lunedì 3 novembre 2008

UNA SETTIMANA IN VIAGGIO

12 OTTOBRE 2008
La partenza è prevista alle ora 7a.m. davanti all’ostello che porta lo stesso nome del bus “Green Tortoise Hostel” in North Beach. Alba e Micheal sono così gentili da farsi la levataccia con me e accompagnarmi sul posto. Come sempre in questi casi l’orario della partenza non viene rispettato e aspettando i soliti ritardatari finiamo per metterci in viaggio alle 9. Il gruppo è composto da circa 20 persone. Un ragazzo e una ragazza di Brisbane (Australia), uno di Adelaide (Australia), un ragazzo e due ragazze tedesche, uno di Zurigo, due ragazze della Repubblica Ceca, due svedesi, tre inglesi, un israeliano, un canadese, un signore di mezz’età di cui non ho mai capito la provenienza e due spettacolari signore tedesche di 70 anni.
Dopo circa tre ore di strada arriviamo alla prima meta: Pinnacles National Park. Il tour non prevede nessuna escursione guidata, ma gli autisti sono sempre molto disponibili e prima di “scaricarci” nei vari punti di ritrovo ci forniscono le mappe dei parchi e ci danno alcune indicazioni su quali piste seguire in base alle potenzialità di “hikers” e in base alle ore a nostra disposizione. Ad eccezione delle due signore settantenni, tutto il gruppo opta per un giro di circa 7 miglia che percorriamo in circa quattro ore di cammino. Si tratta di un percorso a circuito che ci permette pertanto di non ripercorrere mai lo stesso tracciato e che si conclude con un passaggio attraverso delle caverne che riusciamo a percorrere solo con l’aiuto di torce elettriche.
Ritornati al bus ci spostiamo solo di pochi kilometri per raggiungere un’area pic-nic che sarà la nostra base per la cena. Il freddo è pungente perciò la cena e il riassetto vengono fatti il più in fretta possibile. Aspettiamo impazienti che “the miracle” venga compiuto e al calduccio nei nostri sacchi a pelo ci mettiamo in viaggio con destinazione Joshua Tree National Park.

13 OTTOBRE 2008
Il deserto di Joshua Tree non ci accoglie nei migliori dei modi. Alle 7 di mattina il vento è di un freddo polare tanto che siamo costretti a consumare la colazione sul bus. La mattinata e il primo pomeriggio prevedono nuovamente percorsi di trekking (Hidden Valley e Jambo Rocks)che riusciamo a percorrere solo indossando maglioni e giacche anti vento e grazie a un tiepido sole che sebbene non riesca a vincere il vento gelido dà comunque un’illusione di calore. Nel pomeriggio gran parte del gruppo se ne va con il bus al Visitor Centre per acquistare cibarie per la cena e per il giorno seguente, mentre io altre 4 ragazze decidiamo di rimanere nel parco. Io mi cerco un posticino riparato e riscaldata dal sole mi concedo una pennichella nel silenzio del deserto. La notte non viene trascorsa in viaggio, ma nonostante la buona volontà degli autisti di accendere un fuoco all’aperto, nessuno è così folle da dormire all’aperto e tutti ci rifugiamo al calduccio nel bus.

14 OTTOBRE 2008
Altra mattinata all’insegna del trekking nel parco nazionale. Un oretta e mezza di cammino per raggiungere Ryan Mountain e godere, dalla vetta, dell’immenso panorama a 360°. Nel primo pomeriggio il viaggio riprende con destinazione Las Vegas, Nevada. Confesso che fin da principio l’idea di visitare Las Vegas non mi entusiasmava più di tanto ed in effetti le mie aspettative sono state assolutamente smentite. Credo che Las Vegas sia una di quelle città (ce ne sono altre al mondo?) che vale la pena visitare solo per poter dire “Io ci sono stata!!”. E’ tutto completamente finto, artefatto e sorprendentemente folle. Dovunque luci, musica, screens che proiettano immagini di ogni genere, pubblicità, spettacoli erotici, intrattenimenti, ovunque rumore di slot machines, roulettes e fishes. Gente inchiodata per ore davanti a numeri in attesa del jeck pot o ad un tavolo verde in attesa delle carte vincenti. Follia pura. Abbiamo trascorso circa 5 ore in Vegas, dalle 7p.m. a mezzanotte e mezzo, e credo proprio che siano state più che sufficienti per vedere la città per la prima e, sicuramente, l’ultima volta.

15 OTTOBRE 2008
Chiusi gli occhi la sera prima con impresse le luci di Las Vegas li riapriamo il giorno seguente di fronte alla dirompente natura del Gran Canyon in Arizona. Il Gran Canyon National Park è in sostanza una sorta di villaggio con al suo interno un grosso Centro Visitatori, bar, ristoranti, un supermercato, campeggi e strade percorribili dalle auto che permettono di spostarsi in vari punti di osservazione. Non essendo automuniti noi dobbiamo utilizzare le due linee di Shuttel Bus che fermano nei principali punti panoramici. Gli autisti delle navette oltre ad annunciare col microfono la fermata successiva illustrano ai passeggeri cosa è possibile vedere o di quali servizi è possibile usufruire ad ogni fermata. Scesi dal bus l’autista ci indica gentilmente il punto di partenza del percorso chiamato Bright Angel Trailhead che ci consentirà di raggiungere il fondo del Canyon. E’ sufficiente muoverci di pochi passi per trovarci di fronte allo spettacolo naturale più bello che abbia mai visto in tutta la mia vita. Per tutta la giornata, ogni volta che il mio sguardo si perdeva in quell’infinita bellezza non riuscivo a realizzare che fosse vero, mi sembrava di avere di fronte a me come un gigantesco quadro dipinto dalla mano di un genio. Ho provato il desiderio di allungare la mano per toccare quel dipinto, per sentire la consistenza della pennellata, del colore, della luce,ma non era possibile perché quella era realtà e a me era stata concessa la fortuna di essere lì e di poterla ammirare con i miei occhi.
Ci incamminiamo così lungo il sentiero ma nonostante la nostra buona volontà dopo circa due ore di cammino siamo solo a un terzo del percorso, perciò decidiamo di fare dietro-front e risalire sfruttando così il pomeriggio per ammirare il canyon da altri punti. Utilizzando i bus interni abbiamo perciò ammirato il canyon da diverse angolazioni e alla fine abbiamo scelto un punto per contemplare un’altra meraviglia nella meraviglia: il tramonto nel Grand Canyon.



16 e 17 OTTOBRE 2008
Le due giornate successive non si sono rivelate particolarmente esilaranti. Le abbiamo trascorse nella Death Valley alternando mattinate di trekking con pomeriggi di relax. E’ stata senza dubbio un esperienza non comune trascorrere due giorni nel deserto, ma, dopo un po’, la vastità, il vuoto e il silenzio del deserto cominciavano a diventare paradossalmente soffocanti e tutti noi manifestavano il desiderio di tornare alla civiltà.

18 OTTOBRE 2008
L’ultimo giorno l’abbiamo trascorso quasi totalmente in viaggio. Ci siamo messi in strada piuttosto tardi perché, al termine dell’ultima colazione, abbiamo dovuto fare le “pulizie generali” del bus e inventariare cibo e stoviglie. Per un lungo tratto abbiamo percorso il Big Sur, una delle strade a picco sull’oceano più spettacolari d’America, ma purtroppo il tempo non è stato dalla nostra perciò non abbiamo potuto godere appieno del panorama. Un paio di soste a Pedra Blanca e a Monterey ci hanno consentito di sgranchirci le gambe e rispettivamente di osservare una colonia di elefanti marini e passeggiare lungo le vie di una caratteristica cittadina nata come attracco per i pescherecci di sardine e divenuta poi capitale della California sotto il dominio sia spagnolo che messicano.

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