lunedì 3 novembre 2008

10 OTTOBRE 2008

Una fastidiosa musica proveniente da un telefono cellulare mi fa aprire gli occhi alle 5 di mattina. Impiego qualche secondo prima di connettere e di rendermi conto della ragione di questa levataccia: un aereo mi sta aspettando alle 9.30 all’aeroporto di Sydney con destinazione San Francisco. Doccia veloce, altrettanto veloce colazione e con il mio zaino in spalla mi dirigo verso la stazione della metropolitana per prendere il treno per l’aeroporto. Alla stazione la biglietteria è ancora chiusa, così inserisco una banconota da 50$ (gli unici dollari australiani che decido di portare con me in U.S.) nella macchinetta per la stampa automatica dei biglietti, ma in pochi secondi me la vedo “risputare” con la comparsa dell’avviso che la macchinetta non ha sufficiente credito per darmi il resto: cominciamo bene!!!! Alle 6 di mattina la stazione è semidesta, ci sono solamente 3 persone a cui chiedo se per caso hanno da cambiarmi 50$. Purtroppo nessuno mi può aiutare, così l’unica alternativa è quella di acquistare un biglietto per la stazione Centrale (con gli unici 3$ in moneta che ho nel portafogli) e poi da qui acquistarne un altro per l’aeroporto contando sul fatto che lì la biglietteria sarebbe stata sicuramente aperta.
Arrivata in stazione Centrale mi dirigo verso il binario da cui partono i treni per l’aeroporto, nel tragitto mi guardo intorno ma non c’è neanche l’ombra di una biglietteria o di una macchinetta. Probabilmente sono tutte posizionate all’ingresso ma il tempo stringe, lo zaino è pesante e così decido di salire sul treno senza biglietto sperando di poter utilizzare quello da 3$ una volta arrivata ai cancelli della metro. Chiaramente “gli uomini della metro” non sono stupidi (come io mi ero illusa fossero) ed infatti il mio biglietto mi viene restituito come "biglietto non valido" con la conseguenza di non poter oltrepassare i cancelli della metro. “Oh cavoli e ora?” Ok, sangue freddo, ad ogni problema c’è una soluzione, anzi in questo caso le soluzioni sono due: la soluzione “australiana”, ossia chiedere al personale addetto se è possibile pagare la differenza del biglietto oppure optare per la soluzione “italiana” ossia accodarsi vicino vicino a qualcuno col biglietto valido e oltrepassare contemporaneamente i cancelli. Secondo voi quale opzione potrei aver adottato? Ovviamente la seconda, da buona italiana!!! Ok, cancello e problema superati.
Dopo aver sbrigato le solite pratiche legate al check in mi dirigo al gate di imbarco e con il mio nuovo libro “Down under”di Bill Bryson,dol mi siedo in paziente attesa. Dopo qualche minuto una donna mi si avvicina, si presenta, mi dice di lavorare per una sorta di “ente del turismo “ australiano e mi chiede se puoi farmi un’intervista relativa alla mia esperienza in OZ. Chiaramente accetto: un modo come un altro per ingannare il tempo in attesa dell’imbarco. Prima di cominciare scambiamo quattro chiacchiere “informali” e la signora mi dice: “Ho con me la versione in italiano delle domande che ti farò, ma vedo che non ne hai bisogno, il tuo inglese è ottimo per essere un’italiana!!” Purtroppo per noi in Australia (non so in altri paesi anglosassoni) gli italiani, insieme agli spagnoli, sono considerati la popolazione con il peggiore inglese in assoluto. Perciò da qualche tempo a sta parte mi sento dire spesso che il mio inglese è ottimo non in quanto tale, ma comparato a quello della media degli italiani all’estero. Comunque, mi gaso sempre ogni volta che mi sento fare un complimento per il mio inglese!!! Partiamo quindi con l’intervista. Le domande vanno molto nel dettaglio ed in particolare sono incentrate sui costi che ho dovuto sostenere durante questi 5 mesi, per alloggio, cibo, divertimenti, mezzi di trasporto e quant’altro. Alla fine dell’intervista, durata circa mezz’ora o poco più, dai dati inseriti nel suo pc, risulta che in questi 5 mesi io abbia speso circa 7000$: direi non male considerando che stiamo parlando di circa 4500euro. Come “ringraziamento” per la mia disponibilità mi regala due canguri-portachiavi con la scritta “I love Australia”….quant’è vero!!!!
Nel frattempo è cominciato l’imbarco per il mio volo: destinazione Oakland in New Zealand con la Air New Zealand. Era la prima volta che volavo con questa compagnia e devo dire che è in assoluto la migliore tra quelle con cui ho viaggiato. Il cibo è stato fantastico, cosa davvero rara sugli aeri. Nella tratta Sydney- Oackland ci hanno offerto una doppia scelta per la colazione: continentale o anglosassone. Non so di preciso cosa prevedeva quella anglosassone (presumo uova, bakon, ecc), ma io ho scelto la continentale e mi sono trovata sul vassoio due yogurt (uno naturale e uno alla frutta), cereali, macedonia di frutta e muffin il tutto accompagnato da tè o caffè. Il personale di bordo era gentilissimo e passavano in continuazione con le bevande. Terminata la colazione mi metto le cuffie per seguire il film e ad un certo punto, non so per quale illuminazione divina, mi rendo conto di aver fatto una delle mie cazzate: mi rendo conto di aver lasciato un coltello nel mio bagaglio a mano. Il primo pensiero è stato “Come hanno fatto a non accorgersene a Sydney, durante il controllo a raggi X?” e il secondo è stato “ Sto andando in America, di sicuro all’aeroporto di Oakland me lo sequestreranno”. Il coltello in questione era un prestito di un amico ed era di un certo valore (di quelli “svizzeri” con 1000 diversi utensili incorporati), perciò non potevo assolutamente farmelo sequestrare. Una volta atterrati decido perciò di spiegare chiaramente la situazione al personale preposto al controllo dei bagagli. Bhe, sapete come è andata a finire? Il tizio alla dogana mi dice che, se la mia destinazione finale è San Francisco, per il governo neozelandese sono autorizzata a portare con me il coltello perché la lama non oltrepassa una certa lunghezza però sapete cosa mi hanno sequestrato? La bottiglietta dell’acqua!!! Vi rendete conto dell’assurdità? Posso portare con me un coltello ma non una bottiglia d’acqua.
Nella tratta Oackland-San Francisco ho viaggiato sempre con la Air New Zealand. Questo secondo aereo era decisamente più grande del primo e avevamo lo schermo posizionato su ogni sedile con una infinità di scelte tra film, serial TV, cd, radio, cartoni animati, documentari. Abbiamo consumato la cena con la possibilità di scelta tra pesce e agnello. Io ho scelto l’agnello e vi assicuro che era una favola, tenero da sciogliersi in bocca, accompagnato da piselli, patate, insalata di pasta e gelato come dessert. Dopo la cena e un film sono crollata in un sonno profondo per risvegliarmi ad un’ora di distanza da San Francisco.

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