lunedì 3 novembre 2008

11 OTTOBRE 2008

Dopo 12 ore di sonno ristoratore apro gli occhi e dalle finestre posso vedere un cielo limpido ed azzurro. Giornata perfetta per il giro turistico e per scattare mille foto. Scendo in cucina e Alba mi presenta una fantastica colazione con toast francesi e sciroppo d’acero e caffè (americano chiaramente, quello che noi chiameremmo “acqua sporca”). Prendiamo la metro e scendiamo alla fermata chiamata Embarcadero e da qui ci spostiamo a piedi lungo la baia. Embarcadero è il molo principale da cui partono i traghetti che collegano le varie località della baia.




La piazza antistante il molo è vivacemente animata da un mercato di frutta e verdura biologica. Alba mi spiega che è in corso un’intensa campagna per sensibilizzare gli americani sulla scelta di un’alimentazione sana, il problema è che il cibo biologico rimane comunque un mercato di nicchia dati i costi elevati. In effetti me ne renderò conto da sola girando per le strade che il problema dell’obesità è palesemente rilevante. Dopo aver costeggiato per un po’ la baia ci spostiamo un po’ più nell’interno a North Beach, la little Italy di San Francisco. Chiaramente il segno di riconoscimento sono i numerosi caffè e ristoranti che offrono specialità della cucina italiana. Oltre per i ristoranti, prettamente concentrati sulla Columbus Avenue, North Beach è conosciuta anche come la zona in cui sono concentrati la maggior parte dei night club e dei locali che offrono spettacoli erotici di ogni genere.
Il quartiere in sostanza non offre nulla di particolare, così dopo un rapido giro ritorniamo sulla costa e precisamente al Fisherman Worth, originariamente un porto per i pescherecci e un mercato del pesce, ora solamente una zona ricca di negozi, ristoranti con specialità di mare e varie attrazioni per i turisti.





Inaspettatamente per Alba (non per me che chiaramente non avevo idea di come fosse normalmente la zona) le strade pullulano di gente. Ci mettiamo poco a capire la ragione. Un rombo assordante ci sovrasta: sono i Blue Angel, l’equivalente delle nostre frecce tricolore, che una volta all’anno offrono uno spettacolo di tre ore sopra i cieli di San Francisco. Dal Fisherman Worth ci spostiamo di poco verso il molo chiamato Pier 39 la cui attrazione principale è una numerosa colonia di leoni di mare che ha deciso di stabilire qui la sua residenza.




Verso le 4 del pomeriggio, entrambe stanche per lunga passeggiata ci dirigiamo verso casa e ci prepariamo per il party pro-Obama. L’America sta vivendo con estrema passione, forse come non mai prima d’ora, queste elezioni. La campagna elettorale va avanti ormai da più di un anno e tra poco più di venti giorni ci sarà il verdetto finale: Obama o Mac Cain? La California è uno stato fortemente liberare, perciò tutti incrociano le dita affinché a vincere sia Obama. Sui vetri delle finestre delle case si vedono scritte di sostegno per Obama e per le strade numerose bancarelle vendono adesivi, spille, magliette e quant’altro. Il party a cui stiamo per andare è stato organizzato dai vicini di casa di Alba al fine di raccogliere fondi per la campagna elettorale. Appena varcata le soglia mi è sembrato davvero di essere catapultata dentro una scena di un tipico telefilm americano. Dopo le solite presentazioni di rito i padroni di casa ci hanno invitato ad andare in cucina dove un ragazzo in camicia e pantaloni neri ci ha preparato due cocktels (ho scoperto solo più tardi che si trattava di un barman professionista chiamato e pagato appositamente per il party). Dalla cucina ci siamo spostate nella sala da pranzo dove ad attenderci c’era una tavola imbandita di stuzzichini dolci e salati, palloncini rossi e blu appesi dovunque e una quindicina di persone con bicchieri in mano che discutevano animatamente di politica. Dopo poco meno di cinque minuti la padrona di casa ha richiamato la nostra attenzione dicendo che tra pochi secondi avremmo avuto in linea telefonica un paio di persone che stavano lavorando per la campagna elettorale e che ci avrebbero offerto una testimonianza della loro esperienza. Ovviamente io non ho capito una sola parola delle due telefonate (la voce metallica del vivavoce mi ha reso impossibile la comprensione), ma era stupefacente già solo vedere quelle persone riunite per un unico scopo: sostenere una persona in cui ripongono la loro fiducia per un futuro migliore. Confesso di aver provato un pizzico di invidia per quel patriottismo che io non ho mai avuto, non nel senso di non essere fiera di essere italiana, tutt’ altro,ma perché non ho mai prestato nessuna attenzione alla politica del mio paese, non ho mai cercato di capire chi tra i nostri politici potesse rappresentarmi maggiormente. Quelle persone invece si trovavano tutte insieme in quel momento per condividere gli stessi ideali e per cercare di convincere i dubbiosi che la scelta di votare per Obama fosse in assoluto la migliore. Persino i bambini, presumo i figli dei padroni di casa, avevano fatto dei disegni in cui riproducevano il volto del candidato afro-americano.
In sé per sé il party non è stato nulla di eccezionale, ma mi è piaciuta l’idea di trovarmi immersa in un episodio della vita reale di una famiglia americana e non esserne semplicemente spettatore esterno, come purtroppo lo si è spesso da semplice turista.

Nessun commento: