Green Tortoise (tartaruga verde). Questo è il nome della compagnia con cui ho prenotato il mio tour in U.S. Su suggerimento di Alba ho visitato il sito e quando ho visto il prezzo del “Wester Road Trip” non ho avuto un attimo di esitazione nel prenotare. Il tour prevedeva 7 giorni in giro per la California, visitando i parchi nazionali di Pinnacles e Joshua Tree, un salto in Nevada per una notte a Las Vegas, una deviazione in Arizona per una giornata nel Grand Canyon, il rientro in Caifornia sostando due giorni nella Death Valley e la risalita verso San Francisco lungo la West Coast, il tutto per una cifra di 535 U.S.$ comprensivo del 70% dei pasti, pernottamento ed ingresso ai parchi. A questo punto vi chiederete dove stava la fregatura. Nessuna fregatura. La ragione di un prezzo così basso era dovuta semplicemente al fatto che il requisito richiesto per potervi partecipare era la più totale e assoluta capacità di adattamento.
Cominciamo con il “pernottamento”. Non abbiamo trascorso nessuna notte in alberghi o ostelli, ma abbiamo dormito 4 notti sul bus (sfruttando così la notte per gli spostamenti) e due notti in campeggio. Il bus chiaramente non era un classico bus. Immaginatevi di salire le scale di accesso e di trovarvi di fronte il lungo corridoio di un classico bus. Ora avanzate di qualche passo e nel green tortoise bus, invece dei classici due sedili da parte e parte, vi trovate su ambo i lati due lunghe “cassapanche” imbottite e larghe come due sedili. A metà corridoio, sempre su ambo i lati, due tavoli rispettivamente con due panche. Sul fondo una superficie larga come tutto il bus interamente ricoperta da materassi dove pertanto non era possibile assumere una classica posizione seduta, ma dove ci si poteva sdraiare e ci si doveva spostare a gattoni per raggiungere il fondo. Non so se ho reso l’idea dell’interno del bus, comunque se qualcuno fosse curioso nel sito della “green tortoise tours” si può vedere un immagine 3D del bus. La sera, prima di metterci in viaggio avveniva quello che gli autisti chiamavano “the miracle”. Ossia i due tavoli e le quattro parche venivano trasformate in un triplo letto a castello e le due cassapanche nella parte anteriore diventavano un unico grande lettone. Tutto ciò che noi dovevamo fare era infilarci nei nostri sacchi a pelo, sdraiarci e “cercare” di dormire. Le due notti in “campeggio” non erano in realtà in un campeggio. Semplicemente il bus era fermo e noi avevamo la facoltà di scelta se dormire comunque sul bus o all’aperto, sull’erba. La prima notte in Joshua Tree non abbiamo avuto possibilità di scelta: faceva talmente freddo che tutti abbiamo dormito sul bus. La seconda notte, invece, nella Death Valley, il clima ci ha permesso di dormire all’aperto, sotto le stelle e per coincidenza, quella notte, ho aperto gli occhi e ho potuto vedere un coyote che passeggiava tranquillamente a un paio di metri da noi.
Per quanto riguarda i pasti, era nostro compito quello di preparare i pasti e lavare le stoviglie al termine. Il bus era ben equipaggiato con tavoli, fornelletto, ogni genere di stoviglia e di cibo. Eccovi una tipica giornata alimentare.
COLAZIONE. Gli autisti si occupavano di accedere il fornello e di scaldare l’acqua che sarebbe servita per il tè e il caffè, ma anche per il lavaggio delle mani e successivamente delle stoviglie. Nostro compito quotidiano era invece quello di tagliare la frutta per la macedonia (ananas, melone, uva,kiwi e altra frutta fresca) e altre attività che variavano in base al menu del giorno. La prima mattina infatti avevamo a disposizione yogurt, croissant e muffins. La seconda abbiamo tostato il pane farcito con uova e formaggio. Un’altra mattina abbiamo preparato toast francesi e altre due colazioni sono state a base di latte e svariati tipi di cereali. Inoltre tutti i giorni avevamo a disposizione Nutella, marmellata e burro d’arachidi.
PRANZO. Dopo aver consumato la colazione veniva il momento della preparazione del pranzo. Il pranzo consisteva sempre in sandwiches e frutta dato che a mezzogiorno ci trovavamo sempre nel bel mezzo di qualche passeggiata o escursione. A noi spettava preparare i piatti con gli affettati (di solito tacchino e roast-beef) e il formaggio, lavare l’insalata e tagliare le verdure per farcire il panino (pomodori, cetrioli, cipolle, avocado, ecc.). Dopodiché ci mettevamo in coda e uno alla volta farcivamo il nostro panino a piacimento . Inoltre avevamo a disposizione ogni giorno della frutta fresca e delle barrette di cereali.
CENA. La cena seguiva lo stesso iter degli altri pasti. Gli autisti decidevano il menu, il base alla spesa fatta in giornata, e noi cucinavamo. La dieta è stata prettamente vegetariana ma sempre molto varia: pasta con sugo di verdure e insalata mista; burritos; crema di pomodoro e purè (questa direi che è stata in assoluto la peggiore tra le cene) e pizza.
Al termine dei pasti si dovevano lavare e ritirare tutti gli utensili. Avevamo tre bacinelle: la prima con detersivo,la seconda solo con acqua per sciacquare e la terza con acqua e candeggina per disinfettare. Dovendo sostare spesso in zone desertiche avevamo a disposizione sul bus numerosi barili di acqua che dovevano riempire ogni qualvolta ci trovassimo in una zona con disponibilità di acqua potabile. Non abbiamo mai dovuto elemosinare l’acqua, anzi gli autisti ci ricordavano frequentemente l’importanza di bere molto per evitare la disidratazione, ma di certo non ci era concesso sprecarla.
Terzo punto non trascurabile, era la NON garanzia di poterci fare una doccia tutti i giorni. E così stato. La prima doccia (mai doccia fu così bramata e desiderata!!!!) è stata dopo 4 giorni, in un campeggio nel Gran Canyon.
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