Chiuso il capitolo “green tortoise” mi restava ora un’altra settimana a mia disposizione e nessun progetto ben definito in mente. Fondamentalmente le opzioni tra cui scegliere erano due: visitare le zone della California che con il tour non avevamo toccato (tipo L.A., San Diego, Palm Spring, Santa Barbara, ecc.) oppure rimanere a San Francisco visitando per bene la città e le zone limitrofe. Per molteplici ragioni la mia scelta è caduta sulla seconda opzione. Innanzi tutto la settimana in viaggio aveva lasciato alcuni postumi, in termini di stanchezza, non trascurabili e l’idea di ripartire sinceramente mi pesava. In secondo luogo stare a San Francisco avrebbe significato avere vitto e alloggio gratis e, dovendo scegliere tra investire dei soldi per viaggiare in California o per viaggiare in Australia, preferivo di gran lunga risparmiare per l’Oz. Infine va considerato il motivo di fondo e cioè che non ero assolutamente motivata a visitare la California. Non ho mai provato nessun desiderio o interesse nel visitare l’America, l’unica ragione del mio viaggio avrebbe dovuto essere rivedere mia sorella. Perciò, sfumata la ragione principale, questo mio viaggio è stato per certi versi “obbligato”. Così ho deciso di rimanere a casa di Alba e vedere giorno per giorno cosa la città mi poteva offrire.
Seguendo i suggerimenti di mia cugina e dotata di una mappa della città ho trascorso due o tre giorni semplicemente girando a piedi qua e la per la città. Ho passeggiato per le vie chiassose di Chinatown percorrendo all’andata Grant Avenue, la strada principale, prettamente turistica con negozi che vendono ogni sorta di cianfrusaglia, vasi, statue, gioielli e tutto ciò che anche da noi in Italia è possibile trovare “dai cinesi”. Al ritorno invece ho imboccato Stockton Street, una parallela di Grant Avenue, molto meno turistica ma proprio per questo molto più vera. Su ambo i lati della strada negozi di frutta, verdura, pesce e carne con anatre laccate appese ed esposte in vetrina e un brulichio di minute donne cinesi che facevano la spesa. Gli edifici erano tipicamente in stile orientale e i nomi delle vie, dei locali, dei negozi erano scritti in cinese ed in inglese. Camminando per le strade mi sembrava veramente di essere stata catapultata, tramite il teletrasporto, in un altro continente. Si potevano contare i “bianchi” in quella via e nell’aria si sentiva solo un gran vociare in cinese, tanto che avevo la sensazione di non riuscire a comunicare con quelle persone dato che non parlavo cinese. E’ stato come dimenticare per un paio d’ore di essere in America.
Sfidando la ripida salita di Hyde Street ho raggiunto la cima di Russian Hill, un elegante quartiere residenziale, il cui punto più famoso è Lombard Street, chiamata “la strada più tortuosa del mondo”. In origine era una delle strade più ripide della città con una pendenza del 27%. Per facilitarne la percorribilità vennero costruiti al suo interno 8 piccoli tornanti ornati da aiuole di ortensie. Poco distante da qui un’altra ripida collina, Telegraph Hill, offre una magnifica vista della baia. A fine giornata, per ricompensarmi delle mie lunghe camminate, mi sono concessa una mega coppa gelato a Ghirardelli Square. Un tempo questa era la sede di una grande fabbrica di cioccolato ora è un ampio centro commerciale con vari negozi in cui è possibile assaggiare la cioccolata che l’ha resa famosa.
Ovviamente non potevo farmi mancare le due classiche gite da turista: Alcatraz e Golden Gate Bridge.
L’accesso all’isola tramite il traghetto mi ha regalato una bellissima visuale della baia e dell’intera città. L’interno del penitenziario era visitabile usufruendo di un audio-guida in italiano. La voce nelle cuffie dava indicazioni sul percorso da seguire e forniva spiegazioni sulla storia e sulla vita all’interno del carcere. Inaspettatamente ho scoperto che la vita nel penitenziario non era così terribile come mi sarei immaginata. Non si racconta (o forse non lo si vuole raccontare?) di violenze o soprusi, semplicemente i detenuti dovevano rispettare le regole se volevano cibo e vestiario garantito ogni giorno. Ciò che invece maggiormente rendeva terribile il soggiorno ad Alcatraz era poter vedere “la vita” a poche centinaia di metri di distanza, laggiù nella city, poterne sentire i suoni e i rumori, e non poterla raggiungere.
Per raggiungere il Golden Gate Bidge invece, ho camminato lungo un bellissimo parco, chiamato Presidio, e da qui ho imboccato il tratto pedonale che dopo un’ora di cammino mi ha portato all’altro capo della baia.
Terminata la mia visita in città, Alba mi ha portato un po’ in giro per le zone limitrofe. Un pomeriggio siamo andate ad Half Moon Bay, poco più a sud di San Francisco e sulla via del ritorno ci siamo fermate in un campo di zucche per comprare la zucca per Hallowin. Con noi c’era Ginette, un’eccentrica signora di origini maltesi, amica di lunga data di Alba, che per l’occasione aveva indossato orecchini e bracciale a forma di zucca, una maglia con streghe e zucche e una borsa nello stesso stile.
Il giorno successivo siamo andate a Russian River, una località vicino a Napa Valley la principale zona vinicola della California. Mia cugina ha una casa in questa località dove trascorre i fine settimana e parte delle vacanza estive. All’andata ci siamo fermate in una cantina vinicola e per coincidenza stava per cominciare una visita guidata al suo interno, così ci siamo aggregate. Arrivate a Russian River mi è parso di trovarmi all’interno della favola di Cappuccetto Rosso o di Pollocino: una fitta foresta di altissime sequoie, la luce del sole che filtrava a fatica tra le fronde e qualche casetta di legno sparsa qua è là tra gli alberi.
L’ultimo fine settimana in California l’ho trascorso a casa di un’altra cugina, Arline, e di suo marito Ralph. Vivono nella East Bay, a circa un’ora di distanza da Glen Park, in una zona chiamata “Diablo”. E’ una bellissima zona residenziale, con bellissime ville nel tipico stile californiano e quella di mia cugina non faceva eccezione. Abbiamo fatto diverse cose in due giorni: visitato i dintorni di Diablo, cenato al glof club di cui Arline e Ralph sono membri, passeggiato per le vie frikkettone e hippy di Berkeley. Ma in assoluto la cosa più esilarante è stato andare a messa la Domenica mattina. Sì, avete capito bene. Mia cugina è molto credente perciò non mi data possibilità di scelta: Domenica mattina si va in chiesa!Potete immaginare il mio entusiasmo, essere in California e dover passare la Domenica mattina in chiesa!?!?!? E invece è stato un vero spasso!!! Innanzi tutto si trattava di una chiesa luterana, perciò cancellate dalla mente qualunque immagine legata alle nostre chiese cattoliche. Innanzitutto non si trattava di una classica chiesa, ma era un semplice locale con delle panche e un altare in centro. A presenziare la funzione c’erano un pastore e due donne (non so se si usa il termine “pastore” anche al femminile) con le stesse funzioni. Quella domenica l’omelia era incentrata sulla riforma della chiesa e il pastore ha chiesto a tutti i presenti di scrivere su un foglio di carta cosa secondo loro andava fatto per riformare la chiesa. Dopo di che ognuno si è diretto verso l’altare con il foglio tra le mani e, con chiodo e martello, ha appeso la propria proposta di cambiamento ad una porta finta che era stata precedentemente posizionata (con la cornice e il piedistallo, tipo quelle che si vedono a teatro).
Al termine dell’operazione una delle due donne si è seduta per terra, in mezzo all’altare, e ha chiamato a se tutti i bambini presenti. Parlando a tutti noi, ma rivolgendo la sua attenzione solo ai bambini attorno a sé, la donna-pastore ha cercato di far capire loro il significato dell’amore incondizionato di Dio con delle metafore e con un’arte oratoria davvero notevoli.
Un altro momento davvero particolare è stato poco prima della comunione. Tutti i presenti si sono presi per mano formando un’unica lunga catena e ognuno aveva l’opportunità di esprimere la propria opinione in merito a “Per cosa preghiamo oggi?” e in un secondo momento “Per cosa ringraziamo il Signore oggi?”. In quest’ultimo contesto mia cugina ha ringraziato il Signore per la mia presenza lì, in quel momento. Anche la consacrazione del pane e del vino è stata diversa dalla nostra. “Il pane spezzato” era veramente una grossa pagnotta e la comunione prevedeva un pezzetto di quel pane e un sorso di vino rosso.
Al termine della funzione il pastore mi ha pubblicamente ringraziato per la mia presenza tra di loro quel giorno e ci ha invitato a trattenerci più a lungo per il rinfresco nell’atrio antistante la chiesa.
Ad eccezione dei momenti di preghiera, tutta la funzione si è svolta in un clima di assoluta “leggerezza”, tutti potevano parlare, ridere, fare battute senza quel clima di austerità e serietà che caratterizza le nostre messe. Non ho nessuna nozione in termini di chiesa luterana, non so in cosa credano di preciso e su quali principi si basi, ma se dovessi mai decidere di frequentare una chiesa, questa potrebbe essere sicuramente una possibile alternativa.
Lunedì mattina, ho aperto gli occhi e il mio primo pensiero è stato: oggi si torna a casa!!!!! So che può sembrare assurdo essere in vacanza, in California, e non veder l’ora di andarsene, ma Sydney mi è mancata da morire in quelle due settimane. Soprattutto la seconda settimana facevo il conto alla rovescia dei giorni che mi mancavano al mio rientro e quando sono arrivata all’aeroporto di Sydney e un’enorme cartello diceva “Welcome in Sydney, welcome at home” un enorme sorriso mi è apparso sul volto e una gioia inspiegabile mi è esplosa dentro. Finalmente a casa.
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1 commento:
Non posso far altro che ringraziarti...Inutile aggiungere di più a questo viaggio per me "virtuale" ma per assurdo molto più vero di quanto un essere umano possa immaginare...Grazie di cuore.
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