alcune cose, dopodiché ho deciso di spostarmi al Nord per cominciare a viaggiare. Anche in questo caso si tratta di una decisione piuttosto recente ed improvvisa. Nei miei progetti c’era sicuramente l’idea di viaggiare e di vedere qualcosa di diverso oltre a Sydney, ma l’idea era di farlo verso Febbraio e Marzo. Le ragioni che mi hanno spinto ad anticipare la mia partenza sono state molteplici.

La ragione principale è che ho realizzato che quello che voglio dall’Australia è conoscere la vera Australia, quella della barriera corallina del Queensland, del deserto, dei coccodrilli e dei canion del Northern Territory, dei parchi naturali e del buon vino del Western Australia. Ho avuto l’assoluta certezza di volere tutto ciò, quando lo scorso week end ho visto Bondi Beach, la “mia” Bondi Beach completamente invasa di turisti. Ho provato come una sorta di fastidio nel vedere tutta quella gente accalcata e sdraiata sugli asciugamani. Quella era la mia spiaggia, il mio oceano, le mie onde, la mia sabbia, quella che per mesi nonostante il freddo ho calpestato a piedi nudi nelle mie corse mattutine. E vederla stuprata da tutta quella gente, mi ha fatto capire che, paradossalmente, ho aspettato per tanti mesi l’arrivo dell’estate e ora che è arrivata non è quello che voglio. Non mi importa che Bondi Beach sia piena di turisti, non mi interessano i party, i BB, non è questo che mi rende felice.
Lunedì scorso, uscita dal lavoro, invece di camminare per tornare a casa ho cominciato a correre. Ho corso col fiatone fino in cima alla collina e poi giù a perdifiato fino alla spiaggia. Arrivata davanti casa, sono entrata, ho buttato lo zaino che avevo in spalla sul letto, ho preso un asciugamano, sono uscita di corsa e correndo sono arrivata in spiaggia. Mi sono svestita e mi sono tuffata nell’oceano. Sette di sera, buio, luna piena, il suo riverbero sull’oceano, le luci accese delle case e dei locali tutto intorno, nessuna voce umana, solo il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia ed io immersa nell’oceano a contemplare questa meraviglia. Questo mi ha dato una pienezza e un senso di appartenenza alla natura che non avevo mai provato prima e mi ha definitivamente dato la certezza che non voglio passare l’estate l’estate qui.

Perciò al mio rientro dalla California mi sposterò al Nord. Ho intenzione di partire da Cairns, per poi spostarmi a ovest, scendere a sud lungo la costa e rientrare a Sydney per il mio rimpatrio in Italia, il 20 di Aprile. Naturalmente non mi potrò permettere economicamente di viaggiare per 5 mesi ma dovrò allo stesso tempo lavorare. Ho intenzione di lavorare soprattutto nelle farms come fruit picker, per due ragioni. La prima è che è relativamente facile trovare impiego anche per un periodo di tempo limitato. La seconda è che il governo australiano concede un altro anno di Working Holiday Visa a chi svolge per almeno tre mesi questo tipo di lavoro. Al momento non sono sicura al 100% di voler passare un altro anno qui, ma vorrei creare le condizioni per poterlo fare in caso decidessi di voler tornare.
Questi sono i miei progetti per ora, ma chiaramente sono soggetti a qualunque variabile dato che non so nemmeno come spenderò i prossimi giorni in California!!! Non vi garantisco di poter aggiornare in tempo reale il blog nel periodo che passerò in U.S. Mal che vada ci si risente a fine Ottobre.

sabato 20 settembre 2008

STRANEZZE

La bellezza di un viaggio sta non solo nel visitare posti nuovi ma anche, e soprattutto, incontrare e integrarsi con nuove culture, nuove abitudini, con stili di vita diversi dai nostri. Dopo ormai cinque mesi trascorsi qui devo dire di aver cambiato alcune mie abitudini e di trovare del tutto naturali cose che appena arrivata mi sembravano totalmente assurde. Proprio perché molte di queste fanno ormai parte del mio quotidiano, mi risulta difficile ricordarle tutte, ma proverò a dirvene alcune.

1- Le due catene di supermercati più importanti a Sydney (e credo in tutta l’Australia) sono Coles e Woolworths. In entrambi ci sono i carrelli, ma senza la moneta da inserire per prenderli e riporli a fine spesa. La cosa che fa spaccare è che di conseguenza, non solo fuori dai supermercati ci sono carrelli un po’ dovunque, ma la gente si spinge il carrello con la spesa fin sotto casa!!!! Dopodichè lo lasciano vicino alla strada, sul marciapiede, e di notte c’è un omino con una specie di trattore che fa il giro per le strade a raccogliere carrelli.

2- Sempre rimanendo in tema “supermercati”, la spesa viene imbustata alla cassa gratuitamente (come nelle nostre ipercoop) e non si deve pagare nulla in più per le buste di plastica. La conseguenza è che l’Australia sta studiando come affrontare il problema dello smaltimento, proprio delle borse di plastica……farle pagare al consumatore no eh?!?!?!?

3- Nel reparto orto-frutta non bisogna usare il guantino monouso e pesare la frutta e la verdura. Basta mettere tutto sul nastro alla cassa e ci pensa la cassiera a pesare e applicare il prezzo. Non voglio nemmeno commentare l’aspetto “igienico-sanitario” della cosa, ma di sicuro non c’è il rischio che qualcuno (come accade da noi) applichi agli asparagi il prezzo delle patate!!!

4- Qui in Australia è proibito bere alcolici fino ai 18 anni. Perciò ogni volta che si accede ad un locale, c’è la sicurity che controlla l’ID.

5- Conseguenza diretta di quanto sopra, nei supermercati non si trovano alcolici ma bisogna andare nei bottle shops. I bottle shops sono per l’appunto dei negozi dedicati alla vendita di birre, vini, liquori e alcoolici in genere. Vorrei capire perché in tutti i locali in cui sono andata fin ora mi hanno sempre chiesto l’ID e nei bottle shops invece nemmeno una volta……paradossi!!!

6- I postini che lavorano in città non si spostano con la macchina o con il motorino, ma a piedi: uomini con berretto, t-shirt, calzoncini corti (anche d’inverno ovviamente) , scarpe da trekking e zaino in spalla contenente la posta.

7- Generalmente a pranzo la gente mangia panini, insalate o zuppe (zuppa di lenticchie, di pollo e verdure, di prosciutto e piselli, di pomodoro e basilico….shit!!!) il tutto accompagnato da…acqua? NO….vino?NO….soft drinks?NO…..caffè? YES!!!!! Ebbene sì, qui la gente pasteggia con cappuccino, caffelatte o flat white (una sorta di cappuccino senza cacao e senza schiuma….”caffelatte?” direte voi….esatto…infatti devo ancora capire la differenza tra il caffelatte e il flat white!!!). Chiaramente una tazza di caffè accompagna il tempo di un pranzo, perciò vi lascio immaginare la bontà di chiudere il pasto con un sorso di caffelatte freddo!!! Tranquilli questa abitudine non l’ho presa e non la prenderò mai!!!!!

8- Diretta conseguenza: nei bar, sopra la macchina del caffè, troverete sempre una ventina di tazze per il cappuccino e cinque o sei tazzine per l’espresso. Qui una persona su 100 beve l’espresso e le tazzine servono per lo più per il “babycino” ossia il cappuccio per i bambini (chiaramente senza caffè, solo latte e schiuma)

9- L’educazione qui viene prima di tutto e talvolta è addirittura esagerata. Per farvi capire, alla cassa al supermercato la cassiera non si limita a dirti “Hi”, ma ogni volta ti chiede “How are you?”. Oppure quando si scende dal bus è buona norma dire sempre “Thank you! Bye!” al conducente. Le parole d’ordine qui sono “Excuse me” “Please” e “Sorry”. Se ricordi queste tre parole ti puoi considerare integrato a Sydney. Al lavoro ogni volta che una collega mi appoggia dei piatti da lavare vicino al lavandino, mi dice “Thank you”…..a fine giornata ho quasi la nausea di sentirmelo dire!!! Una volta ho addirittura visto la scritta sul un bus “Sorry, not in service”…pazzesco!!

10- Credo che qui le ragazze si “divertano” all’inverosimile fino ad una certa età, dopo di che quando decidono di mettere la testa a posta cominciano a sfornare figli a più non posso. E’ comunissimo qui vedere donne incinta e con un bambino di poco più di un anno nel passeggino. Oppure quasi tutti hanno passeggini “doppi” (come quelli per i gemelli), ma di solito ci stanno seduti due bambini con una differenza d’età davvero minima, il tempo biologico per ricominciare a sfornare. E questa non è l’eccezione, è la regola.

11- Nessun lavoro stradale viene fatto di giorno, solo di notte, per non intralciare il traffico…..come in Italia eh!?!?!

12- Dopo un trasloco o semplicemente per fare pulizia in soffitta si organizzano i “garage sale”, ossia nel cortile di casa o direttamente in strada si mette in vendita tutto quello che altrimenti verrebbe buttato. Mi fa sempre sorridere pensare che in Italia se qualcuno volesse fare una cosa del genere dovrebbe fare richieste di autorizzazione di qualunque genere, mentre qui basta mettere un cartello con la scritta “garage sale”, piazzare un tavolo in strada, decidere il prezzo degli oggetti e vendere!!!

13- Immaginatevi la scena: fermata del bus, una ventina di persone in attesa. La scena ambientata in Italia proseguirebbe con queste venti persone che sgomitano per salire per prime all’arrivo del bus. Qua invece immaginatevi le venti persone rigorosamente in fila indiana che aspettano pazientemente l’arrivo del bus e il proprio turno per salirci.

14- Una delle icone di questo paese è sicuramente la “Vegemite”. Non credo che ne abbiate mai sentito parlare. Si tratta di una crema spalmabile derivata dal lievito, ha un colore e una consistenza simili al cioccolato amaro ma se provate a mettere in bocca anche solo la punta di un cucchiaio vi assicuro che il vomito è garantito. L’unico modo per poter consumare questa crema è tostare il pane, spalmarci del burro e poi un velo sottilissimo di Vegemite. Il 99% degli europei che vengono qui e provano la Vegemite la trovano assolutamente disgustosa….bhe, io rientro nell’1% che la trova deliziosa!!! Per capirci, non l’ho mai comprata, ma ogni tanto al bar dove lavoro mi faccio preparare un toast….delizioso!!!!

15- Tutti i bar o i ristoranti hanno dei tavoli all’aperto con dei “funghi” e la gente mangia all’aperto anche in pieno inverno. Gli australiani amano la vita all’aperto e a costo di indossare giacca e sciarpa non rinunciano a mangiare all’aperto.

16- Una delle cose più divertenti che offre la tv australiana sono i notiziari. Perché? Perché non succede mai nulla!!! In un notiziario italiano come minimo ci sono un paio di omicidi, qualche truffa, qualche disastro stradale, processi di politici corrotti, un rapimento o un barcone di clandestini che arriva a Lampedusa. Qui invece, a parte le notizie di politica, la cosa più sconvolgente che potrebbe succedere è lo sciopero delle maestre della scuola elementare!!! Vorrei tanto capire se davvero non succede mai nulla o se qualcosa succede ma nessuno lo racconta.

17- Quando ero in Italia e mi stavo documentando su Sydney, una delle cose principali che veniva decantata di questa città era il suo carattere multietnico. In effetti qui convivono pacificamente persone di ogni razza, ma con una sola eccezione: non ci sono persone di colore. Mi è capitato pochissime volte di incrociare per strada dei “neri”. Credo che il governo australiano sia molto più serio e rigido del nostro in merito all’ingresso degli stranieri e questo potrebbe giustificare l’assenza di questa fetta di popolazione

mercoledì 10 settembre 2008

IL LIBRO GIA' SCRITTO

Questo post è per chi, come me, crede ciecamente nel fato, nel destino, nel divino che c’è in noi e sopra di noi.

Io credo.

Credo che esiste un’entità sopra di noi che governa le nostre vite, che lo si voglia chiamare Dio, Allha, Brahma o Geova. E’ il divino. Il divino che è in ognuno di noi e che ci lega al divino che è soprannaturale, trascendente e infinitamente incomprensibile. Credo che siamo solo apparentemente padroni delle nostre vite e delle nostre scelte. Ci piace credere che la nostra vita sia nelle nostre mani e che siamo noi a decidere in che direzione farla andare, perché questo ci fa sentire potenti, ma in realtà ogni nostra scelta è nostra solo apparentemente. Sono convinta che la nostra vita sia già stata scritta fin dal primo secondo in cui veniamo alla luce e che pertanto tutto ciò che ci accade non accade mai per caso. Fa parte di un disegno più grande che scopriamo passo passo e che ci lascia ogni volta basiti ed increduli di fronte alla sua originalità. A volte il destino ci mette di fronte a realtà scomode, insidiose, difficili da accettare, talvolta addirittura dolorose da mozzare il fiato. Impietriti ed increduli di fronte alla nostra stessa vita abbiamo due sole alternative: autocommiserarci chiedendoci perché la sfortuna abbia “baciato” proprio noi, ripetendoci cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo, oppure pensare che nulla accade per caso e che tutto fa parte del “nostro “ progetto.
Un minuto di ritardo e l’aereo decolla senza di noi: un sogno infranto o la salvezza da un disastro aereo.
La scoperta di un tradimento: la fine di un amore o il preludio all’incontro che cambierà la nostra vita.
Un colloquio di lavoro andato male: un’occasione sfumata o lo stimolo per la ricerca di qualcosa migliore.
Tutto ciò che ci accade può avere due chiavi di lettura. Sta a noi decidere quale adottare come filo conduttore della nostra vita. Qualcuno potrebbe pensare che la mia scelta sia una scelta di comodo. E’ comodo pensare che non siamo padroni della nostra vita perché questo ci solleva da ogni responsabilità. In realtà credere nel fato non significa lasciare che gli eventi ci travolgano e ci trascinino usando il destino come giustificazione, ma significa ponderare ogni scelta con la consapevolezza che il nostro libero arbitrio è lo strumento che il divino ci ha messo tra le mani per scegliere ogni volta il meglio, per farci arrivare al traguardo nel modo migliore, pur coscienti che il punto di arrivo è già stato scritto.
Il mio essere qui a Sydney, ne sono più che certa, era scritto nel destino. E ripensare a come stavo conducendo la mia vita in Italia, non fa che convincermi di ciò. Ora sono solamente curiosa di sapere perché il destino mi ha voluta qui.

martedì 19 agosto 2008

QUATTRO CHIACCHERE

21 Settembre 2008: Run the Bridge. Voglio sentire il tifo fino a qui!!! “Run the Bridge” è una corsa di beneficenza che si tiene nella city e che, come si può dedurre dal nome, è caratterizzata dal fatto che si parte da Circular Quay, si attraversa la baia passando sull Harbour Bridge e si arriva sul lato Nord della città. Non è una gran corsa. Sono 9 kilometri e considerando che al mattino, prima di andare al lavoro, ne corro 7 sulla spiaggia, non credo che farò una grande fatica, ma deve essere divertente!!! Avevo cominciato ad allenarmi per un’altra gara, la “City to Surf”, una corsa di 14 Kilometri dalla city fino a qui, fino a Bondi Beach, ma la settimana di inattività in Gold Coast mi ha letteralmente fregato e quando, al rientro dalla vacanza, ho ripreso a correre non ce l’ho fatta a rimettermi in forma in tempo per la gara.

Sto correndo in media tre volte a settimana: una volta nel week end e due o tre volte in settimana in base agli orari di lavoro. Ammetto che la palestra mi manca, ma anche correre sulla spiaggia non è poi così male soprattutto perché oltre che far bene al corpo fa bene anche alla vista: tra surfisti e runners c’è un gran bel vedere sulla spiaggia!!!! Comunque di solito mi sveglio, mi lavo la faccia, bevo un caffè, mangio una banana e nel giro di 20 minuti sono fuori casa pronta per correre. Certe mattine quando esco di casa alle 7.30 in pantaloncini e top con il vento freddo che spira dall’oceano e circa una decina di gradi di temperatura mi domando se sono io quella che sta camminando verso la spiaggia o se è un’altra persona. In Italia nemmeno se mi avessero pagato avrei fatto una cosa del genere!!! Ricordo che in Italia, prima di riuscire a fare una qualunque sorta di attività sportiva al mattino, dovevano passare per lo meno un paio d’ore dal risveglio e quelle poche volte che ho provato a correre o ad andare in palestra appena dopo essermi svegliata ho dovuto rinunciarvi perché ho avuto una sorta di mancamento. E’ proprio vero che è la mente che controlla il corpo. La sensazione di onnipotenza che mi sta accompagnando fa si che il mio corpo sia pronto a correre dopo soli 20 minuti dall’aver aperto gli occhi. Non sono diventata una wonderwoman, sia chiaro, ci sono alcune mattine in cui punto la sveglia per andare a correre ma poi la spengo e mi giro dall’altra parte. Ma in generale mi piace farmi i miei 40 minuti di corsa, tornare a casa (Dio mio quanto amo vivere a 3 minuti dalla spiaggia!!!!!!!), farmi una doccia, fare una seconda colazione e poi farmi altri 40 minuti a piedi per andare al lavoro: non c’è modo migliore per cominciare la giornata!!!! Più di una volta, raccontando il mio inizio giornata, mi sono sentita dire “You are crazy, ma’am!!!”, ma probabilmente chi è nato e cresciuto qui non può capire la carica che mi danno queste cose.

Vi comunico che dal 10 Ottobre al 30 Ottobre lascerò momentaneamente l’Australia per fare una capatina in California. Ho prenotato il volo la settimana scorsa. Non ho ancora pianificato il viaggio. Chiaramente passerò alcuni giorni con la mia sister a San Francisco dove prenderemo delle gran “tecche nucleari!!!!” e poi penso di vedere L.A., San Diego e se riesco Las Vegas, ma sarà dura fare tutto in 17 giorni. Comunque aspetto di vedere come si organizzerà mia sorella con alloggio e lavoro prima di fare programmi. Non vedo l’ora!!!!!!!!!!!!!!!!!! Spero che l’accento americano non sia tanto diverso da quello australiano. In teoria credo sia abbastanza simile perché quando guardo i film americani riesco a capire cosa dicono. Il mio inglese comincia ora, dopo quattro mesi, ad essere accettabile. A livello di comprensione ci siamo, a livello di parlato non posso dire di parlare un inglese fluente, ma riesco a sostenere una conversazione durante un drink o una cena, perciò posso ritenermi abbastanza soddisfatta. Ah!!! L’80% dei miei sogni sono in inglese: grandioso no??? Ora devo solo trovarmi un ragazzo australiano: è in assoluto il modo migliore per imparare in fretta l’inglese!!!!!....ci sto lavorando…..ma non mi posso sbilanciare…..porterebbe sfiga!!!

Purtroppo ultimamente non vi sto regalando grandi emozioni, lo so, ma in effetti non sta succedendo niente di grandioso. O meglio, per me ogni giornata qui è grandiosa, ogni nuova parola che imparo in inglese rende importante una giornata, ogni persona nuova che conosco, ogni volta che camminando verso il lavoro mi perdo a guardare i grattaceli e Centre Point che si stagliano sul cielo blu, tutto ciò per me è grandioso, ma non vi posso tediare con queste cose. E’ un po’ come se gli scorsi tre mesi fossero stati una sorta di free fall di emozioni, mentre ora il paracadute si è aperto e sto planando dolcemente. Aspetto con ansia il prossimo “skydive” in USA!!!!!!

P.S. Cazzoooooo!!!! Sono passati ormai quattro mesi dalla mia partenza!!! Ma vi rendete conto? Io no, mi sembra passato un giorno. A titolo informativo, non ho ancora spostato il volo, ma ho intenzione di restare qui fino all’ultimo giorno di validità del visto, perciò salvo imprevisti, prima del 24 Aprile dell’anno prossimo non ci si vede!!!!!

See you!!!!......not really soon!!!!!

lunedì 4 agosto 2008

UN BREVE AGGIORNAMENTO

Settimana trascorsa in modo relativamente tranquillo, perciò ne approfitto per aggiornarvi un po’ sulla routine.
Al momento in camera con me c’è Kim, una ragazza tedesca di 19 anni e da oggi una ragazza francese, Marie. Fino a sta mattina, al posto di Marie, c’era Lisa anche lei francese. Probabilmente ve ne avrò parlato quando vi ho raccontato del mio trasloco qui e poi non ne ho più fatto parola, per il semplice motivo che con lei non ci ho praticamente mai parlato. Abbiamo fatto il solito scambio di frasi di rito la prima sera che ho passato in questa casa dopo di che più nulla. Ogni volta che lei arrivava a casa, l’unica cosa che mi chiedeva era: “C’è qualcuno in casa?”, io rispondevo di conseguenza e la conversazione finiva così. Non ha mai passato una serata con noi sul divano a guardare un film, se ne stava sempre in camera sul suo laptop e persino la cena si portava in camera. Ma ciò che maggiormente mi infastidiva era che non aveva assolutamente rispetto per noi compagne di stanze: guardava film sul pc senza gli auricolari mentre noi dormivamo, al mattino faceva suonare l’allarme della sveglia almeno 5 volte prima di alzarsi e per prepararsi faceva un casino assurdo, come se fosse da sola in camera. Non ho mai amato i francesi e conoscere Lisa non mi ha fatto assolutamente cambiare idea….anzi!!! Nemmeno Justin e Sunny la potevano sopportare, proprio per il suo atteggiamento asociale. Pensate che dopo un paio di settimane che vivevo con loro hanno cominciato a chiamarmi Eli, anziché Elisa, per sottolineare la netta differenza tra “Lisa” e “Elisa”. Fortunatamente se ne è andata e da oggi ho una nuova coinquilina, Marie. Il primo giorno che è venuta a vedere la casa e Sunny mi ha detto che era francese, ho storto il naso, visto la precedente esperienza. Invece per fortuna mi sono dovuta ricredere (senza parlare troppo forte). Dopo che ha visto la casa e ha deciso di venirci a vivere, è tornata una sera a pagare l’anticipo e siamo rimaste un paio d’ore a chiacchierare sul divano. Ci siamo scambiate il numero di telefono e il giorno dopo, sabato, io le ho mandato un sms per chiederle di andare a bere qualcosa al Beach Road. Così siamo uscite io, lei, una sua amica francese e due ragazzi ungheresi amici di Marie. E’ stata una serata piacevole. Abbiamo bevuto un paio di drink, chiacchierato e ballato fin verso la una. Il giorno seguente ci siamo riviste a casa, io avevo fatto una zuppa di verdura e lei si è fermata a cena. Per ora quindi devo dire di essere assolutamente contenta della nuova coinquilina. Sono contenta soprattutto che sia arrivata proprio ora visto che da alcuni giorni a sta parte sono praticamente sola in casa. Kim non c’è quasi mai e Sunny e Justin sono partiti per le ferie in Grecia e staranno via un mese. Così al momento in casa ci siamo solo noi tre ragazze e Keith, il fratello di Sunny, che momentaneamente si è trasferito qui per fare un po’ da custode della casa.

Questo per quanto riguarda la situazione in casa. Al lavoro procede tutto regolare. Ogni tanto prendo qualche ordine, ma la maggior parte del tempo la passo a sbaraccare i tavoli e a lavare piatti e bicchieri. Mi trovo bene con i colleghi, ma da qualche giorno a sta parte sto cominciando a pensare di cercarmi qualcos’altro, per vari motivi. Il primo è che non faccio molte ore e di conseguenza non sto guadagnando molto. Il secondo è che fra una settimana avremo un nuovo capo, perché Michael, l’attuale boss, ha venduto l’attività e l’ha presa in gestione una donna francese (che incubo sti “maledetti francesi”!!!) e tutti i miei colleghi sostengono che non andremo incontro ad un buon periodo. Il terzo è che se comunque non mi fa prendere molte ordinazioni e, quindi di conseguenza non ho modo di praticare l’inglese sul lavoro, tanto vale andare a pulire le camere negli hotel dove pagano molto meglio. L’unica cosa che mi frena è che ad Ottobre me ne andrò a San Francisco e qui dove sono ora mi hanno garantito che, anche se non sono in regola, al mio rientro riavrò il posto, mentre se mi trovo ora un nuovo lavoro chi lo sa che avrò sta garanzia?
Va bhe vedremo, qualcosa deciderò. Comunque con i colleghi mi trovo bene e Giovedì scorso siamo andati tutti insieme con Micheal a cena nella city in un ristorante greco. Vi faccio vedere le foto così sapete con chi lavoro: da sinistra verso destra sono Wondi il cuoco indonesiano, Micheal il boss, Paula la ragazza brasiliana, Cathrina una ragazza australina, Ronny il coffee-man del Bangladesh e Nash che mi sostituisce il sabato quando io non lavoro.





In quest'altra foto in più c'è Arthur, un cliente fisso del caffè che si è unito a noi per la cena.


Che altro dirvi? Sabato pomeriggio ho incontrato un nuovo ragazzo per lo scambio dell’Italiano/Inglese. Si chiama Dave, è un avvocato ed è il tipico nertz: alto, magro, con gli occhiali. Uno sfigatello in pratica. Però sembra un bravo tipo e le due ore di conversazione sono trascorse piacevolmente. Abbiamo deciso di incontrarci ogni Mercoledì sera in città dopo il lavoro. Martedì prossimo invece ho appuntamento con una donna per lo stesso scambio. Così a pelle, dai messaggi che ci siamo scambiate non mi ha fatto una bella impressione, ma vedremo.

Sabato sera sono uscita di nuovo, sono andata al Beach Road (come avrete capito è una sorta di "Trocadero della Bondi Beach"), ma sta volta non è stata una serata devastante per il semplice motivo che sono partita troppo tardi e non ce l’ho fatta a raggiungere gli altri. Verso le 10 mi ha chiamata Sam, uno dei Kiwis conosciuti all’house party, dicendo di raggiungerlo al pub per bere qualcosa. Quando sono arrivata erano già tutti ubriachi marci perché la sera stessa c’era stato l’incontro di rugby New Zeland vs Australia e la Nuova Zelanda aveva vinto perciò Sam e tutta la sua compagnia di ragazzi neozelandesi stavano festeggiando dalle 7. Raggiungerli era praticamente impensabile, perciò ho bevuto un paio di birre, ballato un pò e sono tornata a casa. Non era nemmeno pensabile avere un dialogo con loro ieri sera. Per me riuscire a capire l’inglese di un gruppo di kiwis ubriachi è come, per darvi un’idea, per uno straniero riuscire a capire l’italiano di un gruppo di napoletani ubriachi.

Questo è quanto per ora. Come al solito ci sentiamo non appena avrò qualcosa di interessante da raccontarvi.

Ciao estate italiana!!!!!

domenica 3 agosto 2008

THERE IS A PARTY!!!!

Per concludere una settimana all’insegna di alcool e cibo “spazzatura”, Sabato sera mi aspettava un “house party” su invito della mia amica Paula. Non so se vi ho parlato di Paula. E’ una ragazza brasiliana che lavora con me al caffè. Vive qui ormai da tre anni e sta con un ragazzo australiano. Abbiamo cominciato ad uscire ogni tanto dopo il lavoro per un drink, poi un pomeriggio l’ho raggiunta al Beach Road Hotel (il pub, insieme al Bondi Hotel, più frequentato di Bondi Beach Hotel……qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare perché qui in Australia i pub con annesso ristorante li chiamano “hotel” e nella maggior parte dei casi non hanno delle camere?!?!?...è come se io in Italia aprissi una “Pizzeria” e non facessi le pizze!!!....va bhe, sono strani sti australiani!!) e ho conosciuto alcuni dei suoi amici. E’ una ragazza bravissima e le voglio un gran bene. Anche lei ha passato quello che sto passando io, cioè essere in un paese straniero senza conoscere bene la lingua, perciò mi sta aiutando tantissimo invitandomi ad uscire tutte le volte che c’è qualche festa, o semplicemente andando a bere un caffè la domenica pomeriggio.

Perciò Sabato sera mi ha invitata ad una festa a casa di amici per un compleanno. Sapevo che sarebbe stata una serata molto alcoolica (conoscendo gli OZ!!!), ma non credevo cosi devastante. Innanzitutto la festa è cominciata alle 5p.m. Paula mi aveva detto che ci sarebbe stato il BB perciò io non ho mangiato nulla a casa. Quando sono arrivata alla festa, in effetti il BB c’era, ma sul BB non c’era più nulla, solo qualche misera salamella…..ed io ho cominciato a preoccuparmi: stomaco vuoto + alcool= ciocca nucleare!!! Prima di andare alla festa ho chiesto a Paula se dovevo portare qualcosa da bere e lei mi ha detto che di solito alle feste qui ognuno porta quello che pensa di voler bere. OK. Io sono arrivata con una confezione da 6 di birre. Tutti i ragazzi australiani sono arrivati con un cartone di birre ciascuno!!!!

La festa era nel cortile di una palazzina a 5 minuti da casa mia. Appena arrivata Paula ha fatto il giro delle presentazioni (piuttosto inutile, dato che a fine presentazioni non ricordavo nemmeno un nome), abbiamo preso un bicchiere di punch e ci siamo sedute su delle sedie disposte in cerchio nel cortile: situazione piuttosto insolita. Inizialmente parlavo solo con Paula, poi pian piano l’ambiente ha cominciato a scaldarsi e ho cominciato a parlare con tutti quelli che erano alla festa. La maggior parte dei ragazzi alla festa erano Neo Zelandesi, o Kiwi come li chiamano qui, per via dell’uccello tipico della Nuova Zelanda chiamato per l’appunto kiwi. Inizialmente la conversazione era piuttosto difficoltosa anche per via del loro accento, in parte differente da quello australiano, poi però quando l’alcool ha cominciato a fare effetto vi giuro che capivo TUTTO e l’ inglese usciva con una tale naturalezza che pareva essere la mia prima lingua: i misteri dell’alcool!!!! La serata quindi è proseguita così, bevendo (tanto), ballando, parlando, prendendomi in giro per il mio modo di parlare gesticolando, tipicamente italiano, e giocando a “stone, paper, scissors”.
Considerando che era dalle 5 che bevevo, alle 2 non ce l’ho più fatta e ho mollato il colpo. Sono andata a casa e mi sono fatta un piatto di spaghetti per asciugare tutto l’alcool che avevo nello stomaco.

E’ stata una serata spettacolare, soprattutto perché la lingua non ha rappresentato assolutamente un ostacolo al divertimento.
Lo so cosa molti di voi staranno pensando: il potere della passera!!! In effetti non posso negare che essere una ragazza è un aiuto non da poco: mi posso permettere di storpiare parole o frasi in inglese che nessuno mi prende in giro, anzi talvolta diventa il pretesto per attaccare bottone. A questo si aggiunge il fatto che qui tutti odorano l’Italia e gli italiani perciò alla frase “Sono italiana” segue inevitabilmente la loro presa in giro del nostro accento con un “Ciao bella!!! Come stai?” e per finire “Come on Italia!!! Drink!!!!!”. E il gioco è fatto.